Ora ridurre le tasse e liberalizzare i contratti di lavoro

Intervista a Benedetto Della Vedova di Barbara Alessandrini

L’Opinione del 14 luglio 2007

L’altro ieri l’Istituto Bruno Leoni ha fatto il punto sullo stato delle liberalizzazioni in Italia ad un anno dal decreto Bersani. Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e parlamentare di FI pronuncia un verdetto in fondo clemente nei confronti della riforma Bersani. Se non altro perché rappresenta un’indicazione precisa, seppur imperfetta, da cui l’eventuale prossimo governo di centrodestra non potrà prescindere.
La controversa lenzuolata di liberalizzazioni attuata dal ministro Pier Luigi Bersani ha prodotto benefici effettivi sul mercato?
Quello di Bersani è stato un tentativo importante di operare una serie di interventi micro settoriali sulle indicazioni dell’Antitrust anche se ha innescato la coalizzazione delle categorie corporative interessate ed ha risentito, in alcuni provvedimenti, di un’impostazione troppo dirigista.

In quali settori?
Beh ad esempio nelle ricariche telefoniche dove è stata attuata una riforma più ‘chaveziana’ che liberista. Ma c’è un altro aspetto da evidenziare. La difesa del consumatore, come lo chiamano, si è arrestata davanti agli interessi dello Stato. Ad esempio sulle telecomunicazioni, sui mutui e sulle Rca auto si decide di intervenire a difesa del consumatore ma mai nessuno che abbia dato l’indicazione di intervenire sulle tasse che gravano in ognuno di questi comparti sui cittadini. Come dimostra ad esempio la tassa di concessione, molto alta, sugli abbonamenti telefonici e di cui la maggior parte degli utenti non è a conoscenza. Oppure i mutui, sui quali è stata introdotta l’abolizione della penale sulla recessione anticipata dal contratto. Ma sui quali, per completare l’intervento in senso davvero liberale bisognerebbe, come io avevo proposto, abolire la tassa per chi accende un mutuo sulla prima casa.

E poi c’è il settore autovetture…
Un altra fonte di carichi per i proprietari. Sulla polizza assicurativa, obbligatoria, grava una tassa del 12%. Anche in questo caso ho lanciato la proposta di ridurre questa gabella ma mi sono sentito rispondere picche. Insomma il cardine della liberalizzazione è l’intervento sulle tasse specifiche e sul fisco in generale. Resta il fatto che Bersani, anche se ha peccato di eccesso di dirigismo, ha dato un segnale notevole sul piano politico, e di cui la Cdl dovrà tener conto quando tornerà alla guida del paese.

Ecco, in prospettiva di un ritorno della Cdl al governo quali priorità e quale tabella di marcia suggerirebbe alla coalizione di cui fa parte per rilanciare quel progetto liberale in gran parte tradito dal passato esecutivo Berlusconi?
L’ordine di interventi è questo: Fisco e tasse in prim’ordine. E’ un controsenso cercare di liberalizzare un paese in cui metà della ricchezza se ne va in spesa pubblica e dove la pressione fiscale è al 45%. Gli altri settori su cui intervenire perché destinati ad avere un peso crescente sull’economia italiana, sono le pensioni, la sanità e la scuola dove la libertà di scelta degli utenti tende allo zero a causa dei monopoli pubblici. Infine c’è da rivedere il settore dei servizi pubblici locali, in cui mi sembra che gli sforzi del ministro Lanzillotta siano destinati a non avere alcun riscontro. Gli interventi specifici invece andrebbero a mio avviso affidati alle varie Autority.

Esattamente ciò che non ha fatto il ministro Bersani…
No, Bersani ha scavalcato questi organi di controllo. Ma Banca Italia, Consob o l’Autority per Tlc, dovrebbero ricoprire un ruolo specifico nella gestione delle liberalizzazioni con potere di intervento là dove ci sono storture di mercato o posizioni dominanti. Sulle ricariche, ad esempio, sarebbe stata necessaria la presenza dell’ Autority mentre Bersani ha preferito attuare un colpo ad effetto populista che di fatto ha soltanto consentito alle aziende di innalzare il costo delle telefonate.

Il Parlamento europeo sta tentando un ulteriore posticipo della liberalizzazione dei servizi postali al 2011 ed al 2013. La battaglia contro le resistenze alla concorrenza non è dunque soltanto italiana?
E’ da tempo che all’interno del parlamento europeo si impone una lobby che ha sempre ostacolato il D-Day delle liberalizzazioni. La difesa di alcuni spazi del monopolio è interesse di molte aziende postali che spingono per rimandare il più possibile l’apertura al mercato delle poste, ma così facendo si danneggiano operatori ed utenti.

Torniamo in Italia dove anche sul piano lavorativo la situazione è molto ingessata…
In Italia c’è una vera e propria emergenza retribuzioni che va risolta con una svolta liberale.

Prima bisognerebbe però abbattere i sindacati…
L’unica riforma utile è la liberalizzazione dei contratti di lavoro e lo smantellamento del contratto nazionale che consentirebbe di superare il monopolio del sindacato e l’attuale situazione salariale che l’unica garanzia che fornisce sono i profitti alle aziende.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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