La religione di Marx

In risposta a Luigi Pavone

Di Massimo Messina

Nell’articolo (pubblicato su generzioneelle.it) "Marx, Popper e la religione" Luigi Pavone continuava il confronto in atto tra il mio ed il suo punto di vista relativamente alla religiosità nel pensiero marxiano, che lui nega (ed io affermo) esservi. Pavone scrive che l’ideale "della società comunista ha una caratterizzazione socio-economica profondamente radicata nell’Ottocento industriale e operaio", mentre tale caratterizzazione sarebbe "completamente assente nel regno messianico". Non lo nego, ma anche affermo che il riscatto dell’oppresso, l’abbondanza e l’eguaglianza sono caratteristiche presenti nelle necessariamente vaghe descrizioni che Marx fa della futura società comunista e che tali elementi sono concetti che hanno origine (non esclusiva, per carità biblica e che non sia un caso che il profeta Marx abbia origini ebraiche.

Pavone scrive che "al regno messianico si accede attraverso la preghiera e riti magico-religiosi e non attraverso la caduta tendenziale del saggio di profitto!" e che nei "racconti vetero-neotestamentari il regno messianico non ci è presentato come una società in cui il superamento del capitalismo si realizza in un sistema produttivo senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione". Al regno messianico si accede attraverso la preghiera, ma quest’ultima altro non che lo strumento per rafforzarsi interiormente e comunitariamente per agire nel senso del regno messianico stesso, inteso come regno della pace, dell’abbondanza, della giustizia. Secondo Pavone "l’ideale del regno messianico si costituisce all’insegna di un ritorno alle origini", mentre "l’ideale della società comunista – di una società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione – ?un ideale intrinsecamente progressista, propone o annuncia l’avvento di ciò che nella storia della umanit?si costituisce come assoluta novità. A quale passato ci si riferisce quando nelle scritture e nei testi esegetici si parla dell’avvento dell’era messianica? Al paradiso terrestre?

Per dirimere la questione relativa alla religiosità o meno del pensiero marxiano invitavo Pavone a dare una definizione di religione ed ancora aspetto e non mi permetto di contraddirlo fino a quando non avremo una definizione condivisa. Nel frattempo, però credo mi sia lecito continuare a parlare della religiosità di Marx in base alle definizioni che ho riportato io, entrambe le definizioni tratte da Wikipedia, da me citato non perché autorità in materia teologica, ma proprio perché programmaricamente intendo far sì che la teologia non sia appannaggio esclusivo dei chierici, degli esperti, ma trattabile da qualsiasi laico. Dico entrambe le definizioni perché vedo nel pensiero marxiano anche un dio, ovvero la storia che inesorabilmente ci conduce verso la società comunista (non senza la collaborazione umana, come vuole la tradizione ebraica).
La mia citazione di Popper faceva riferimento ad un’ulteriore citazione, che l’epistemologo austriaco ha contribuito a rendere ancora più famosa: "Quando l’uomo tenta d’immaginare il Paradiso in terra, il risultato immediato “un molto rispettabile Inferno" (Paul Claudel 1868 – 1955 da ‘Conversazioni nel Loir-et-Cher’), che Popper applica proprio al marxismo.

Pavone ci tiene a scrivere che a suo parere il teorema della caduta tendenziale del saggio di profitto ?falsificabile e che siano presenti altre proposizioni "all’interno del corpus marxiano suscettibili di controllo empirico e razionale". A proposito affermo con Popper che l’ideologia marxiana permette di interpretare la realt?cadendo sempre all’impiedi. Se il movimento comunista perde colpi o fallisce, come è accaduto, ad esempio, non significa che la teoria marxiana abbia fallito per un comunista, bensì che ancora debba realizzarsi. Non basta dire che accadr?questo e quello, ma anche quando accadrà per poter essere falsificabile, no?
Ringrazio Pavone per avermi indicato l’evoluzione dell’epistemologia dopo Popper e lo invito a spiegare meglio quali sono le sue conclusioni in proposito, magari scrivendoci un articolo che sia comprensibile ai più. Nel frattempo continuo ad usare il falsificazionismo popperiano per distinguere tra scienza e non scienza, fino a quando non avrà il tempo di aggiornarmi seguendo anche, ovviamente, le indicazioni da lui suggeritemi.


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