GB: niente cure per obesi e fumatori

L'immagine “http://devel.seolab.it/immaginiblog/image3.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Da Corriere.it

LONDRA — Capodanno è il giorno dei buoni propositi: dieta, attività fisica, e poi basta sigarette e superalcolici. Impegni che immancabilmente si tradiscono in una settimana. Forse in Gran Bretagna non sarà più così, perché il primo ministro Gordon Brown ha pensato a un «contratto» tra cittadini e Servizio sanitario nazionale che metta per iscritto le regole di comportamento.

Si tratta di una «costituzione con diritti e responsabilità» in base alla quale i pazienti, per ricevere le cure a carico dello Stato, dovranno partecipare alla prevenzione delle malattie. In pratica, ai fumatori potrebbe essere chiesto di smettere e a chi è in sovrappeso di dimagrire. Londra è stata la culla del National Health Service, creato dal governo laburista di Clement Attlee nel 1948 sul principio che «nessuna società può legittimamente definirsi civilizzata se a un malato sono negate le cure per mancanza di mezzi ». In 60 anni la sanità pubblica del Regno Unito è diventata una macchina gigantesca, tanto che con i suoi 1,3 milioni di dipendenti l’Nhs è il terzo datore di lavoro al mondo, dopo l’esercito cinese e le ferrovie indiane. Ieri Brown ha scritto una lettera aperta a questa armata di medici, infermieri, tecnici di laboratorio per lanciare la nuova sfida riformista: «Dobbiamo organizzare un servizio che sia tanto valido nella prevenzione e nel tenerci sani quanto lo è nel prestare le cure quando ne abbiamo bisogno», ha spiegato il primo ministro. E poi ha osservato che «i cittadini dovranno avere un maggiore controllo della loro salute e la possibilità di scelta». La «carta dei diritti e responsabilità collegata all’accesso al servizio sanitario pubblico» ha fatto subito pensare alla prospettiva di sanzioni per i pazienti inadempienti, quelli che scelgono male il loro stile di vita. Già un decimo circa degli ospedali britannici rifiuta di eseguire costose operazioni alle articolazioni di soggetti obesi o interventi di chirurgia ortopedica sui forti fumatori che rischiano complicazioni. Nella regione del North Staffordshire, per esempio, prima di un’operazione di routine, i pazienti devono dimostrare di non aver fumato negli ultimi tre mesi e debbono avere un determinato indice di massa corporea. Non è uno scherzo, in un Paese dove le pessime abitudini alimentari sono diventate una piaga sociale tanto che di qui a 25 anni la metà dei britannici sarà obesa e l’86% degli uomini sovrappeso, se la tendenza non sarà arrestata. Le compagnie di assicurazione hanno cominciato a offrire polizze scontate del 75 per cento a chi fa esercizio fisico regolarmente. Secondo il progetto di Brown, dunque, in futuro chi non accetta di mettersi a dieta o di lasciare le sigarette dovrà pagarsi l’assistenza sanitaria? I giornali l’hanno interpretata esattamente così. Anche se un portavoce di Downing Street ha negato che il governo abbia in mente una linea «draconiana » e ha assicurato che non cambierà il principio di fondo della gratuità del servizio al momento del bisogno e dell’accessibilità a tutti. Ma fonti del Ministero della Salute sostengono che dettare i principi di ciò che ci si aspetta dai pazienti in cambio delle cure crea un dilemma: «Chi fuma troppo avrà diritto ad essere operato? O gli diremo che prima dovrà impegnarsi ad abbandonare il tabacco?». La Patients’ Association teme che gli ospedali, già sotto pressione per il contenimento dei costi, riducano i servizi con la scusa che il malato non si è tenuto sufficientemente in forma da solo: «Prima ci diranno che siamo troppo grassi, poi che siamo troppo vecchi».

Guido Santevecchi –  02 gennaio 2008


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