Philosoffrendo: quando i diritti violati vanno a teatro

L'immagine “http://www.laboratorioscaldasole.com/foto%20g&f_picc.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Di Manuel Antonini

Non capita spesso nel panorama teatrale milanese di vedere rappresentazioni che parlano di diritti umani. Lo spettacolo teatrale Philosoffrendo, allestito da ITAI Doshin Dance and Theatre Company, presentato sabato 26 gennaio alla Fabbrica del Vapore di Milano, fa difetto a questa usanza. Attraverso il linguaggio metaforico della danza e del teatro, infatti, lo scrittore e regista nigeriano Alfie Nize ha cercato di riprodurre in tre atti un discorso artistico sui diritti violati e sull’assurda logica che si cela dietro ogni conflitto militare, in particolare negli scontri che dilaniano il continente africano. Come in Somalia, quando durante il conflitto civile fu siglata una tregua per aprire un varco agli aiuti internazionali e poi riprendere con la violenza.

Infatti, “a che servono i fucili, se la gente muore di fame?” Questo, almeno, è la riflessione cruda e senza vie d’uscita che ci pone di fronte la messa in scena, quando l’uomo moderno, interpretato da Germano Lanzoni, sospeso fra cinismo e crisi di coscienza si interroga su se stesso e sul mondo che ha creato.
La struttura narrativa si discosta dalle rappresentazioni teatrali classiche: nei tre atti si svolge un dialogo ogni volta interrotto, per essere sempre poi ripreso nelle successive scene, attraverso nuovi punti di vista e nuove sfumature. Tra le particolarità della rappresentazione la figura di Lizzie, interpretata dalla ballerina e coreografa Britta Oling, che altro non è che una lucertola che sotto il “caldo sole africano” osserva, come spettatrice, le avventure e disavventure dell’essere umano rappresentate sul palco. La lucertola Lizzie è l’espediente per guardare l’umanità dal di fuori e poter argomentare e filosofare su di essa perché senza pregiudizi. Con Lizzie, infatti, entra in scena l’innocenza che è tale perché non indaga, perché non pone domande ma afferma la necessità e la volontà dei diritti.

La sua presenza con movenze placide e quiete è il punto di tensione che concentra gli sguardi del pubblico e le domande degli attori che si avvicendano sul palco. Domande senza risposte che rinviano sempre a Lizzie. E mentre noi la seguiamo nel suo girovagare, Lizzie non fornisce alcun responso perchè, alla fine, non è lei che deve rispondere.

Lo spettacolo, di certo un tentativo ambizioso e profondo di fare filosofia attraverso le arti espressive, mischia coreografie di danze moderne su ritmi di musiche d’impatto con monologhi e dialoghi, a volte volutamente retorici, altre più ingenui e vulnerabili. L’effetto finale è una riflessione ben riuscita sull’essere umano e sulle sue logiche di dominio in quanto, sebbene a volte Nize non lesini nel testo prese di posizione chiare, la messa in scena lascia il pubblico uscire in patio con più domande che risposte. Risposte che solo la riflessione di ognuno di noi può contribuire a trovare, mentre Lizzie, instacabile e senza posa, ci osserva.  


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