Il diritto al dissenso

Di Vincenzo Vitulli

Claudio Magris nel suo editoriale sul Corriere della Sera del 20/01/2008 sembra non tener conto del significato politico della protesta di una parte dei professori e degli studenti dell’Università La Sapienza nei riguardi dell’invito fatto al Pontefice di inaugurare l’anno accademico. Il significato invece appare evidente se si considera l’episodio nel contesto politico e nella situazione storica in cui si è svolto. La situazione storica è quella di una Chiesa alla riscossa nella rivendicazione di un ruolo pubblico della religione mediante una strategia sapiente che si rivolge in due direzioni: la conquista delle coscienze mediante una costante presenza sui mezzi di comunicazione di massa e la penetrazione delle Istituzioni mediante la sottomissione delle classi politiche. La prima può dirsi in fase avanzata se è vero che sul muro della metropolitana di Roma alla fermata di Colli Albani, “spazio editoriale” riservato in genere ai tifosi di Roma e Lazio, è apparsa la scritta “abbasso la dittatura del relativismo”. Se una teoria filosofica del Papa è pervenuta a chi imbratta i muri, ciò significa che siamo agli inizi di un’autentica rivoluzione culturale. La seconda è cosa fatta se si assiste al consueto spettacolo dei vertici delle nostre Istituzioni “sempre disposti all’obbedienza” di fronte alle gerarchie ecclesiastiche come il povero Don Abbondio di fronte a Don Rodrigo. Nei riguardi di un preciso progetto politico assistiamo così ad una serie di atti di sottomissione fra i quali è certamente da inquadrarsi l’infelice invito fatto al Pontefice dal rettore dell’università. Se si considera che l’inaugurazione dell’anno accademico è una cerimonia con un forte carattere simbolico e quindi politico, l’invito è apparso come una ennesima prova della subordinazione delle Istituzioni alla strategia della Chiesa e ciò da parte di un soggetto prestigioso che ha nel principio dell’autonomia, anche simbolica, la sua ragione sociale. Contro questo atto di sottomissione si è rivolta, allora, la protesta dei professori e degli studenti in nome del fondamentale diritto al dissenso che è un’espressione della libertà di pensiero come sosteneva Salvemini quando scriveva: “Fondamentalmente la libertà è il diritto dei cittadini di dissentire”. La protesta ha pertanto questo unico significato politico senza alcun processo alle posizioni culturali e religiose del Papa, senza alcuna finalità di bavaglio alle idee. A questo punto è scattato il lavoro “sporco” da parte di quelli che Rigoletto definiva “cortigiani vil razza dannata” che è consistito in questo: spacciare per intolleranza laicista (non laica) anticlericale il sacrosanto diritto al dissenso. Tutto si è svolto alla luce della più completa disonestà intellettuale dalla menzogna del “bavaglio al Papa” fino al comico sospetto di una macchinazione del demonio adombrata da Radio Maria. Una storia di autentici magliari fra i quali faceva spicco un folto stuolo di “intellettuali laici” e di “atei devoti” animati di sacro sdegno per la laicità offesa del Papa. La chiesa ha lasciato fare ed è poi passata all’incasso con l’invito del Cardinale Ruini a Piazza San Pietro all’angelus del 20 gennaio il quale è stato espressamente vietato ai Radicali. Amen


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