Il ‘forcing’ della Chiesa e i politici subordinati

Intervista a Benedetto Della Vedova, di Elisa Borghi, dall’Opinione del 6 gennaio 2008

“Mai come ora si è visto un proliferare di attenzione verso sentimenti o valori ispirati o attribuiti alla chiesa cattolica” scriveva Dario Rivolta sul nostro giornale martedì. Il deputato azzurro si riferiva al sorgere di una serie di correnti politiche e di pensiero, dai teodem ai teocon agli atei-devoti, che si sono inseriti con prepotenza nel dibattito culturale del Paese, cercando di influenzarne la legislazione con istanze che si rifanno ai valori cattolici. La discussione di temi eticamente sensibili, dall’aborto all’eutanasia, oggi sembra dover tener conto, o per lo meno ascoltare molto attentamente, quanto dice il Vaticano. Ne parliamo con Benedetto della Vedova, deputato di Forza Italia.

Ritiene che in questo periodo storico le ingerenze della Chiesa Cattolica nella vita politica e sociale dello Stato italiano siano particolarmente marcate?
Io credo che la Chiesa oggi stia facendo quello che per molti aspetti ha sempre fatto, cioé incalza i politici, cattolici e non solo, rispetto alle istanze che più stanno a cuore alle gerarchie ecclesiastiche. In questa fase è in atto un “forcing”, si fanno delle pressioni, quello che bisogna valutare è come i politici si pongono di fronte a questo “forcing”, se in modo dialettico, o se in modo intellettualmente e politicamente subordinato alla Chiesa. Nell’essere subordinati sta quello che io giudico uno sbaglio. I politici liberali non dovrebbero cadere nell’errore di demonizzare le posizioni espresse della Chiesa. Ci sono tutti gli elementi per entrare nel merito delle varie questioni e dare risposte diverse.

Un esempio legato all’attualità?
Sulla questione dell’aborto, i legislatori devono dire sì o no alla normativa che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza. All’interno di questa poi si può intervenire, si possono fare delle modifiche. Io non considero la legge 194 un tabù. Se ne può discutere come di qualsiasi altra legge. Il punto, al di là delle convinzioni di fondo di ciascuno, è se una normativa che rende legale l’aborto vada mantenuta oppure no. È questo l’interrogativo che i politici devono porsi. Purtroppo molti di loro su questi temi ragionano in termini astratti. Personalmente, sono disposto a riconsiderare la 194 ma se l’obbiettivo di quelli che vogliono discuterne è cancellarla dico no. Penso che ci siano eccellenti ragioni per ritenere che una legislazione che riconduce il fenomeno dell’aborto entro la legalità e ne regolamenta la pratica debba essere mantenuta.

Cosa pensa dell’appello “per la laicità” firmato da 1500 docenti della Sapienza?
Non capisco il senso di quell’appello. Bisogna comprendere che certe scelte si fanno giorno per giorno dal punto di vista politico. E’ su quel terreno che si misura la capacità dei politici di mantenere una visione autonoma da quella della chiesa, non cercando di mettere a tacere il Vaticano. Credo inoltre che il centro destra debba caratterizzarsi come uno schieramento che si fa forte di una varietà di posizioni sui temi eticamente sensibili, perché sono convinto che in quell’elettorato siano presenti posizioni diverse sui questi temi.

Aldo Schiavone su Repubblica ieri sosteneva che l’Italia è un paese debole che si affida al Vaticano per colmare le proprie lacune.
Non credo che la politica italiana sia così debole. In un futuro in cui mi auguro che vinca il centro destra, si dimostrerà che la crisi di questi anni è stata per molte ragioni la crisi del centrosinistra. La politica deve avere la capacità di esprimere il governo del Paese, deve avere la capacità e la forza di proporre dei progetti di governo che non possono essere quelli spirituali e religiosi della chiesa cattolica. Ma non penso nemmeno che la volontà della Chiesa sia quella di occuparsi del governo dell’Italia.

Gli integralismi si evitano confinando rigidamente Chiesa e Stato dentro i propri confini?
Non mi stupisce il protagonismo delle gerarchie ecclesiastiche e non lo reputo una cosa di per sè negativa. Nella storia italiana è piuttosto un fatto. È un elemento di dialettica e di confronto che diventa dannoso solo quando viene assunto come un dato da cui non si può prescindere, allora diventa un problema della politica. Credo che ci siano buone ragioni per fare delle scelte, sul piano normativo, diverse da quelle che promuove il Vaticano. Inoltre anche all’interno della comunità cristiana ci sono posizioni diverse da quelle espresse dalla chiesa o quantomeno c’è un’idea che alcune posizione della chiesa non debbano diventare leggi dello stato.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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