Considerazioni inattuali e le parole «blu» e «rosse»

L'immagine “http://www.ilnostrotempo.it/drupal/files/ratzinger.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Di Luigi Pavone

Una recensione di «Spe salvi», la seconda enciclica di Benedetto XVI

«Spe salvi» è la seconda enciclica di Ratzinger. Il temi affrontati sono quelli della speranza cristiana e della fede come argomento della speranza, ma potrebbero anche essere quelli della infinità di Dio e della libertà dell’uomo (in modo intercambiabile), o quelli della bontà di Dio e della responsabilità del dolore, della verità di Dio e della «bellezza» (o Bellezza, con la maiuscola) del dolore, etc. Come vedremo, i riferimenti a Francesco Bacone, a Carlo Marx e alla scuola di Francoforte sono funzionali alla difesa di una concezione «rinascimentale» (anti-progressista) del mondo e della storia. Dovremmo mettere da parte le nostre pur ragionevoli obiezioni alla filosofia della storia e immergerci in reificazioni storiografiche di valori e disvalori. Questo sacrificio che chiedo ai lettori sarà ricompensato alla fine con un giochino sulle parole «blu» e quelle «rosse». Comunque non prendiamola troppo alla leggera. L’enciclica contiene un implicito attacco alla nostra libertà di autodeterminazione nella malattia e nel dolore. È sottinteso il messaggio sia contro l’eutanasia sia – cosa molto più sgradevole – contro un suo possibile disciplinamento legislativo. Contro l’eutanasia: «Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore» (§ 37). Contro legislazioni sulla eutanasia: «Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana» (§ 38).

È una tesi sostenuta in lungo e in largo quella secondo la quale le origini dei mali dell’uomo contemporaneo sono da rintracciare nell’epoca moderna. Autori moderni sono, come anticipato, Francesco Bacone e Carlo Marx. Entrambi responsabili di un trasformazione della fede cristiana nella direzione di una secolarizzazione dei fini ultimi dell’uomo, rispettivamente all’insegna della scienza e della politica. Il metodo sperimentale sostituirebbe la grazia divina restituendo all’uomo il dominio sulla natura conferitogli da Dio e poi perduto col peccato originale. Ecco dunque il nuovo fine ultimo: «la vittoria dell’arte sulla natura». Ecco dunque una nuova speranza. La società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione sostituirebbe il regno di Dio eleggendo la politica a luogo privilegiato della speranza umana. E la secolarizzazione dei fini ultimi dell’uomo e della speranza ad essi correlata ha un nome: è la fede nel progresso. Ma l’idea di progresso che Ratzinger ritiene come il principale nemico della Chiesa e della fede cristiana non è più attuale. Il nemico contro cui la Chiesa dovrebbe combattere – invece di flirtare con esso – sono le forme di nichilismo dal volto magnanimo che lungi dal rimpiazzare la fede e la speranza cristiane, le diminuiscono. Proprio per questo le analisi di Ratzinger del rapporto tra cristianesimo e cultura laica contemporanea non colgono nel segno. Sono inattuali.

Nella enciclica Ratzinger fa ripetutamente riferimento ad una «situazione essenziale dell’uomo» (esiste qualcosa del genere?) la quale suggerirebbe un atteggiamento diverso nei confronti del futuro e della speranza aperto al trascendente. Poi precisa: «Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa vita ci è negato, dell’immortalità dell’amore che attendiamo, è certamente un motivo importante per credere che l’uomo sia fatto per l’eternità; ma solo in collegamento con l’impossibilità che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola, diviene pienamente convincente la necessità del ritorno di Cristo e della nuova vita» (§ 43, corsivo nostro). Questa impossibilità metafisica – la quale giustificherebbe finanche la risurrezione dei corpi (sic) – resta qualcosa di soltanto enunciato. Una presupposizione simile Hegel e Marx ponevano a fondamento della loro dialettica.

Ho esordito affermando che i temi affrontati dall’enciclica sono più di uno, anzi sono potenzialmente infiniti. È il giochino delle parole «blu» e di quelle «rosse». Consideriamo uno qualunque degli enunciati formulati da Ratzinger nei momenti più teologici, nei momenti in cui parla delle cose sperate. P. es. (con qualche piccola modifica): «l’eternità è un momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità» (§ 12). Dopo aver approntato una lista delle parole «blu» (immaginiamo il blu del cielo) e delle parole «rosse» (immaginiamo il rosso del fuoco infernale), utilizzando l’enunciato matrice sopra formulato, proviamo a produrre nuovi enunciati dal significato trascendente e profondo (una vera e propria sfida alle nostre umane facoltà cognitive): 1) Dio è un momento colmo di felicità infinita, in cui la verità dell’essere ci abbraccia e noi abbracciamo la verità dell’essere; 2) L’infinità di Dio è Totalità colma di felicità infinita, in cui la verità dell’essere ci redime e noi siamo per l’insieme (e, precisiamolo, l’insieme è per noi); etc. Per le parole rosse ci viene in soccorso la negazione. Proviamo: 3) La verità dell’essere (Cristo) ricade infinitamente su sé stessa e proprio per questo in essa (in Cristo), l’angoscia e totalità del dolore sono eternamente oltrepassati (ecco la negazione!). Provate ad arricchire il vocabolario delle parole blu e rosse (consiglio di pescare nel lessico della psicologia o anche del senso comune) e allungate la lista degli enunciati teologici; con un po’ di esercizio quotidiano e un po’ di fortuna diventerete dei bravi e glorificati teologi! È sorprendente come pensieri dalla complessità inferiore a «Roma si trova tra Milano e Napoli» trovino tanti estimatori. Gli enunciati che spendiamo nella nostra vita quotidiana per comunicare ai nostri simili dove esattamente ci troviamo (quando p. es. prendiamo un appuntamento) o quali sono i nostri desideri richiedono procedure cognitive più sofisticate rispetto a quelle che si richiedono nel gioco delle parole «blu» e «rosse».
 


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