Il caso Adinolfi

L’unica novità di Adinolfi è che si affacci alla politica dell’universo dei blog

Di Luigi Pavone

La candidatura di Pannella alla segreteria del Partito Democratico (prossimo venturo) è stata respinta. Panebianco vede nella fusione di Ds e Margherita il prolungamento del compromesso storico, e giustifica così l’esclusione di socialisti e radicali. Non c’è bisogno di sottoscrivere la tesi molto suggestiva (forse anche corretta) di Panebianco per rendersi conto che Pannella sta al Partito Democratico (quello che c’è e non quello che vorremmo ci fosse) come… il cavolo sta a merenda. Ma il punto è proprio questo. Escludere Pannella sulla base di motivazioni politiche – motivazioni che per altro ritengo molto convincenti, politicamente convincenti – ha significato un atto fortemente antidemocratico nei confronti degli elettori del centrosinistra, un filtro o una censura politica che tradisce la gestione verticistica e conservatrice del ceto dirigente di Ds e Margherita. La concezione ingenuamente e grossolanamente moralistica che gli italiani coltivano della politica lascia intuire che non ci saranno particolari segnali di insofferenza per queste primarie che si annunciano antidemocratiche e plebiscitarie.

Accettata invece la candidatura di Adinolfi. Ma di Adinolfi non si parla o si parla poco. Ciò che della sua candidatura alla leadership del Partito Democratico (prossimo venturo) è interessante non è il lato strettamente politico ed elettorale – il programma politico di Adinolfi non c’è o se c’è non va molto al di là di una patetica richiesta di partecipazione alla vita politica da parte della generazione post-sessantottina, il suo peso elettorale è scarsissimo –, ma il fatto che Adinolfi si affaccia alla vita politica italiana attraverso la realtà dei blog. Per chi sostiene che queste forme di giornalismo e di opinionismo emergenti in rete possano costituirsi come fattori di informazione alternativa a quella della stampa tradizionale politicamente imbrigliata – o qualcosa che va in questa direzione semplicemente in termini di domanda –, la candidatura di Adinolfi non può non rappresentare una forte evidenza a sfavore di tale ottimismo, perché esibisce quella stessa commistione di politica e giornalismo alla quale a ragione attribuiamo i mali della informazione di establishment. È cioè il segnale di una omologazione della informazione “alternativa” a quella di establishment.

Sulla natura del giornalismo italiano sono stati scritti parecchi libri. Una tesi particolarmente diffusa e documentata vede nella politicizzazione dei giornali una delle caratteristiche principali del giornalismo italiano. È una caratteristica fortemente negativa per la divisione dei poteri e il controllo della politica da parte della opinione pubblica. Se Adinolfi è rappresentativo dell’universo dei blogger – ed ha tutta l’aria di esserlo –, allora è probabile che le speranze che abbiamo riposte nel giornalismo alternativo dei blogger siano state mal riposte, perché il cerchio di politica e giornalismo non ne risulta spezzato, ma fondamentalmente confermato. Ciò sembra suggerire che il blocco tendenzialmente unitario di politica e giornalismo non dipenda tanto da assetti proprietari riconducibili alle tipicità del capitalismo italiano o dalle caratteristiche della storia dei movimenti politici in Italia, quanto piuttosto dalla incapacità di concepire – in termini concettualmente rispettabili – la neutralità del giornalismo rispetto alla politica. I fatti sono stupidi e chi crede nella possibilità di raccontarli indipendentemente dagli schemi concettuali e dai valori di chi li racconta dovrebbe andare a scuola di relativismo. Siamo davvero obbligati a pensare alla neutralità del giornalismo in questi termini, nei termini cioè del resoconto oggettivo dei fatti? La neutralità del giornalismo rispetto alla politica andrebbe recuperata non già sul piano della oggettività ingenuamente concepita come resoconto oggettivo dei fatti, ma sul piano della costruzione di valori alternativi a quelli della politica. I blog riusciranno a promuovere o a costituirsi come cultura alternativa alla stampa tradizionale nella misura in cui saranno capaci di costruire valori alternativi di informazione dei fatti. Una volta tanto i poteri causali risiedono nella mente! 


Comments are closed.