Benedetto Della Vedova: auspico un centrodestra unitario e fondato su un grande partito

Gianluca Perricone intervista Benedetto Della Vedova
per http://www.perry.ilcannocchiale.it/

Benedetto Della Vedova, nell’ottobre del 2005, dopo una lunga militanza, lascia i Radicali Italiani e fonda – con Marco Taradash, Carmelo Palma e Peppino Calderisi – i “Riformatori Liberali”, di cui è attualmente Presidente.

Nel luglio 2005 è stato nominato Consigliere del CNEL in qualità di esperto nominato dal Governo.

Nell’aprile 2006 è stato eletto alla Camera dei Deputati nel gruppo di Forza Italia.

All’onorevole Della Vedova, che naturalmente ringrazio per la grande disponibilità, alla vigilia di Natale, ho rivolto qualche domanda.

Onorevole Della Vedova inizierei con la recente visita del Dalai Lama nel nostro Paese. Lei è stato a capo di un’iniziativa tesa ad evitare all’Italia l’ennesima figuraccia internazionale..

«L’iniziativa nostra ha avuto un considerevole successo nel senso che abbiamo coinvolto quasi la metà dei parlamentari in una richiesta a Bertinotti di portare la voce del Dalai Lama nel cuore della democrazia italiana e cioè di farlo parlare nell’aula di Montecitorio. Il Presidente non ha voluto acconsentire a questa richiesta, però devo dare atto che la soluzione adottata e parlare il Dalai Lama nella Sala della Lupa è stato un gesto comunque importante ed il Parlamento ha fatto la sua parte.

Il problema è stato il governo che ha interrotto una catena costituita dagli incontri che il Dalai Lama ha avuto con il presidente americano Bush, con la Cancelliera tedesca Merkel, con i premier austriaco e canadese. Insomma si stava creando una catena di attenzione, di rivendicazione da parte di grandi paesi occidentali: “simpatizzare” per la sua causa che è la causa non solo dei tibetani, ma dei diritti umani, dello stato di diritto, della libertà e, non ultima, della democrazia in Cina.

Il governo Prodi ha scelto di scappare, con delle scuse patetiche, con delle dichiarazioni spesso raccapriccianti: tutto il Governo, nessun ministro lo ha incontrato per un errore di valutazione, cioè per l’idea che non si debbano guastare i buoni rapporti economici con la Cina. A mio giudizio, invece, credo che la salvaguardia dei rapporti economici con quel paese non debba comportare che si dismetta di continuare ad interessarsi delle libertà delle persone».

Cambiamo argomento. Il centro-destra parla di “occupazione” dei vertici dello Stato e delle aziende pubbliche da parte dell’attuale maggioranza. Qual è il suo punto di vista?

«Quello attuale non è un sano spoil system dove cambia l’amministrazione e si cambiano i più alti funzionari dello Stato che hanno diretto contatto con la politica e sono, entro certi limiti, anche strumentali agli obiettivi politici e quindi è comprensibile che possano cambiare per essere in sintonia con chi ha la responsabilità della conduzione politica di una nazione. Qui, invece, siamo di fronte ad una occupazione – a partire dalle principali cariche istituzionali e giù giù fino alla Rai – che non si fonda su un chiaro risultato elettorale, anzi si è di fronte ad un sostanziale pareggio: essendo la nostra una repubblica parlamentare, io credo che il buon senso avrebbe dovuto suggerire a Prodi di tenere conto del risultato elettorale. Probabilmente la scelta migliore sarebbe stata quella o di tornare alle urne o di dar vita ad un governo di larghe intese per una revisione della legge elettorale.

Di fronte a questa situazione, questa occupazione ‘grida vendetta’ perché le regole scritte (ed anche quelle non scritte) non sono quelle che portano ad un spoil system di questa natura».

Onorevole Della Vedova le chiedo un giudizio sul futuro del centro-destra e, più in generale, sul futuro assetto politico nazionale…

«Il centro-destra è in sommovimento e quindi più che giudizi, si possono esprimere degli auspici per il suo futuro. Io vorrei un centro-destra unitario, fondato su un grande partito (federato alla Lega) in cui confluiscano Forza Italia, An e l’Udc perché credo che di questo c’è bisogno, nel centro-destra e nel Paese. Io trovo che l’Italia meriti l’articolo del New York Times, meriti che la Spagna (vero o no che sia) ci sorpassi nella classifica del pil pro-capite. Sia chiaro: la responsabilità di un’Italia ferma anziché di un’Italia dinamica non è solo della politica; io parlo della responsabilità della politica, poi ci sono le imprese, ci sono i sindacati, c’è un Paese che sembra essere sempre più fondato sulla lamentela anziché sul riconoscimento dei meriti, sull’invidia anziché sull’ammirazione per chi ce la fa, sembra che ci si debba solo occupare di chi non ce la fa indipendentemente dalle ragioni che hanno portato le persone a non farcela. Sembra, in altre parole, che tutti dovremmo mobilitarci verso il basso, mai verso l’alto, verso l’eccellenza, verso la necessità di premiare ed incoraggiare i migliori.

L’Italia ha bisogno di una democrazia fondata su due grandi partiti, di una democrazia che sappia decidere ed assumersi le responsabilità e portarle fino in fondo; bisogna riformare tutto, non esite, ad esempio, che la Finanziaria sia il solito assalto “alla diligenza”: cento milioni di euro qui, cento qua e cinquanta lì, questa è una grande vergogna. Per fare questo ci vogliono grandi partiti, non si può pensare di fare una legge elettorale cucita sulla costituency di Ceppaloni anche se ho molta simpatia per Mastella, lo trovo un genio per la sua capacità di imporsi alla politica italiana di essere uno dei ‘dominus’ di questa coalizione nonostante il risultato elettorale marginale.

Viceversa si deve fare una legge elettorale che incoraggi un sistema politico più consono, io ritengo, anche alle aspettative degli italiani. Per quello che riguarda il centro-destra, la manifestazione del 2 dicembre 2006 ha dimostrato che gli elettori sono pronti a sostenere una grande formazione articolata in tante anime ma unita su un progetto di governo, sulle tasse, sulla giustizia, sulla politica internazionale: il Popolo della Libertà è l’accelerazione di Berlusconi verso quella meta politica finale, un disegno politico imparabile. Mi auguro che in particolare con Fini ed Alleanza Nazionale si possa trovare un filo comune in questa direzione avendo come obiettivo quello di dare all’Italia una democrazia simile a quella di altri paesi europei che funzionano meglio, basata su due grandi partiti in cui il sistema non sia al servizio dell’esistenza dei micro-partiti o dei partiti del 2%».

Un accenno al movimento radicale italiano…

«Fin dal 2005 – quando ho scelto di lasciare i radicali italiani di Capezzone, Bonino e Pannella che decidevano consapevolmente di far vincere Prodi – era facilmente prevedibile che quel tipo di coalizione fosse condizionata dalla presenza massiccia dei conservatori di sinistra, massimalisti, comunisti e quant’altro. Noi, invece, abbiamo fatto una scelta diversa, una scommessa difficile: quella di cercare di marcare un connotato liberale e libertario, non anti-clericale ma consapevole che le esigenze della società italiana non possono essere fatte coincidere con le scelte pastorali e morali della Chiesa cattolica che è un pezzo importante della società italiana ma non è assolutamente esaustiva. La nostra è stata una scelta rischiosa che, però, credo che si sia dimostrata la scelta potenzialmente migliore per tutti i liberali e quindi anche per i radicali. Mi auguro che le forze ‘radicalmente liberali’ scelgano il centro-destra, dentro il grande partito pensato da Berlusconi».

Vorrei chiudere chiedendo un suo parere sull’uso/abuso delle intercettazioni che ha portato addirittura anche alla diffusione dell’intero file audio di una telefonata tra Berlusconi e Saccà

«Siamo di fronte ad una barbarie, un qualcosa che rasenta lo spionaggio legale. Fanno le intercettazioni ‘a strascico’ di altri personaggi e ci finisce dentro il capo dell’opposizione con una conversazione di poco conto perché sfido chiunque abbia la faccia tosta di dire che le telefonate – qualora venissero registrate – tra i leader di altre formazioni politiche e i propri referenti Rai (sfido anche qualcuno a dire che le forze politiche non abbiano ciascuna i propri referenti Rai) siano di tono diverso. Nel caso di Berlusconi, invece, la presa sull’opinione pubblica è diversa e finiscono addirittura con la diffusione direttamente dell’audio che è una violazione violenta e vergognosa della privacy data in pasto alla stampa al solo scopo di distruggere l’immagine della persona. Viviamo in un paese in cui il capo dell’opposizione può ascoltare su internet l’audio di una telefonata la cui intercettazione – che non riguardava lui ma il suo interlocutore – sia stata disposta legalmente e il cui audio credo che non sia a disposizione di nessuno se non della magistratura. Ripeto: una vera e propria barbarie».


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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