Radicali: Della Vedova a Pannella, Buon congresso, ma fate un bilancio severo della scelta prodiana

In occasione dell’inizio, previsto per domani a Padova, del congresso di Radicali italiani Benedetto Della Vedova ha inviato alla segretaria Rita Bernardini e a Marco Pannella la seguente lettera aperta, che sarà pubblicata domani dal quotidiano l’Opinione

Cara Rita, Caro Marco, cari congressisti,
mentre state per iniziare la celebrazione del vostro Congresso, desidero augurarvi per queste assise un successo politico e di attenzione.
Già che ci sono, consentitemi di svolgere qualche riflessione su quanto è accaduto negli ultimi due anni, da quando, cioè, abbiamo fatto scelte che ci hanno diviso e contrapposto: quella prodiana voi e quella berlusconiana io con altri.
Posso immaginare da parte vostra un bilancio severo sull’iniziativa di chi, con me, ha lasciato la “casa madre” radicale. Mi chiedo però quale sia, secondo la vostra valutazione, il bilancio costi/ricavi (non solo per i radicali, ma per il paese) dell’operazione che ha fatto di Radicali Italiani, attraverso la Rosa nel Pugno, il fattore determinante del cambio della guardia a Palazzo Chigi.

Cosa avrebbe fatto Berlusconi, se fosse stato confermato premier in questa legislatura, è opinabile. Cosa ha fatto nella scorsa, è noto. Ha abbassato le tasse (e soprattutto non le ha alzate, neppure quando la congiuntura faceva sentire i suoi effetti sui bilanci pubblici), ha liberalizzato il mercato del lavoro, riformato l’ordinamento giudiziario e perfino aggiornato la Costituzione, fissando alcuni principi di grande novità ed importanza. Ha fatto poco, rispetto alle aspettative di molti e anche nostre e perfino sue. Ma, per usare una formula cara a Marco, si è mosso di qualche millimetro nella direzione giusta, quella di un’economia e di un paese più liberale.
Troppo poco e troppo lentamente? Forse. Il problema –quello che allora era un problema per me e adesso rimane un problema per voi – era l’alternativa.
L’alternativa poteva essere e può essere rappresentata da chi ha calzato gli stivali delle sette leghe per muoversi, programmaticamente e a velocità sostenuta, nella direzione opposta?
La scelta prodiana dei radicali ha portato alla curiosa alleanza fra quanti (i radicali di allora) imputavano a Berlusconi di avere fatto troppo poco e quanti invece gli rimproveravano di avere fatto troppo e subito dopo le elezioni “vittoriose” hanno iniziato a smontare tutto ciò che di “berlusconiano” trovavano davanti: dalla riforma delle pensioni, alla riforma dell’ordinamento giudiziario, dalla legge Biagi, ad una politica estera per la prima volta coerentemente atlantica e occidentale. Non sarò il solo, penso, a cui appare paradossale che i radicali scelgano di essere i giapponesi di Prodi e di una maggioranza che è per l’essenziale costruita attorno a parole d’ordine
e blocchi sociali, che i radicali hanno avversato in maniera netta negli ultimi 15 anni.
I radicali sono andati a sinistra spinti da un calcolo politico razionale e non opportunistico, e sotto la spinta dell’alleanza “tattica” sui temi civili, culminata nel referendum sulla fecondazione assistita.
Non è troppo chiedervi, oggi, se quel calcolo era giusto o sbagliato e se perfino sui temi civili si sia fatto politicamente qualcosa o, solo, come sempre, parole?
Il mio auspicio non è, ovviamente, che mi diate ragione e passiate ora, armi e bagagli, all’opposizione. Io comprendo le ragioni di lealtà istituzionale che vi legano alla maggioranza che avete scelto, davanti agli elettori che vi hanno votato. Ma penso che questo patto venga meno (e accadrà presto) quando a venire meno sarà il governo che dalle elezioni del 2006 ha preso forma. I patti vanni rispettati. Ma gli errori (o quelli che si ritengono tali) non per questo devono essere ripetuti.
Con ogni probabilità, dopo Prodi, l’alternativa fra le elezioni e le non elezioni sarà giocata tra quanti vorranno tornare fisiologicamente al voto e quanti saranno disposti a tutto per non dare la parola agli elettori e Palazzo Chigi al “Caimano”. La mia speranza è che i Radicali italiani, resi politicamente liberi dalla fine del Governo Prodi, si sgancino dal corteo di quanti vogliono tenere in vita il cadavere della legislatura. La scelta di andare a sinistra fu per molti inopinata, ma non in sé incoerente. Dal mio punto di vista, solo sbagliata. Fu una scommessa: persa. Fare la scelta opposta (una scelta berlusconiana) per la prossima legislatura potrebbe essere, per i radicali tutti, e nel senso più nobile, molto conveniente. Un modo per dare maggior forza agli obiettivi che ci sono comuni.


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