Della Vedova: «Liberiamoci dai lacci delle intese collettive»

Intervista di Elvira Conca a Benedetto Della Vedova per La Provincia 28 ottobre 2007 pag.2

«Ha fatto bene il Governatore di Bankitalia a sottolineare che la vera anomalia italiana è rappresentata dai bassi salari. Sono i salari, non la precarietà la vera emergenza del nostro sistema occupazionale». Benedetto della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia commenta così l’allarme salari lanciato nei giorni scorsi da Mario Draghi.
Ma perchè in Italia i salari sono così bassi?
In Italia il livello medio delle retribuzioni è inferiore a quello dei grandi dell’Ue: del 16 per cento rispetto alla Francia, del 20 rispetto alla Germania e del 32 se guardiamo la Gran Bretagna.
Ancora più grave è che oltre ad essere basse, non crescono: rispetto all’inflazione negli ultimi dieci anni la crescita è di poco superiore allo zero. Questo comporta una scarsa capacità di acquisto  dei lavoratori che incide sui consumi e sul circolo virtuoso che mette in moto la crescita economica.
In che consiste l’anomalia italiana rispetto al resto dell’Europa?
La colpa è innanzitutto di un modello di contrattazione inefficiente, fondato sul contratto collettivo nazionale, che produce, per le sue stesse caratteristiche, un livellamento burocratico delle retribuzioni e che è incapace di favorire la crescita salariale, dove ve ne siano le condizioni economiche. Il caso dell’imprenditore marchigiano della pasta che ha aumentato gli stipendi dei suoi dipendenti di 200 euro dopo aver provato a vivere per un mese con 1000 euro è la prova lampante che il sistema non funziona più.
Lo spazio di crescita dei salari ci sarebbero anche, ma ci sono dei meccanismi che non lo favoriscono. La via per avere un aumento delle retribuzioni è opposta a quella indicata dai sindacati: contratti aziendali e locali, flessibilità salariale, legame fra retribuzioni e produttività del lavoro.
In questo modo non si rischia di danneggiare i milioni di lavoratori impiegati nelle piccole e medie imprese che spesso hanno scarso potere contrattuale?
Il fatto che il contratto collettivo nazionale livelli verso il basso le retribuzioni è un dato di fatto e a dirlo non sono solo io ma anche, ad esempio Pietro Ichino. In primo luogo perchè, soprattutto al sud i minimi tabellari sono molto spesso aggirati con il sistema del netto in mano inferiore al netto in busta paga. Poi, perchè non si tiene conto che all’interno dello stesso settore produttivo, ad esempio il metalmeccanico ci sono realtà molto differenti: c’è l’azienda hi-tech e c’è la fabbrichetta.
Una situazione facilmente superabile con la contrattazione decentrata o aziendale.
Basterebbe questo per portare il livello dei salari dei giovani e quello dei loro genitori?
No, perchè sono cambiate le condizioni. Oggi il costo della flessibilità è tutto sulle spalle dei giovani perchè le precedenti generazioni godono delle enormi tutele garantite dall’articolo 18. Occorre cambiare le regole del gioco.
In che modo?
Come dice lo stesso Draghi, distribuendo parte dei sacrifici imposti ai giovani su tutti. Questo attraverso una riduzione delle tutele contrattuali come quelle garantite dall’articolo 18, ma anche diminuendo la spesa destinata alle pensioni.  Accanto a questo vanno previsti quei giusti ammortizzatori sociali presenti in ogni paese europeo
dove è in vigore un sistema del mercato del lavoro flessibile.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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