Non sarà una chimera…

Perché la Chiesa perderà la guerra per il disarmo unilaterale della scienza

di Carmelo Palma, su L’Opinione del 14-09-07

Di fronte ai temibili scenari aperti dal progresso delle scienze della vita, l’approccio della Chiesa è in buona misura analogo a quello di quanti, dall’immediato dopoguerra, e da questa parte del muro, ritenevano che la sperimentazione nucleare dovesse essere bandita e che la sua prosecuzione fosse l’irredimibile colpa morale di cui si macchiava l’Occidente. Il parallelo tra le chimere autorizzate dall’HFEA (Human Fertilisation and Embryology Authority) e le armi atomiche è peraltro immediatamente ricorsa nei commenti degli esponenti della gerarchia cattolica e del quotidiano Avvenire.
La Chiesa di fronte al rischio (ancora remoto) della “bomba genetica” propone quel disarmo unilaterale che gli antinuclearisti e pacifisti pretesero e non ottennero dall’Occidente di fronte al rischio, già sperimentato, di nuove e definitive catastrofi atomiche. Dietro la Chiesa marcia, di certo compatto, ma forse non del tutto consapevole, il fronte politico-culturale di chi vede nel disarmo biogenetico dell’Occidente l’espressione più coerente della sua identità storica e politica.
Visto che oggi le bio-scienze e la medicina non consentono solo di influire sulle sorti individuali degli persone, ma anche di interferire con il destino storico e biologico del genere umano, è del tutto comprensibile che, nel nome di un’etica di genere, la linea di difesa della Chiesa sia l’embrione e che la difesa sia radicale: al rischio della manipolazione indiscriminata si contrappone il principio dell’intangibilità assoluta; al pericolo della programmazione eugenetica il principio della causalità naturale, come base moralmente necessaria dell’identità umana.
Contro il nucleare non si diceva qualcosa di molto diverso: la forza che poteva cancellare la vita (e non solo quella umana) dalla terra, andava cancellata dalla vita degli uomini; l’energia che risvegliava tentazioni smisurate, sul piano tecnico come su quello politico, andava inscritta tra i tabù morali e scientifici del genere umano. Per i pacifisti la distinzione tra nucleare militare e civile rispecchiava una cattiva coscienza e nascondeva una inconfessata volontà di potenza. A maggiore ragione, era considerata mostruosa la distinzione tra i diversi “nucleari militari” sulla base dei diversi ideali etico-politici che essi, concretamente, servivano. La bomba di New York era uguale a quella di Mosca. Allo stesso modo, la Chiesa pensa che il “trafficare” con gli embrioni sia di per sè “eugenetica nazista”. La selezioni degli embrioni attraverso la diagnosi pre-impianto equivale alla selezione della razza. L’utilizzo a fini di mera riproduzione cellulare umana di un ovocita animale e la destinazione del “chimerico” prodotto a studi e test di laboratorio per la Chiesa equivale, integralmente, alla creazione dell’“uomo-bestia”. Eppure non è solo una “scienza atea” ad avvertire la profonda differenza tra una manipolazione che serva a studiare o prevenire una malattia e una che invece serva a “dopare” geneticamente un nascituro o, peggio, una “stirpe”. Questa differenza è avvertita come necessaria soprattutto nei casi in cui sia difficile concretamente stabilire il limite esatto fra l’una e l’altra condotta e addirittura nei casi in cui si ritengano entrambe inammissibili. E’ proprio il senso di questa differenza a costituire il discorso bioetico. Eppure è a questo senso comune, che diventa una sorta di common law bioetico, che la Chiesa dichiara una guerra totale.
Bollare l’atteggiamento della Chiesa come antiscientifico sarebbe troppo ovvio. Ma sarebbe sbagliato. L’idea del disarmo unilaterale e dell’autocensura della scienza  – oggi come ieri – non riflette affatto la sfiducia nella sua capacità di provvedere al bene dell’uomo, bensì lo scetticismo sulla capacità umana di governare efficacemente fenomeni che in grande parte sfuggono, per portata ed effetti, alla capacità di influenza e controllo delle istituzioni politiche e dello stesso pensiero razionale.
Anche giudicare meramente religiose le preoccupazioni della Chiesa sarebbe sbagliato: sulla “genetica liberale”, Habermas la pensa davvero come Ratzinger. Non giunge solo alla stesse conclusioni. Vi giunge sostanzialmente allo stesso modo. E ragionare così non è, di per sé, un indice di fanatismo.
Dunque, nihil sub sole novi. E tutt’altro che nuovo sarà presumibilmente l’esito di questo scontro.
La ragione per cui l’Occidente non ha dato retta al ragionevole catastrofismo anti-nucleare è la stessa per cui oggi non obbedirà all’ingiunzione della Chiesa. Ed è una ragione che non ha solo a che fare con il complesso formidabile di interessi e appetiti politici ed economici che le tecnoscienze alimentano e soddisfano. La ragione (purtroppo o per fortuna) ha a che fare con ragioni più nobili e più profonde.
L’Occidente, dal Rinascimento in poi, non ha solo dettato i termini e le tappe della scienza sperimentale, ma ne ha fissato il vocabolario civile e morale, ne ha assicurato un radicamento autenticamente antropologico (e quindi drammaticamente evolutivo) e ne ha garantito il dialogo e il collegamento con il più vasto ambito dei saperi e delle conoscenze umane. Da tutto ciò è sortito uno statuto morale della scienza che non consente di fissare, una volta per tutte, la “frontiera dell’umano” (anche se ciò non esclude affatto che essa sia sempre, di volta in volta, fissata, in modo storicamente concreto e razionalmente fondato). Si accusa la scienza di materialismo, ma sembra vero l’esatto contrario. E proprio lo statuto della scienza occidentale (non il cinismo degli scienziati) a non riconoscere un limite che non sia morale (cioè relativo ai fini e ai modi della ricerca scientifica e delle sue applicazioni), ma meramente materiale. Il limite non poteva essere l’atomo, e dunque non può essere l’embrione. I limite non può essere la germinalità in quanto tale, in ogni sua manifestazione, anche nella più impersonale; il limite non può essere la vita intesa nel senso insieme  più astratto e più materiale, cioè in senso biologico. La scienza e la cultura occidentale non potrà mai “tabuizzare” l’embrione, come non ha “tabuizzato” l’atomo.
Per questo, la Chiesa perderà la sua guerra dentro l’Occidente. E per questo bisognerebbe riconoscere che la sua guerra è anche, in buona misura, contro l’Occidente.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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