Veltroni si iscrive alla lobby anti-Ogm di Capanna

di Benedetto Della Vedova, per l’Occidentale

Come è noto, Veltroni non firmò il referendum sulla legge elettorale, sebbene lo condividesse (o così diceva). Ed era un vero referendum. Ora ha firmato il referendum finto di Capanna contro gli Ogm (obiettivo: tre milioni di “voti firmati” entro metà novembre). A meno di non supporre che Veltroni firmi solo i referendum che non condivide (del resto, ha anche detto di essersi iscritto al Pci senza essere mai stato comunista), bisogna concludere che il  candidato leader del Pd ha iscritto se stesso e il nascituro partito alla coalizione dell’Ogm free.
Per evocare il gergo del vecchio Pci berlingueriano, si potrebbe dire che la coalizione anti-Ogm è insieme rivoluzionaria e conservatrice: “rivoluzionaria” nel senso che recupera un polverosissimo armamentario di analisi anti-sistema e anti-mercato, che fa dell’ambientalismo una continuazione del comunismo con altri mezzi; “conservatrice”, nel senso che serve a difendere, in maniera disperata e storicamente perdente, un’agricoltura che dal mercato e dall’innovazione tecnologica si sente minacciata dal punto di vista industriale e commerciale. Per la prima volta nella storia, si pensa di valorizzare l’attività agricola resistendo all’innovazione e disinvestendo in ricerca tecnologica.
La coalizione anti-Ogm è quanto mai vasta: va dalla Coldiretti alle Acli, dalla Lega Coop al WWF. Ha al proprio interno, per quella strana inversione di ruoli che a volte si verifica nella politica italiana, una sinistra (Capanna, Petrini) che difende posizioni di destra (la tradizione nazionale, il mito della terra e della natura e l’autarchia alimentare) ed una destra (in primis, le organizzazioni dei produttori agricoli) che agita argomenti di sinistra (contro la concorrenza selvaggia delle grandi compagnie straniere, l’ipermercificazione delle produzioni agricole, la brevettabilità della “vita vegetale”…).
E’ indubbio che in questo caravanserraglio di insurrezionalisti invecchiati e di produttori impauriti Veltroni si trovi a proprio agio, visto che così può esaltare al meglio il suo volto ecumenico e rassicurante. Al contrario, non c’è invece nulla di rassicurante nel fatto che questa coalizione anti-Ogm detti legge alla politica e trovi a destra come a sinistra acritici e interessati trombettieri.
Una classe politica seria tratterebbe questa coalizione per quello che concretamente è: una enorme lobby, che opera mossa da preoccupazioni e interessi di carattere sostanzialmente protezionistico, con argomenti “terroristici”. Terroristico è l’uso ostruzionistico che nella propaganda anti-Ogm viene fatto del “principio di precauzione”, che ha ormai cessato di indicare una valutazione improntata alla cautela su questioni scientificamente controverse, per divenire un “principio di proibizione” di qualunque condotta che comporti potenzialmente rischi per la salute umana o per gli equilibri ambientali (quindi, a rigore, della scienza applicata in quanto tale).
Gli Ogm in agricoltura sono usati da anni e non esistono, nella letteratura scientifica, studi che dimostrino la loro pericolosità per la salute umana o per l’equilibrio ambientale: un pericolo tale, insomma, da giustificarne il bando assoluto.
Esistono al contrario studi che raccolgono il consenso quasi unanime degli studiosi del settore e che dimostrano la possibilità di coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e geneticamente modificate (senza rischi particolari di “inquinamento genetico”). La coesistenza sul piano “naturale” trova poi un obiettivo riscontro sul piano commerciale, visto che le produzioni transgeniche allargano e non restringono il mercato e la possibilità di scelta dei consumatori. Studi altrettanto seri dimostrano come le colture transgeniche possano attenuare i danni ambientali connessi all’uso massiccio di pesticidi e diserbanti, accrescendo la “resistenza” delle produzioni e riducendo i consumi idrici. Inoltre, visto che possono sensibilmente aumentare la produttività per unità di superficie, le coltivazioni transgeniche sono nel medio periodo una risposta praticabile al sensibile aumento dei prezzi di numerosi prodotti agricoli, conseguente alla massiccia crescita della domanda dei paesi emergenti. Il tutto, senza considerare che le colture transgeniche, per le loro caratteristiche sono oggi una vera chance per soddisfare il fabbisogno alimentare dei paesi poveri.
Tutto questo in Italia non sembra contare praticamente nulla. La guerra agli Ogm (alimentata dal pregiudizio popolare) è totale, essendo proibita perfino la sperimentazione di colture transgeniche in campo aperto. Ma una logica così domestica, con argomenti e dati pesantemente addomesticati, non è destinata a reggere alla prova dei fatti. E non può continuare a tenere in ostaggio la politica. Continuando ad accumulare ritardo e ad agitare pregiudizi maldestri, non si fa che scavare la fossa all’agricoltura e alla ricerca agrobiotecnologica italiana. L’Ogm free si potrà affermare nel mercato come strategia di posizionamento commerciale – il che va benissimo – ma è irrazionale e controproducente pensare di poterlo imporre, a tutti, per legge.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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