Grandi partiti per fare grandi riforme

di Sandro Bondi e Benedetto Della Vedova, da La Stampa del 29 dicembre 2007

Caro Direttore,
“è difficile immaginare un esecutivo ancor più dannoso e scomposto di quello che ci ha governato in questa legislatura”: basterebbe questo giudizio lapidario sul Governo Prodi a farci apprezzare l’editoriale di Luca Ricolfi di ieri: un buon antidoto allo stucchevole e velenoso “Va tutto bene, signora la marchesa” ripetuto, anche nella conferenza stampa di ieri, dal Presidente del Consiglio.
Il pezzo di Ricolfi merita però un’attenzione più generale, perché richiama tutto il sistema politico, e non solo l’attuale esecutivo, alle sue responsabilità. Non sono solo i sostenitori del Governo, ma anche i suoi oppositori, a dovere rispondere dello scetticismo e della diffidenza, che, a dire di Ricolfi, l’opinione pubblica meritatamente riserva alla classe politica. Ricolfi ha ragione: se la politica arranca, non è “per colpa delle istituzioni”. Ma – e Ricolfi dovrebbe riconoscerlo – anche le istituzioni politiche, al pari di quelle sociali e  economiche, vanno giudicate e riformate perseguendo obiettivi di efficienza. Le istituzioni non sono, né possono diventare, una “variabile indipendente” del processo politico. Non è però certo questo a rendere meno urgente (e meno prioritaria) la necessità di un cambio di passo della politica italiana nel suo insieme. Per raccogliere questa sfida riteniamo importante che si sia avviato, in entrambi gli schieramenti, il processo di costruzione di due grandi soggetti politici a vocazione maggioritaria. Non è un modo per parlare d’altro. Ovunque, nel mondo occidentale, sono i grandi partiti (a destra come a sinistra) a supportare i grandi progetti di governo. Dove non ci sono grandi partiti, non c’è grande politica. Spetta proprio a loro scrivere l’agenda delle riforme: è dal loro confronto  –  competitivo, non consociativo – che deve venire un argine alle spinte più demagogicamente conservatrici.
Nel merito poi delle priorità, condividiamo le indicazioni di Ricolfi sulla necessità di meccanismi virtuosi per il controllo della spesa pubblica e la necessità di liberare risorse per la crescita.
Ricolfi, poi, usa una formula particolarmente efficace quando scrive, rispetto alla sinistra estrema, che dobbiamo “prenderne sul serio i problemi senza sposarne le soluzioni”.
Ne siamo convintissimi anche noi. La sinistra – per la verità non da sola – denuncia con ragione, ad esempio, la questione della perdita di potere d’acquisto delle famiglie italiane, ma finisce per suggerire rimedi che peggiorerebbero il male.
La “questione salariale” nel nostro paese attiene, per un verso, all’inefficienza dei modelli contrattuali e, per l’altro, alle caratteristiche di un mercato del lavoro reso irrimediabilmente “duale” dall’esistenza di “residui normativi” che forse rispondevano, negli scorsi decenni, ad una ragione reale e oggi invece servono esclusivamente alla difesa di nicchie di privilegio.
Il problema è quello di ritrovare il cammino della crescita: abbattendo le tasse per tutti, riducendo la spesa pubblica e migliorandone l’efficienza con riforme drastiche basate sul merito e sul mercato (pensiamo, ad esempio, a scuola e università).
Per contribuire a dare concretezza programmatica a questo impegno che sarà centrale nella politica del centrodestra stiamo preparando un Convegno che si terrà proprio a Torino alla fine di gennaio: in quella Torino che, a partire dall’esperienza della Fiat, è stata fra le prime città italiane a temere, nel proprio futuro, un declino irrimediabile e che grazie ad un significativo “cambio di paradigma” sta risalendo, con fatica e intelligenza, la china.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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