Per quanto ci si sforzi, il liberismo non può essere che di destra

In tema di liberismo, vi proponiamo due interessanti contributi della blogosphera: il primo di Michele Boldrin su NoisefromAmerika ed il secondo di Antonio Mele e Andrea Asoni su Epistemes.

Nel primo articolo, Boldrin (docente di Economia presso la Washington University) compie una articolata ma semplice analisi teorica delle tesi di Giavazzi e Alesina, confutando o criticando alcuni dei loro argomenti con uno stile pungente e volutamente forte. Nel secondo pezzo, Asoni e Mele (dottorandi di ricerca in Economia a Chicago e Barcellona) sostengono l’esistenza della relazione inversa tra efficienza ed equità, contrariamente a quanto affermato dagli autori de “Il liberismo è di sinistra”. Questa “antipatica” contro-indicazione del mercato, però, non deve stupire: il mercato crea occasioni di profitto e di maggiore benessere anche da un fenomeno che a prima vista potrebbe essere giudicato negativamente, l’aumento della disuguaglianza.
Gli autori studiano poi i valori delle persone di destra e di sinistra in Italia, mostrando come le idee del liberalismo classico in economia trovino terreno più fertile tra coloro che si definiscono di destra, non tra quelli di sinistra.

Emblematica la conclusione di Asoni e Mele: “A gettare i semi in terreni aridi si rischia di non aver raccolto. E se nel fare così si lasciano i terreni fertili incolti il danno è ancora maggiore.”
E’ quanto sosteniamo da tempo.

Il liberismo non è di sinistra, di Michele Boldrin

Contrordine compagni! Il liberismo rimane di destra


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