Rajoy, cattolico pro aborto

Non toccherà la legge, dice sì alla fecondazione eterologa. Contrario alle nozze gay, accetta le coppie di fatto. Ritratto dello sfidante di Zapatero.

Da Panorama di questa settimana

Cattolico ma favorevole all’aborto, promotore di una legge sulle coppie di fatto ma contrario alle nozze gay volute dal premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero (contro cui ha presentato ricorso al tribunale costituzionale, ma solo perché aveva usato il termine matrimonio).
Presidente dei popolari di centro- destra però, assicura, «difensore dei postulati del socialismo classico, al contrario di Zapatero». Non potrebbe essere più sorprendente Mariano Rajoy, il candidato del Pp alle elezioni politiche del 9 marzo che sta recuperando terreno: secondo l’ultimo sondaggio Cife, il distacco con Zapatero si è assottigliato a un punto e mezzo.
In politica dal 1977, galiziano di Santiago de Compostela, notaio figlio di magistrati, sposato e padre di due bimbi, Rajoy, 52 anni, ha percorso tutte le tappe possibili nei popolari. Deputato dall’81, durante i governi dell’ex premier popolare José Maria Aznar è stato ministro della Pubblica amministrazione, della Cultura, dell’interno, della Presidenza e portavoce del governo, primo vicepremier. Nel 2003 Aznar l’ha nominato a sorpresa suo successore. Alle politiche di 4 anni fa lo davano come sicuro premier. Ma, anche grazie all’attentato di Al Qaeda a Madrid dell’11 marzo 2004 (191 morti), Zepatero riuscì a batterlo.
Enigmatico come molti galiziani, grande amante della bicicletta (è stato commentatore radiofonico del Giro di di Spagna), dei sigari e delle buona tavola, Rajoy non è mai stato considerato un leader (l’hanno definito «uomo per tutte le stagioni»), in compenso è nato con la camicia. Nel ‘79 correva io auto e finì in un burrone. Salvò la pelle, ma la folta barba na sconde i segni di profonde ferite che, come lui stesso ricorda, «mi hanno letteralmente fatto a pezzi la faccia». E col 2005, quando il suo elicottero precipitò da un’altezza di 10 metri, rimase illeso.
Zapatero l’ha battezzato il «Senor no» per la sua radicale opposizione a tutte le iniziative governative, dalle negoziazioni fallite con l’Era allo statuto speciale catalano. Look trascurato l’hanno fotografato con enormi buchi nei calzini), quasi sempre così serio da essere paragonato a un ritratto di El Greco, pessimo oratore (per colpa dell’incidente d’auto), nemico del trucco, il leader del Pp spiega che le ragioni per votarlo «La Spagna ha bisogno di un galiziano, una persona prudente e con buon senso».
Oggetto di molte chiacchiere la sua sessualità. Federico Jiméne Losantos, ascoltato opinion maker della radio dei vescovi Cope, io chiama Maricomplejines, femminuccia piena di complessi. L’ex vice premier socialista Alfonso Guerra l’ha bollato «marposon» (gay, in slang). Zero, la bibbia omosessuale, pontifica:
«sulla sua sessualità volano più che sospetti». Rajoy snobba le accuse, ma diventa feroce con chi gli vuole fare le scarpe se perde. Nella fattispecie, con il sindaco di Madrid Alberto Ruiz Gallardon: Rajoy lo ha escluso delle liste della camera, benché fosse il politico preferito dagli elettori popolari.
L’ultima sparata, dopo una nota della conferenza episcopale in cui si difendeva il «diritto alla vita», è stata clamorosa: «Non siamo il partito dei vescovi. Se vinco non toccherò la legge sull’aborto» ha tuonato Rajoy, che è favorevole ella fecondazione assistita (eterologa e per i single), alla sperimentazione sugli embrioni e al divorzio lampo. E pensare che ha portato la famiglia dal Papa in visita privata

Di Gian Antonio Orighi


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