Chi di toga ferisce, di toga perisce

di Mauro Mellini da www.giustiziagiusta.info
 
Altro che voti di fiducia al Senato! Stavolta il governo Prodi rischia sul serio di sfasciarsi. E’ questa la prima reazione alla notizia, ancora solo qualche riga ed in forma che lascia margini al dubbio, dell’arresto e della custodia domiciliare della moglie di Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, l’uomo che dopo la caduta del governo Berlusconi e del guardasigilli Castelli con le elezioni del 2006, sembrava destinato a segnare la fine delle ostilità tra Parlamento, Governo e Magistratura, uscita questa, in effetti, vincitrice alle elezioni e quindi naturale partner della nuova maggioranza. Mastella come suo primo atto, si affrettava ad abolire quel tanto di timide riforme dell’ordinamento giudiziario operato dal centrodestra. Ma per gli appetiti della Corporazione era ancora poco.
L’arresto della Signora Mastella non è solo un fendente trasversale al titolare di Via Arenula. Si tratta, infatti non solo della moglie del Ministro, ma della Presidente del Consiglio Regionale della Campania, la regione oggi nell’occhio del ciclone per lo scandalo delle immondizie. E’ la seconda figura istituzionale, dopo il marito ministro, del partito di famiglia e di paese (Ceppaloni). Un partito in bilico (magari solo a parole, ma anche in queste cose, spesso le parole sono pietre) tra Governo e disimpegno se non opposizione.
L’uomo della “pace fatta” con la magistratura, ministro di una maggioranza che a clamorose insistenti iniziative delle toghe deve non solo il fatto di essere tale, ma addirittura quello di esistere, non ha avuto, in realtà, dal primo momento, una vita facile nei rapporti con le toghe. Qualcuno, con alla mano nomi, luoghi e numeri, andava mormorando che un preoccupante cerchio di pesante pressione politico-giudiziaria su esponenti UDEUR si andava stringendo attorno al Ministro della Giustizia. Qualche altro, negli ultimi tempi, diceva doversi a qualcosa del genere se Mastella non aveva compiuto il passo di abbandonare la maggioranza.
Nel momento in cui scrivo non conosco ancora quale sarebbero le accuse alla Signora Mastella e non basterà una notizia di agenzia per potercisi raccapezzare. Alla Signora ed al Marito va il nostro augurio che questa penosa situazione sia al più presto chiarita e che l’innocenza sia riconosciuta. Ma proprio l’ipotesi dell’innocenza della moglie comporta un’assai grave responsabilità d’ordine politico del Marito, che non è il ministro responsabile degli Esteri o della Pubblica Istruzione, ma della Giustizia. Di una giustizia di cui oggi vengono anche lorsignori a sapere (noi sapevamo da tempo ciò che possono aspettarsene tutti i cittadini) che anche l’innocenza della moglie del ministro che ne è responsabile, non è al sicuro.
Mastella, che ha proclamato di volersi tirar da parte di fronte a diversi fatti ed in più occasioni, rinunciandovi per accomodamenti in extremis, vorrà pure stavolta rimanere al suo posto (si fa per dire)?
Se darà le dimissioni chi lo potrà sostituire? Prodi prenderà l’interim della giustizia? La sorte toccata a De Magistris potrebbe puntellare tale ipotesi. Oppure, per non alterare l’equilibrio regionale (vedasi manuale Cencelli aggiornato) si darà alla Jervolino il dicastero di Via Arenula? Potremmo sbizzarrirci con un autentico museo degli orrori. E’ comunque più probabile che abbia luogo l’”effetto domino”. Tra poco, forse tra poche ore, sarà dato saperne assai di più.
Certo è che un Governo che fino a questo momento è rimasto in piedi grazie al voto dei Senatori a vita, probabilmente lo vedremo cadere per un atto di un paio di magistrati. Dire che il nostro è un Paese governato in forza del voto popolare comincia ad essere una barzelletta poco spiritosa.
    Mauro Mellini

P.S. Arriva ora la notizia che Mastella ha rassegnato le dimissioni parlando alla Camera.
Certo non dovrebbe convincere nessuno il suo tentativo di ridurre tutto ad un complotto di un gruppo, di una piccola minoranza di magistrati, contro la sua persona. Non si tratta di un piccolo gruppo, ma di una parte egemone della Corporazione. E, forse, neppure di un complotto, ma di una sorta di riflesso condizionato contro il potere politico e per l’esercizio di una potestà, di un protettorato della giurisdizione rispetto alla sovranità popolare ed a quanti ne traggono i poteri di cui sono investiti.
E’ giusto, invece, quanto egli ha detto della assoluta inammissibilità che da questa autoinvestitura dipenda la vita di governi ed il ruolo di governanti.
Il meglio della sua autodifesa l’ha fatta però Mastella, tacendo.
Tacendo delle sue responsabilità, che non sono piccole, in ordine all’affermarsi di questo gruppo eversivo, di cui ha rafforzato prestigio, supremazia nella Corporazione e velleità, cedendo ad esso su tutta la linea con la controriforma dell’ordinamento giudiziario.

 


Comments are closed.