Il radicale Della Vedova perde il pelo ma non il vizio della furbizia morale

da Il Foglio del 24 febbraio 2008, rubrica delle lettere all’Elefantino

La lettera di Benedetto Della Vedova
Al Direttore – Nella lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite che “traduce” la sua proposta di moratoria c’è, come aveva annunciato, l’emendamento all’art. 3 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, per riconoscere il diritto alla vita “dal concepimento fino alla morte naturale”. Manca, invece, l’emendamento che dovrebbe, per stare alle sue prime intenzioni, impedire che la moratoria sull’aborto divenga una radicale messa in mora della regolamentazione legale delle interruzioni volontarie di gravidanza facendo i conti con quel “rifiuto della maternità che incombe sul soggetto femminile come un problema millenario” (il Foglio, 5 gennaio). Di questo secondo e complementare emendamento, che lei aveva così formulato: “il diritto alla vita del concepito deve essere sempre bilanciato con il diritto alla salute fisica e psichica della madre”, nella sua proposta di lettera a Ban Ki-Moon non c’è traccia. A ragione veduta: se l’aborto è davvero un omicidio che può essere giuridicamente tollerato, in via di eccezione, solo alla stregua di quello per “legittima difesa”, tutte le legislazioni “abortiste” dell’occidente liberale (per non parlare delle altre) ne travisano o contraddicono l’eccezionalità e quindi non possono trovare spazio nello schema politico-morale della moratoria. Peraltro, lo stesso riferimento alla salute fisica e psichica della donna rimanda (al di là della sua testualità) ad un refrain che un orecchio allenato percepisce immediatamente come “abortista”.
Insomma, se si accettano le premesse del suo discorso (come le ho già scritto in una lunga lettera che ha avuto la gentilezza di pubblicare), non è solo la società, ma anche la legge ad essere “abortista”: entrambe espongono il concepito in gestazione all’omicidio sentenziato dalla madre.
In questa forma, la moratoria sull’aborto diventa una cosa forse meno condivisibile – per me, come immagina, ancora meno condivisibile-, ma molto più chiara e coerente. Come la moratoria sulla pena di morte è la richiesta di sospendere le esecuzioni legalmente disposte, così la moratoria sull’aborto è la richiesta di sospendere “l’esecuzione dei concepiti” attraverso la sospensione delle norme che questa esecuzione consentono. Sull’aborto, in sede normativa, non si può essere insieme al 100% pro life e al 100% pro choice.
Questa “aritmetica” morale non le piacerà, ma alla fine anche lei ci sta facendo i conti.

La risposta di Giuliano Ferrara
Se l’aritmetica morale fosse una scienza, staremmo freschi. La sua aritmetica scientifica comunque è questa: siccome l’aborto è un omicidio, ma non lo si può di certo imputare a chi abortisce, bisogna dire che non è un omicidio. Nemmeno un sofista di strada sarebbe stato capace di un teorema morale così stupidamente atroce. Se mi consente, nella lettera all’Onu c’è la variante principiale, cioè la tutela della maternità e della vita dall’obbligo di stato di abortire e dall’indifferenza di stato di fronte all’aborto. Su questo non la vedo sensibile, lei non mi propone altre varianti. Da furbetto radicale lei usa il mio emendamento bis per invalidare l’altro, che è la clausola anti aborto clandestino e contrario alla persecuzione penale, che confermo e userò al momento opportuno. Aspetto sempre che lei mi dica qualcosa di serio, diretto e non indulgente intorno al miliardo di aborti in trent’anni e ai cinquanta milioni di aborti annui. Aspetto che, invece di cavillare da avvocaticchio, lei legga Marquard.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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