Il giorno della memoria

http://ale1980italy.files.wordpress.com/2007/06/ebrei.jpg Di Maria Rosaria Acireale e Massimo Messina

Il 27 gennaio sarà il Giorno della Memoria, istituito per volontà del Presidente della Repubblica Ciampi. È stato scelto questo giorno poiché la liberazione dei deportati ad Auschwitz avvenne in tale data, nel 1945, da parte dell’esercito sovietico.
I versi della poesia Shemà, riportati qui di seguito, introducono il libro "Se questo è un uomo" di Primo Levi. In questo libro ed in altri suoi scritti, Levi esprime con forza il dovere della testimonianza che, come ex deportato ad Auschwitz, sentiva con forza, e il dovere della memoria, che adesso è anche nostro. “Shemà”, in ebraico, significa “ascolta”, ed è parafrasi della preghiera più conosciuta della fede israelita, contenuta nella Bibbia (Deuteronomio 6,4-7). “Ascolta” nel senso di “devi ascoltare!”: abbiamo il dovere di ascoltare e ricordare.
Coloro che vissero la tragica esperienza dei campi di sterminio fra pochi anni, per motivi anagrafici, non saranno più tra noi. Il Giorno della Memoria diviene sempre più un’occasione per impegnarsi affinché lo sterminio pianificato di un intero popolo non debba mai più ripetersi e per battersi con energia affinché ogni genocidio sia impedito. L’unicità dello sterminio degli ebrei (in ebraico Shoà) è un fatto, ma il Giorno della Memoria deve servire anche come monito affinché noi possiamo aprire gli occhi su tutti i genocidi contemporanei, e ci alziamo in piedi per batterci contro di essi. Bisogna battersi contro ogni tipo di razzismo e mai più gli esseri umani siano distinti in razze. Come affermava Albert Einstein, “esiste soltanto una razza, la razza umana”.
Nell’estate del 1942 i tedeschi decisero la “soluzione finale”, cioè lo sterminio sistematico dell’intero popolo ebraico. Oltre agli ebrei, furono deportati e sterminati i “diversi”: malati di mente, zingari, omosessuali, testimoni di Geova, criminali comuni e oppositori del regime (comunisti, libertari e così via). Quanti si indignavano quando il vicino di casa, il collega, l’amico spariva dalla circolazione? Quando intere famiglie di ebrei erano evacuate dalle loro case, caricate su vagoni-bestiame e private di tutto ciò che possedevano?
Quanti sentivano la propria coscienza ribellarsi? Forse la paura era più forte di qualsiasi altro sentimento?

Le responsabilità italiane
Non soltanto la Germania ebbe responsabilità del genocidio. L’Italia fascista fu il maggiore alleato del regime nazista ed ebbe grandi responsabilità per quanto riguarda il genocidio degli ebrei. Nel 1938 le “leggi per la difesa della razza” furono la manifestazione giuridica di una politica dichiaratamente antiebraica. In seguito a ciò gli insegnanti ebrei persero la cattedra, tutti i ragazzi giudei furono cacciati fuori dalla scuola pubblica, a molti commercianti fu bruciato il negozio. La rivista "La difesa della razza" di Interlandi e Giorgio Almirante, dal 1938, propagandò l’odio razziale e antisemita. Vi furono persone che si macchiarono della grandissima colpa di denunciare anonimamente intere famiglie di ebrei e farle deportare nei campi di sterminio. Ci chiediamo se tali responsabili hanno ripensato a tali fatti con sentimenti di ravvedimento.


I “giusti tra le nazioni”

Bisogna anche ricordare che vi furono alcune persone che aiutarono molti ebrei a salvarsi. Essi hanno ricevuto il titolo dallo Stato di Israele di “giusti tra le nazioni”. Uomini come Schindler, Palatucci e Perlasca dimostrarono al mondo che la dignità umana poteva ancora esistere, anche a costo di pagare con la propria vita.
Palatucci, infatti, morì in un campo di sterminio nazista, dopo aver salvato migliaia di ebrei da tale tragica sorte. Si dice giustamente di lui che amò il suo prossimo non come sé stesso, ma più di sé stesso.
Bisogna augurarsi che mai più accada che l’uomo sia degradato e disprezzato come è accaduto con la Shoà e che la società futura porti pace e armonia fra tutti i popoli del mondo.

Shemà
Ascolta
(di Primo Levi, 10 gennaio 1946)

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


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