Finanziaria 2008: gli emendamenti di Benedetto Della Vedova

Qui di seguito gli emendamenti presentati da Benedetto Della Vedova al disegno di legge finanziaria, in discussione alla Camera. Alcuni emendamenti affrontano gli argomenti “chiave” del provvedimento, altri sono proposte puntuali e specifiche. Tutti gli emendamenti, però, hanno una chiara ispirazione liberale.

Clausola di salvaguardia Ires (emendamento all’articolo 3)
Questo emendamento propone una clausola di salvaguardia (uno “scudo contro l’aumento delle tasse”) in materia di Ires. L’effetto combinato di riduzione delle aliquote e aumento della base imponibile previsto dalla finanziaria potrebbe avere come risultato un aumento della pressione fiscale, come dimostra d’altronde la relazione tecnica del governo (dal 2009, infatti, il gettito per lo Stato dovrebbe aumentare!). Se, invece, le nuove norme debbono rappresentare davvero un taglio delle tasse, una clausola di salvaguardia (cioè la facoltà per il contribuente di optare per le regole valide per il 2007 invece che per le nuove norme 2008) dovrebbe rappresentare per lo stesso governo una garanzia.

Clausola di salvaguardia Irap (emendamento all’articolo 3)
Questo emendamento propone una clausola di salvaguardia (uno “scudo contro l’aumento delle tasse”) in materia di Irap. L’effetto combinato di riduzione delle aliquote e aumento della base imponibile previsto dalla finanziaria potrebbe avere come risultato un aumento della pressione fiscale. Se, invece, le nuove norme debbono rappresentare davvero un taglio delle tasse, una clausola di salvaguardia (cioè la facoltà per il contribuente di optare per le regole valide per il 2007 invece che per le nuove norme 2008) dovrebbe rappresentare per lo stesso governo una garanzia.

Taglio dell’imposizione fiscale sui mutui per l’acquisto della prima casa (emendamento all’articolo 3)
Se in Italia c’è un problema sull’onerosità dei mutui per l’acquisto della prima casa, dovuto all’aumento dei tassi di interesse e alla struttura del mercato creditizio, lo Stato dovrebbe fare “la sua parte” nel campo che gli è più proprio – quello fiscale – abolendo una ingiustificata tassa su chi acquista – indebitandosi – un’abitazione: l’imposta sostitutiva.
L’imposta sostitutiva è pari allo 0,25% del valore complessivo del mutuo per la prima casa, discrimina tra chi può permettersi l’acquisto di una casa con fondi propri e chi non può.
In più, l’emendamento propone l’esenzione dei contratti di mutuo per l’acquisto della prima casa dagli atti soggetti all’imposta di bollo. Sarebbe un piccolo ma significativo risparmio.
Approvarlo significherebbe porre l’accento sui tanti balzelli richiesti dallo Stato o “indotti” dallo Stato a chi richiede un finanziamento per comprarsi una casa, dalle spese notarili obbligatorie alle perizie. Ecco una vera liberalizzazione da affrontare, molto più incisiva – ad esempio – della inefficace abolizione ex lege della penale di estinzione anticipata dei mutui, la quale è solo una intrusione di legge nella struttura dei prezzi (oltre a rappresentare un costo che le società di credito spalmeranno su altre componenti del prezzo).

Abolizione della tassa di concessione governativa sugli abbonamenti di telefonia mobile (emendamento all’articolo 9)
Nel decreto-liberalizzazioni di Bersani del 2007, nel quale si abolì il contributo di ricarica sui cellulari (con effetti vani), presentammo un emendamento per l’abolizione della tassa di concessione governativa sui contratti di abbonamento di telefonia mobile, spiegando che è questa la vera chiave di volta per permettere l’abbattimento dei prezzi del settore. Il Governo si dichiarò favorevole ma chiese la trasformazioni in odg (approvato il 22 marzo 2007), affinché il provvedimento trovasse la sua migliore collocazione: la legge finanziaria.
Nonostante l’approvazione, l’odg è rimasto lettera morta. Anzi, in questa Finanziaria il Governo propone l’abolizione della tassa di concessione governativa sui cellulari solo per chi è affetto da sordità. Perché non estendere il provvedimento a tutti i consumatori?

Modifiche alla class action (emendamento all’articolo 99)
Critici sulla genesi del provvedimento e scettici sull’impostazione “consumeristica” con cui la class action viene importata in Italia, abbiamo trasformato in emendamento la proposta dell’Istituto Bruno Leoni (dal lavoro di Silvio Boccalatte “Correggere l’incorreggibile“): ampliamento dei soggetti legittimati ad agire (per superare una scelta corporativa del testo originario), filtro all’azione, ambito di applicazione ed altre modifiche per provare a rendere più accettabile la misura e per recepire le correzioni resesi necessarie persino negli Usa.

Aggiornamento annuale sullo stato di attuazione e sui costi economici del Protocollo di Kyoto (emendamento all’articolo 9)
L’articolo 26 del decreto fiscale collegato alla Finanziaria (appena convertito in legge) prevede che, dal prossimo anno, il Dpef contenga un aggiornamento sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di CO2 derivanti dal protocollo di Kyoto.
Di Kyoto si parla spesso e male, anteponendo una visione dell’ambiente ideologizzata – anti-industriale, anti-mercato e anti-americana – alla realtà dei fatti: in Italia e nel resto d’Europa la prima fase di applicazione del protocollo è stata un fallimento evidente e le prospettive per il futuro sono ancora meno rosee. Ciò detto, trattandosi il Dpef di uno strumento di natura economico-finanziaria, sarebbe stato opportuno che il ministro Pecoraro Scanio prevedesse che il Dpef contenesse anche una stima dei costi sostenuti dal sistema produttivo per l’adempimento del Protocollo, nonché l’onere per la finanza pubblica, ossia per le tasche dei contribuenti, delle misure di incentivazione e di agevolazione fiscale della produzione di energia da fonti rinnovabili, di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e – soprattutto – del pressoché scontato acquisto da parte dell’Italia di permessi di emissione nel sistema di scambio europeo.
Questo propone l’emendamento.

Abrogazione del fondo per l’attuazione del protocollo sul Welfare (emendamento all’articolo 113)
L’articolo 113 prevede la costituzione di un fondo contenente le risorse per l’attuazione del Protocollo sul Welfare. Tecnicamente, il ddl sul Welfare rimanda alla Finanziaria per la copertura delle norme in esso previste.
L’emendamento propone la soppressione dell’articolo con due motivazioni: primo, è la testimonianza della nostra contrarietà all’intero provvedimento sul welfare, che vorremmo veder bocciato dal Parlamento; secondo, crediamo che sia assolutamente scorretto approvare un provvedimento così importante come quello sul welfare prevedendo che le sue risorse sono previste in un ddl Finanziaria ancora in corso di approvazione. Se – legittimamente – il Parlamento dovesse approvare il provvedimento sul Welfare e contemporaneamente abrogare l’articolo 113, cosa accadrebbe al protocollo?
Come accaduto con l’uso delle maggiori entrate – il famoso tesoretto – per finanziare provvedimenti normativi (è successo a luglio e sta succedendo ora con il c.d. decreto fiscale collegato alla Finanziaria), il Governo dimostra una disinvoltura tecnico-contabile al limite, o forse, oltre il limite dell’inconstituzionalità.

Abrogazione delle nuove norme in materia di contratti a tempo determinato nella PA (emendamento all’articolo 145)
Questo emendamento propone l’abrogazione delle nuove norme in materia di contratti a tempo determinato per la P.A. (ossia, il limite a 3 mesi non rinnovabili e al solo caso di straordinarietà dei contratti). Il “giro di vite” sui “contratti precari” della P.A. rischia di avere effetti deleteri sul mercato del lavoro pubblico, già estremamente rigido e inefficiente.
Il pubblico impiego va invece reso più flessibile e fluido: questa norma,  insieme alla sanatoria dei precari (che trasforma in dipendenti a tempo indeterminato persone che non hanno mai affrontato un regolare concorso pubblico), provocherebbe un risultato opposto.

Riduzione del canone telefonico agli utenti residenti in aree non raggiunte dalla banda larga (emendamento all’articolo 71)
L’emendamento si configura come una modifica al Codice delle comunicazioni elettroniche, e prevede che l’Autorità per le comunicazioni possa ridurre fino al 50% il canone di abbonamento a favore degli utenti ai quali l’operatore non sia in grado di garantire l’accesso alla tecnologia ADSL per il collegamento a Internet.
Fare gli interessi dei consumatori significa consentire un funzionamento trasparente dei mercati e un uso intelligente dello strumento fiscale. Su questa linea si muove l’emendamento. In concreto, non riteniamo che possa pagare lo stesso canone sia chi può vedersi attivare ogni servizio sia chi (per scelte economiche e commerciali comunque legate ad un operatore) è invece escluso dai servizi più innovativi.

Riduzione dell’IVA sui servizi ADSL (emendamento all’articolo 71)
L’emendamento propone prevede invece una modifica al DPR 633/1972, n.633 (Testo Unico Iva), per l’applicazione dell’IVA ridotta al 10% per i servizi di collegamento alla rete Internet con tecnologia ADSL. L’ADSL è ormai un servizio essenziale – per le esigenze private e di lavoro. Non è sensato escludere dall’Iva agevolata una tecnologia come l’Adsl sempre più essenziale – e in prospettiva decisiva – per ogni attività professionale e di studio.
La nostra proposta liberale è quella di promuovere la diffusione dell’Adsl non già “finanziando” qualcuno o qualcosa, ma riducendone il “peso fiscale”.

Meccanismo anti-aumenti nascosti dell’ICI (emendamento all’articolo 2)
L’emendamento propone una “scudo” contro un aumento indebito e non trasparente della pressione fiscale locale. Con il meccanismo delle detrazioni ICI previsto dalla Finanziaria, i Comuni potrebbero avere l’interesse ad aumentare le aliquote nominali ICI, in maniera tale che i contribuenti continuino a “percepire” la diminuzione rispetto all’anno precedente ma non percepiscano che tale diminuzione è inferiore a quella permessa dalla detrazione.
Un esempio: se io pago 100 euro di ICI nel 2007, dovrò pagare solo 70 nel 2008 (30 sarà a carico dello Stato); se il Comune aumenta l’ICI per il 2008 a 110, il contribuente pagherà 80 (meno dell’anno precedente) ma il Comune percepirà 10 euro in più, a danno della fiscalità generale. Il contribuente avrà la sensazione di aver beneficiato dello “sconto” sull’ICI, non rendendosi conto dell’aumento della pressione generale.
L’emendamento prevede, quindi, che al rimborso statale ai comuni delle detrazioni sia sottratto l’eventuale maggior gettito derivante da aumenti dell’aliquota dell’imposta medesima rispetto all’anno precedente.

Clausola di salvaguardia per la Tarsu in Campania (emendamento all’articolo 2)
I Comuni della Campania dovranno aumentare la TARSU per il 2008, per coprire il 100% del costo del servizio di smaltimento dei rifiuti. Se, contemporaneamente, non diminuiranno altri tributi, si troveranno con un aumento delle entrate – ossia, con un aumento della pressione sui cittadini – giustificato politicamente da un “obbligo di legge”. L’emendamento propone un meccanismo di riequilibrio delle entrate proprie, tale da non scaricare ulteriormente sui contribuenti i guasti della gestione regionale del servizio di raccolta dei rifiuti.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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