Il coraggio di restituire i soldi presi

Di Benedetto Della Vedova da La Provincia dell’8 dicembre 2007

Negli ultimi cinque anni, gli italiani hanno sperimentato in media un calo del potere d’acquisto dei loro salari reali di 1200 euro. In più, a causa del cosiddetto fiscal drag (se il mio salario cresce nominalmente per effetto dell’inflazione programmata, mi troverò a pagare automaticamente più tasse), i contribuenti hanno perso mediamente altri 700 euro. Sommando i due effetti, la perdita totale del potere d’acquisto dei salari arriva a circa 1900 euro.
Curiosamente, questa cifra è un tredicesimo del valore della retribuzione media annua di un lavoratore dipendente (25mila euro): insomma, l’effetto combinato di inflazione elevata e scarsa crescita dei salari ha fatto sì che nel 2007 il lavoratore medio italiano si trovasse a far quadrare i conti familiari – consumi, bollette, rate del mutuo – senza la tanto agognata “tredicesima”.
Come se non bastasse, la pressione fiscale sulle famiglie italiane ha subito nell’ultimo anno un deciso incremento (raggiungendo – dati del Tesoro – la quota del 43% del reddito nazionale).
Può apparire semplicistico, eppure in queste poche righe e nelle cifre enunciate si condensano essenzialmente i problemi dell’economia italiana.
L’inflazione italiana degli ultimi anni è stata sensibilmente più alta della media europea, frutto di un basso livello di concorrenza e apertura del mercato nei settori vitali dell’economia, dall’energia alle telecomunicazioni, ai trasporti, passando per il peso ridotto della grande distribuzione organizzata e la mancanza di competizione del sistema delle professioni.
Per quanto concerne l’anemica dinamica salariale, al fondo vi è un problema di bassa produttività, che investe il sistema economico nel suo complesso e che richiama la necessità, tra le altre, di una riforma del sistema dell’istruzione. Ma accanto al problema della produttività del lavoro, vi è la questione della bassa “produttività” dei meccanismi contrattuali. Ha ragione il presidente di Confindustria, Montezemolo, quando dice che bisogna avere il coraggio di abbandonare il mito della contrattazione centralizzata – spostando il baricentro delle relazioni sindacali verso la contrattazione decentrata – e avere il coraggio di pagare di più chi lavora di più.
Infine, le tasse. Qualche giorno fa Romano Prodi ha definito “inutile” tagliare le imposte, se poi i prezzi aumentano. Strana teoria, che merita un’analisi approfondita. In questa sede, ci limitiamo a dire che quando lo Stato taglia le tasse non fa mai cosa inutile: anzi, fa con efficacia la sua parte per alleviare il peso del “paniere” degli italiani.
L’attuale governo ha avuto un’opportunità “storica”: sfruttare le maggiori entrate fiscali per ridurre in modo significativo il peso delle tasse sui portafogli dei consumatori italiani. Al contrario, l’esecutivo non ha attenuato (malgrado le operazioni “cosmetiche” su Ires, Irap e Ici) la pressione fiscale, inibendo così la capacità di investimento e consumo delle imprese e delle famiglie.
Si è scelto un percorso opposto, l’incremento del “consumo pubblico”, concependo una manovra finanziaria che peggiora i conti dello stato. Eppure sarebbe bastato poco – probabilmente un po’ di coraggio – perché la manovra economica restituisse di fatto agli italiani, almeno in parte, la “tredicesima” che è stata loro sottratta.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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