Dazio romano

Prodi bofonchia una strana teoria quando dice che è inutile tagliare le tasse se i prezzi salgono

di Benedetto Della Vedova, da Il Foglio del 5 dicembre 2007

Inutile tagliare le tasse se poi salgono i prezzi, Prodi dixit. Si è poi spiegato meglio “E’ inutile tentare di diminuire le tasse, di aumentare un poco i salari e poi i prezzi si mangiano tutto”. Tentare, appunto, perché se le avesse diminuite sarebbe diverso. Comunque, quella del premier è un’affermazione economicamente approssimativa, intrisa di dirigismo ideologico e consumerismo di maniera.
Chi conosce i meccanismi di mercato evita di confondere mele con pere: ha poco senso condizionare ciò che lo Stato può fare – ridurre il peso delle tasse su redditi e consumi e favorire il rilancio della produttività – agli ambiti in cui lo Stato dovrebbe entrare poco, la dinamica dei prezzi di mercato. Non si riducono le tasse perchè il pane o il mutuo costano troppo, ma perché si pensa – se lo si pensa – che una pressione fiscale elevata è, a prescindere dal livello dei prezzi, un male, uno spreco di risorse da scongiurare. Se così non fosse, dovremmo forse concludere che quando i prezzi scendono le tasse possono aumentare?
Detto questo, se pure lo scopo del taglio delle tasse fosse il contrasto al caro-vita, perché mai sarebbe inutile? Semmai, è inutile “tentare” di diminuire le tasse (ma non farlo) e voler aumentare solo “un poco” i salari, come dice il nostro presidente del Consiglio pro-tempore.
Si potrebbe obiettare che Prodi abbia nel mirino la scarsa concorrenza di molti comparti dell’economia, dall’industria al commercio al dettaglio. Prova ne sarebbe il richiamo alle liberalizzazioni. Tuttavia, quando si brandisce la spada della legge per punire questo o quel settore, quando si chiama speculazione – lui lo ha detto – un aumento del prezzo di un prodotto solo perché più che proporzionale all’aumento del costo delle materie prime (a prescindere dalle logiche della domanda), non c’è liberalizzazione: c’è l’imposizione dettata da una  logica di brevissimo periodo, quella per cui l’obiettivo non è avere un mercato aperto e competitivo, ma prezzi bassi per i consumatori, anche a scapito dell’innovazione, della trasparenza, degli investimenti nazionali ed esteri e della libertà d’impresa. Il modello del governo di sinistra sembra essere quello dei prezzi amministrati, alla Chavez.
Lo Stato fa bene quando – con l’Antitrust e non con leggi dirigiste – vigila sugli abusi e le pratiche sospette, fa meglio quando elimina vincoli e barriere all’ingresso nei mercati. Ma il taglio delle tasse non è mai inutile.
E se anche volessimo seguire l’allarme odierno del professore sui prezzi, lo invitiamo a fare con efficacia la sua parte per alleviare il peso del “paniere” degli italiani. Come? Tagliando le tasse, naturalmente.
Sui mutui per la prima casa, grava un’imposta sostitutiva (di cosa?) dello 0,25% del valore del finanziamento: una tassa  che discrimina tra chi può permettersi l’acquisto con fondi propri e chi non può. Per qualsiasi altro mutuo, la tassa è al 2%. Sull’energia e sui carburanti, l’imposizione varia tra il 50 ed il 65% del prezzo finale: come se non bastasse, più il prezzo aumenta, più il gettito IVA cresce. Sulla RC Auto, si paga il 12,5% di imposta sostitutiva e il 10,5% di contributi al SSN. Sugli abbonamenti dei cellulari, c’è una antistorica tassa sul lusso di 5 euro al mese per i privati e di 12 per le imprese: la sua abolizione, rendendo gli abbonamenti competitivi con le schede prepagate, permetterebbe l’abbattimento dei prezzi del settore, ben oltre gli effimeri effetti del divieto del contributo di ricarica. Si potrebbe continuare a lungo. Tutto inutile?
Insomma, inutile tagliare le tasse se salgono i prezzi? Ci vorrebbe una risposta alla Fantozzi: una c…… pazzesca!


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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