Bush fa i conti in tasca a Kyoto: spendi 20 per guadagnare 2

L’inefficacia del protocollo, il piano americano, la proposta di una carbon tax. L’audizione di Della Vedova
da Il Foglio del 10 ottobre 2007 pag. 3

Quando il discorso (da bar o da conferenza nazionale che sia) cade sul tema del riscaldamento globale, ormai tutti hanno imparato che si deve prima nominare il protocollo di Kyoto, poi sostenere che esso è la panacea al caldo che (dicono) fa, e infine inveire contro gli Stati Uniti che, non ratificando quel trattato, impediscono al mondo di salvarsi. Non è così semplice come si crede e l’Amministrazione Bush, dopo accurate analisi di costi e benefici di un’eventuale applicazione del protocollo, sta valutando la fattibilità di un piano ambientalista alternativo e l’introduzione di una carbon tax su cui il Congresso si esprimerà nelle prossime settimane. Per questo a Washington la commissione Ambiente sta studiando dove "il modello Kyoto" ha fallito, soprattutto in Europa.
Tra le audizioni di questi giorni ieri era il turno dell’Italia e di Benedetto Della Vedova. Ex eurodeputato critico sul tema, il presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia ieri ha parlato ai colleghi statunitensi della "deludente esperienza europea. Deludente perché i meccanismi di tetto alle emissioni sul modello di Kyoto sono strumenti costosi e poco efficaci per fronteggiare il cambiamento climatico e finiscono per inibire la crescita economica, piuttosto che promuoverne una pulita". Dati alla mano, Della Vedova ha sottolineato come "tagliare le emissioni di C02 costi circa 20 dollari per tonnellata, a fronte di un beneficio ambientale atteso di circa 2 dollari: una politica autolesionista".
Gli Stati Uniti da diversi anni sostengono che applicare il protocollo sarebbe un suicidio economico e che ciò non risolverebbe comunque il problema, ma in Europa, dove paradossalmente la letteratura su Kyoto è meno fiorente che nei paesi non firmatari, "quando Bush dichiara che i tagli alle emissioni serra possono inibire la crescita economica", ha proseguito Della Vedova, "le sue parole sono lette come una preferenza alla crescita economica ad ogni costo piuttosto che una ragionevole sottolineatura di un’analisi di costi e benefici". Il riscaldamento globale non è necessariamente un’emergenza da combattere, quanto piuttosto un probabile evento da affrontare, ma l’Europa ha da tempo scelto la "battaglia" contro il caldo anche per trovare una sua identità nell’arena internazionale: servirebbe invece – ha incalzato Della Vedova – "una posizione ragionevole sul riscaldamento globale, ma anche che gli Stati Uniti adottassero una posizione attiva nel dibattito internazionale. E’ necessario individuare vie alternative, così come indicato di recente dal presidente Bush: per ridurre l’inquinamento e combattere il riscaldamento globale bisogna puntare su ricerca e investimenti nel settore energetico",
Della Vedova ha quindi citato lo studioso danese Bjorn Lomborg e la sua proposta di destinare lo 0,05 per cento del pii a nuovi investimenti in tecnologie a basso uso di carbone" in modo da avere investimenti sette volte inferiori ai costi di Kyoto ma – secondo questa tesi – molto più efficaci.
Sono i dati non citati dai media a muovere l’intervento di Della Vedova: "Il sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra (l’Emission Trading Scheme) non funziona" e soprattutto non incoraggia a investire in nuove tecnologie. "L’ambientalismo-ha concluso – è diventato un’ideologia che ha profondamente condizionato i partiti di sinistra in Europa". Occorre uscire dalle posizioni ideologiche e cercare nuove strade, non dimenticando (come troppo spesso si è fatto) che comunque "nessun accordo sul clima sarà credibile senza un vero impegno della Cina e dei paesi in via di sviluppo".


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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