Tanto va il cinese…

Di Valeria Manieri

Conoscono il capitalismo e le leggi di mercato meglio di noi capitalisti. Forse sono addirittura più furbi, con una abnegazione per il lavoro e spirito di sacrificio smisurato. Anzi no. Ritratto sul “più furbi”: non hanno democrazia e vivono davvero come rotelle di un grande ingranaggio. Almeno così li fanno apparire in molti “documentari”: eh, sì, perché ormai il cinese fa tendenza e diventa oggetto di studio. Facevano presente giorni fa in un approfondimento del TG3 che a Roma ci sono migliaia di cinesi stressati che si recano dagli psicologi nostrani con strane sindromi e un profondo desiderio di tornare a casa. Non si spiegano come mai sono andati tanto lontano dacchè oggi la loro America è la Big Mother China. Accidenti poi…questa crisi economica italiana ed europea proprio non se l’aspettavano. Così, rinfrancati dai nostri psicologi che gli prescrivono qualche farmaco largamente diffuso in Europa e Stati Uniti (magari potremmo sfruttare l’andazzo e cercare di trovare in oriente una via per nuove spezie…prozac and co. ad esempio) prendon le loro valigie vero finto Louis Vuitton, le magliette in puro nylon, originali s’intende, di qualche stilista italiano e tornano a casa. Tornano a casa, dicevamo, come guerrieri infaticabili ma un po’ stressati. Dopo aver rivoluzionato il nostro mercato e la produzione,una piccola tara ereditaria come contava Emile Zola l’hanno avuta anche loro: stress al posto del Confucio. Suvvia, qualche rimpianto lo abbiamo anche noi però: non abbiamo imparato neanche un pò di Confucio o qualche proverbio per mandar giù meglio la pillola. Da goderecci quali siamo sappiamo però cosa sono gli involtini primavera. E già è qualcosa. Tornano a casa piano piano, i cinesi….ecco che però qualcosa accade in noi occidentali. Per la serie ”nun me lassà”: se Maometto non va alla montagna è la montagna che va da Maometto. Valanghe di studenti che presentano la tesi di laurea sul modello cinese, gente che si mette a studiare il cinese,con evidenti carenze e difficoltà…i cinesi che conosco hanno dei vocioni assurdi o delle vocine che in confronto Judy Garland sembra la De Filippi… Adulti, politici, semplici curiosi trascorrono le loro vacanze in Cina cercando di afferrare il segreto del loro successo e della loro apparente felice non democrazia. La Cina è vicina diceva qualcuno. E intanto, parlando di cose appena più serie, la C n o o c si batte per l’acquisto della Unocal. La compagnia petrolifera cinese scalda il fianco agli americani,e la Chevron lo sa bene. Il gruppo cinese si guadagna il rispetto e l’ostilità del Congresso americano, intimorito parecchio dall’ipotesi che una società statale made in China si appropri della gloriosa compagnia californiana. Ancora, guarda un po’ cosa ti combina un ingegnere cinese. Kai-Fu Lee, ex ingegnere per la Microsoft, è passato alla concorrenza, da Bill Gates a Google. La Microsoft non l’ha presa benissimo, infatti ha subito ribattuto con una azione giudiziaria. Il signor Kai–Fu Lee ha "dimenticato di dimenticare” tutte le informazioni riservate sulle strategie di Bill Gates per il mercato cinese della Microsoft. Battaglia a tutto campo, motori di ricerca, tecnologie, risorse petrolifere. E se da una parte c’è una Cina che si protegge e dei cinesi che tornano a “Surriento”, dall’altra ne abbiamo una che fa l’occhiolino a noi europei, che ricambiamo volentieri. Recentemente Pechino ha chiuso tutti e due gli occhi per intraprendere trattative con la compagnia europea Arcelor. Se infatti nel piano nazionale per la siderurgia i nostri amici orientali vietano agli stranieri di partecipare o prendere il controllo delle acciaierie cinesi,per noi fanno una eccezione, sicuri che da questi capaci imprenditori europei possano trarre qualche utile insegnamento. Su alcune questioni economiche il feeling tra Europa e Cina cresce, come dimostra anche la recente revoca dell’embargo sulle armi tra Cina e Italia. Tutto ciò non deve andare a genio agli americani,che giustamente non sanno se diffidare o meno da questa cosiddetta realpolitik europea che rende l’Atlantico piuttosto burrascoso per via delle delicate strategie economiche e politiche. Se Verdone anni fa con un simpatico titolo di un film raccontava “C’era un cinese in coma”, avvisiamo la gentile clientela che, qualora lo fosse mai stato, il cinese si è svegliato da un pezzo. Al massimo ora, è solo un po’ stressato per via dei molti impegni.


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