Caffarra, i laici e il peso delle parole

L'immagine “http://img63.imageshack.us/img63/5820/88226fir9.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.di Sofia Ventura dal Corriere di Bologna del 19 gennaio 2008

Il cardinale Caffarra, con il suo stile diretto, è intervenuto duramente sulla vicenda de La Sapienza. Non c’è dubbio che l’impedire la visita del Papa sia stato un odioso atto di prevaricazione. Tuttavia, alcune frasi della nota con cui il cardinale ha espresso la sua condanna dell’episodio, destano qualche perplessità. Innanzitutto laddove egli parla di un’ umiliazione « inferta alla comunità cattolica che si vede impedita … di dire le ragioni della sua speranza a un uomo sempre più smarrito ». A noi non pare che al Pontefice, alle autorità e agli esponenti cattolici manchino le occasioni per esprimersi. Piuttosto, l’occasione perduta è stata quella di un confronto che si sarebbe potuto aprire con chi ricerca le « verità », al plurale e con la « v » minuscola, verità provvisorie e che provano ognuna a dirci qualcosa solo su minime porzioni della realtà. Un confronto con chi non crede che attraverso la ragione si possa giungere a scoprire « la Verità » ma pensa che essa sia appannaggio solo di chi ha la Fede. Poco propizio al confronto, invece, ci è parso l’invito rivolto « ad ogni uomo » a « riflettere sul capolinea a cui conduce un’idea e una esperienza corrotta di lacità ». Il termine ‘corruzione’ evoca concetti quali quelli di »degenerazione » e « malvagità ». Perché utilizzare un termine con una connotazione così negativa ? Per stigmatizzare il settarismo di minoranze ? Forse è eccessivo. O per svilire quel pensiero laico che ritiene che si possa costruire una « buona società » agendo « come se Dio non ci fosse » e che non percepisce per questo alcuna inferiorità etica e morale rispetto a quanti, invece, costruiscono la loro visione del mondo a partire dall’idea dell’esistenza di Dio ? In questo secondo caso, e tante parole provenienti dalla Chiesa ci fanno pensare che una tale prospettiva non sia estranea ad essa, verrebbe a mancare il rispetto per una visione « altra » ma altrettanto legittima. Ma il rispetto reciproco non può mancare se si vuole preservare e anche migliorare una società che sia per tutti.


Comments are closed.