Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia

Le parole con le quali il segretario della CGIL Guglielmo Epifani spiega oggi al Corriere della Sera la sua strategia per aumentare salari e pensioni sono quelle di un leader che punta a trasformare il sindacato in una potente lobby elettorale in cerca di prebende pubbliche per i suoi iscritti, pagate dalla generalità dei contribuenti. E’ indecente pensare che – anziché riflettere sulla inefficienza della contrattazione collettiva, sui guasti di una arcaica normativa sul mercato del lavorio e sullo scempio di denaro pubblico determinato da un sistema previdenziale assurdamente generoso – Epifani proponga un contributo statale di cento euro a ciascun lavoratore dipendente e pensionato nella forma di un aumento della detrazione sul lavoro dipendente. Pagata, dice, con l’ever green della riduzione degli sprechi (non si capisce se anche di quelli di origine sindacale) e la tassazione “delle rendite”. In sostanza: si aumentano le tasse su autonomi, imprese e risparmiatori per ridurle ai lavoratori dipendenti. Le tasse vanno ridotte in generale e per tutti, perché soffocano l’economia e mortificano il lavoro, dipendente e indipendente; e perché finanziano una spesa pubblica largamente inefficiente della quale si potrebbe in buona parte fare a meno. I salari vanno difesi nella contrattazione, legandoli alla produttività ed ai risultati aziendali.Un sindacato serio si batterebbe per questo, anche nell’intento di spingere le imprese a investire e aumentare la produttività. Quello di Epifani è invece un sindacato burocratico che si muove con una logica da ente parastatale: incapace di qualsiasi innovazione, non trova di meglio che chiedere “aiuti di Stato” per coprire i suoi fallimenti.