Beppe Grillo e la strategia del monologo

Da L’Espresso del 18 gennaio 2008

Dice di essere ignorato dai media ma in realtà è lui che scappa. Dopo il rifiuto di rilasciare un’intervista a L’espresso sono emersi altri quattro episodi in cui il comico genovese si sarebbe negato al confronto

A sentire lui, i giornali lo ignorano perché ne hanno paura. Paura delle sue battaglie, delle verità che snocciola ogni giorno sul suo blog. Paura che sarebbe cresciuta di molto dopo l’annuncio del prossimo V-Day (il 25 aprile) contro «la vera casta italiana», stampa e tivù appunto. Quando però L’espresso gli ha proposto quattro pagine di intervista proprio sul tema dell’informazione, lui, Beppe Grillo, è scappato. Prima imponendo domande scritte via mail, poi rifiutandosi di rispondere anche a quelle e definendole «offensive». Il giornalista che gliele aveva inviate, Alessandro Gilioli, nel suo blog ha raccontato il tutto, riportando anche le domande in questione e sollevando una valanga di reazioni di ogni tipo nella Rete italiana.

Ma nella marea di commenti suscitati dalla mancata intervista sono emersi anche storie ed episodi che consentono di gettare una luce nuova sul rapporto tra il comico-guru genovese e i media. Come quanto capitato a Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria: tre studiosi che hanno seguito Grillo per due anni, tra spettacoli e appuntamenti col suo staff, per scrivere un libro. Primo saggio “crossmediale” sul fenomeno Grillo, dal titolo profetico: “Chi ha paura di Beppe Grillo?”. Editore: Longanesi, data di uscita prevista: maggio 2007. Contratto stipulato, copie prenotate in libreria. Poi lo stop: Beppe Grillo diffida dal pubblicare il libro. Dopo il V-Day seguono ulteriori mesi di lavoro: il libro viene riaggiornato per Longanesi. Che decide, per la seconda volta, di non pubblicarlo. A tutt’oggi il volume non ha trovato un editore disponibile a pubblicarlo. Una storia che richiama quella di “Grillo da ridere (per non piangere)”, che Kaos Edizioni mandò in libreria nel 2003.
«Il libro riportava suoi brani, imprescindibili per raccontarlo. Nonostante fosse una biografia tutt’altro che critica verso Grillo, lui ne chiese e ottenne il sequestro», racconta il curatore Lorenzo Ruggiero. «Questa è censura», denuncia Fleischner, docente di Nuovi media alla Statale di Milano. «Quello che ci è successo è incredibile», aggiunge Targia, caporedattore di Radio Radicale: «Bloccare i libri è una cosa odiosa».

Del soliloquio, del resto, Grillo ha fatto una scelta stilistica. «Sono un monologhista», ha detto a Gilioli per spiegare il suo rifiuto. Citava l’amico di sempre Antonio Ricci, che alla presentazione dell’edizione numero venti di “Striscia la notizia” aveva usato lo stesso termine: «Grillo in politica? No, assolutamente. Lui è un monologhista, un attaccante, un centravanti di sfondamento mentre la politica è un mondo fatto di sfumature, di grigi. Dirò di più: se Grillo comincia ad abbandonare i monologhi per iniziare ad argomentare perde». Meglio allora una parola sola: vaffanculo.

Risuona ancora nel Web il monomaniacale invito rivolto al giuslavorista Pietro Ichino, reo di averlo sfidato a un contraddittorio sulla legge Biagi. «Nell’agosto scorso Grillo sostanzialmente rifiutò il mio invito a un confronto pubblico: disse che era disponibile a confrontarsi con me se io fossi andato a Bologna l’8 settembre per il “Vaffa-day”; ma quella non poteva essere, evidentemente, un’occasione di confronto pacato, sereno e paritario», racconta Ichino: «So che Bruno Vespa invitò lui e me a incontrarci a “Porta a Porta”, ma Grillo rifiutò anche quello».

La strategia monologhista è anche monomediale, cioè viaggia solo su Internet. Dove si sfogano – sul suo sito e altrove – anche i suoi seguaci. Non sempre in modo pacato: «Avevo pubblicato un commento al Vaffa-day: ragionavo, più che su Grillo, sulla politica debole, incapace di fornire risposte», racconta Andrea Romano, editorialista della “Stampa”, che ha sperimentato «la sensazione di affacciarsi su un pentolone che ribolle soprattutto di intolleranza»: «I commenti che arrivarono sul mio blog furono tantissimi, pieni di allusioni sessuali, offensivi anche in modo bizzarro. Decisi di pubblicarli tutti, anche i più osceni, perché raccontavano un fenomeno interessante: un mondo permeato dal culto della personalità. E da irresponsabilità nei toni».

Da Grillo, monotono nell’arte del negarsi e dirsi estraneo ai media presi di mira, neppure una virgola. Secondo il cliché: «Prima mi ha detto di sì, poi mi ha rimbalzato all’ufficio stampa, dopo mi ha chiesto di ritelefonare, alla fine non ha accettato l’intervista», racconta Silvio Gulizia, caporedattore di “Metro”. «Beppe Grillo dice di no alle interviste perché ha bisogno dei suoi suggeritori», aggiunge Fleischner. Che sottolinea lo stile per niente uniforme della sua scrittura in Rete: «Ho letto per mesi e mesi il suo blog. Dall’uso degli aggettivi, della punteggiatura, dalla retorica del testo e dal livello di aggressività sono ben distinguibili almeno quattro ghostwriter. Che scrivono discorsi ben documentati». Ma in differita: «Non c’è mai una risposta diretta. Grillo usa il blog come un palcoscenico». Sottrarsi al confronto però non è una strategia, assicurano dallo Studio Casaleggio, che cura il blog. «Lui dialoga coi fatti. Legge tutto. E risponde nei post successivi», dice Gianroberto Casaleggio, il presidente, che molti indicano come il vero ideatore dei V-Day: «L’idea del V-Day è di quelli che hanno seguito il blog e lo hanno animato. I testi di Grillo sono di suo pugno in senso lato: se non può scriverli, qualcuno lo fa al posto suo, ma lui li approva prima che siano pubblicati». Mette il bollino blu. E il monologhismo è salvo.

di Sabina Minardi

Fonte audio Radioradicale.itCC 2.5 ITA


Comments are closed.