Bene il Ppl. Nuove chances per i liberali

Intervista a Benedetto Della Vedova di Barbara Alessandrini
da L’Opinione del 21 novembre 2007

Benedetto Della Vedova, uno degli ultimi giapponesi dell’area liberale del centro destra, traccia quelle che potrebbero essere le nuove chances per i liberali all’interno del nuovo partito lanciato da Berlusconi. Di cui, seppur da bipolarista convinto, condivide il contrordine in materia di riforma elettorale. “Ci sono – spiega- due elementi: e’ indubbiamente positiva l’idea del partito delle libertà o del popolo delle libertà, come forse verrà poi chiamato, che punti con uno scatto in avanti ad avviare il centro destra su un cammino verso un progetto politico a vocazione unitaria in cui possano confluire, più di quanto avvenuto in Forza Italia, anime distinte”.

Ha in mente qualche esempio in particolare?
Penso all’Ump francese al cui interno più componenti si saldano in un programma di governo. Questo ritengo sia un dato molto positivo a cui si legano le considerazioni di Berlusconi sulla legge elettorale e sull’opportunità di adottare il sistema proporzionale.

Considerazioni che hanno sparigliato radicalmente il quadro dei protagonisti del dialogo sulla riforma elettorale e riposizionato lo stesso Cavaliere nel ruolo di interlocutore principale di Veltroni sulle riforme…
E questo è il secondo elemento. Il principio che ha mosso Berlusconi è quello dell’“ad impossibilia nemo tenetur”, nel senso che non essendoci stati più i margini per parlare di maggioritario, allora ben venga la via del proporzionale puro. Un messaggio che il Cavaliere ha inteso mandare soprattutto agli alleati.

Ma Lei e gli altri liberali bipolaristi convinti presenti nella ex Cdl come avete preso la brusca inversione di rotta in materia elettorale?
Io non ho cambiato idea e continuo a pensare che la democrazia competitiva sia un valore ed un vantaggio in sé. E lo continua a ritenere anche Berlusconi, che, però, ha il merito di aver disvelato le ipocrisie di chi era disposto ad avviare un confronto con la coalizione di maggioranza pur di scaricarlo fingendo di voler conservare il bipolarismo. E questa era francamente una quadratura del cerchio impossibile. Comunque da qui alla nuova legge elettorale il cammino è lungo e attualmente la fotografia dell’Italia è diversa da quella della Spagna dove sono presenti caratteristiche per cui si resta in uno schema bipolare, o della Germania dove si è fatta la grande coalizione soltanto perché i due blocchi hanno conseguito la parità alle elezioni. In Italia il cammino è ancora lungo. Difficile avere la certezza assoluta su quale sistema elettorale avrà la meglio. Comunque è impossibile fare le riforme senza o contro Berlusconi.

Parliamo dell’imprimatur che il Cavaliere sembra voler dare alla sua nuova creatura politica. L’invito a Bondi e Cicchitto a rinunciare alla visibilità al momento della presentazione del Ppl o Pdl è il segno che l’intenzione è quella di farne il partito della gente e tenere fuori la vecchia nomenclatura?
Il nuovo partito prende il via dai gazebo registrando comunque la passione le l’impegno di Forza Italia, dove Bondi, ad esempio, non si è risparmiato. Ora quali saranno gli assetti futuri per la classe dirigente è un’incognita legata comunque alla centralità indiscussa della leadership berlusconiana. Certo, vale sempre la regola che se dai il via qualcosa di nuovo non è opportuno farlo con le stesse persone di ciò che intendi superare.

E per i liberali della ex Cdl, quali scenari e possibilità di farsi sentire si aprono all’interno della nuova iniziativa politica di Berlusconi?
Penso che lo scenario migliore sarebbe stato indubbiamente quello di un rassemblement alla francese che saldasse tutto il centro destra, cioè capace di far convergere non tanto le persone quanto le componenti e gli istinti liberali presenti non soltanto in Forza Italia.

Una prospettiva ora non più a portata di mano…
Con l’ingresso del grande partito di Berlusconi nello scenario politico si aprono e si giocano nuove prospettive e chances per i liberali.

Beh, le prospettive liberali, all’interno del nuovo partito non sembrano maestose. Daniele Capezzone ha comunque mandato a dire al Cavaliere di voler mettere a disposizione del Ppl gli obiettivi liberali del suo network. Riuscirete a superare i particolarismi che hanno sempre penalizzato i liberali per irrobustirne l’ansimante area nel centrodestra?
La scelta di Capezzone, da me sollecitata più volte in passato, certamente non cade proprio nel periodo politico migliore in termini di liberalismo nel centrodestra. La deriva è quella del clericalismo ottuso, dello statalismo, del corporativismo e del consociativismo, che stanno mettendo la coalizione avversa in posizione di netto vantaggio in termini di soluzioni liberali rispetto a quanto avviene da noi. Il fatto che la nuova formazione si prefigge, nelle intenzioni di Berlusconi, di essere un partito articolato e, per usare un francesismo, virtuosamente plurale, è una buona premessa. In sostanza in questo partito c’è posto per i liberali. Resta da vedere quanti saremo, come lavoreremo e quale sintesi programmatica verrà fuori. Personalmente ritengo fisiologica una convergenza con Capezzone in termini di proposta politica e di sinergie.

Berlusconi ha fatto un parallelismo con il Ppe. Che cosa ne pensa?
Non mi spaventa affatto il riferimento al Partito popolare europeo (al cui interno sono per altro presenti anche i conservatori britannici), perché si tratta di un qualcosa di molto meno omogeneo di quello che qualcuno vorrebbe far credere agitandone lo spauracchio. Quindi i liberali possono stare benissimo nel Ppl.


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