Skalone, una proposta inaccettabile

Di Edmondo e Daniele Arletti

Lo <> come meccanismo per affrontare la riforma delle pensioni è un "metodo a strappo", non accettabile, neppure in una società privata di assicurazioni sulla vita perchè darebbe luogo, giustamente, anche a migliaia e migliaia di cause. Tanto meno dovrebbe arrivare dallo Stato, nè dai Sindacati Confederali e neanche dai Partiti Progressisti che si possono ritenere tali. Lo sKalone quindi non è conforme alle esigenze dei lavoratori Italiani, soprattutto perchè negli ultimi anni sono già stati sottoposti a pesanti aumenti di contribuzione e contemporaneamente abbiamo avuto una svalutazione, senza nessun recupero, specie per le classi meno abbienti. Prima del Governo di centro-destra si aveva (per i bassi livelli retributivi) una tassazione media irrisoria. Nel corso di questi anni poi c’è stata un’ingiusta tassazione per chi aveva delle retribuzioni al limite della sussistenza, sempre crescente. Dal 2004 gli scaglioni per il calcolo dell’RPEF partivano da chi aveva il reddito più basso con una tassazione già del 18%. Nel 2006 vi è una modifica che lascia inalterati gli scaglioni verso l’alto (i redditi più consistenti venivano tassati virtualmente al 45%), la fascia del centro degli scaglioni rimaneva sostanzialmente inalterata, mentre per chi aveva il reddito più basso venne successivamente ancora aumentata – con un salto – dal 18% al 23%, con una piccola annotazione che chi non aveva il lavoro fisso, o spesso era con un lavoro precario, restava senza la retribuzione per i periodi di disoccupazione. Esisteva, in effetti, un modestissimo "sussidio di disoccupazione" che però veniva sospeso dopo 6 mesi o immediatamente anche con il subentro di un lavoro saltuario: non si capisce con quali mezzi propri, o non è dato di conoscere come costoro riuscissero a sopravvivere!!! Sempre nel 2006 era stata abbassata la tassazione per i redditi dei più ricchi che da 45% passava al 43%. Il meccanismo di tassazione era stato miracolosamente invertito e diventava anti-sociale: paradossalmente chi era più ricco veniva tassato di meno, e chi era al limite della sopravivenza doveva pagare più tasse. Venne utilizzato un sistema con scaglioni, modulato in modo che premiasse il ceto medio e quello alto. L’ex-Governo di centro-destra affermava che le tasse erano calate, ma per chi? Per esempio nel 2005 se un cittadino guadagnava 75000 euro, avrebbe dovuto avere una tassazione al 45%. Era veramente cosi? Lo scaglione prevedeva che pagasse una base di 23.212 euro + 45% la parte eccedente ai 70.000. Quindi 75000 – 70000 = 5000 euro tassati al 45% = 2.250 euro. Cioè¨: 23.212 + 2.250 = 25.462 euro. Quindi la percentuale di tassazione reale era circa del 34% e NON IL PROFESSATO 45%!!!. Le pensioni rimanevano sempre alla minima indipendentemente dal costo della vita, doveva essere variabile da città a città , da Regione a Regione, o da Nord a Sud. Proponiamo di riesaminare anche gli SCAGLIONI, al fine di non invertire il peso della tassazione: SI AUSPICA DI FAVORIRE QUINDI LE "CLASSI MENO ABBIENTI" per consentire di avere qualche prospettiva in più, per quelle classi che spesso restano emarginate. Grazie poi alla nuova Legge Biagi, si prometteva un rilancio del mercato del lavoro e dell’economica (cosa che non avvenne, che ne dicesse l’ex-Ministro Tremonti, ma si creò solo una stagnazione dell’economia): infatti la realtà fu ben diversa e si andava incontro ad una precarietà mai vista prima ed un modello di flessibilità , conforme a certe necessità del momento, ma che non potevano reggere assolutamente alla distanza. Si fece apparire che la disoccupazione, per le prese di posizione del Governo di centro-destra, stava diminuendo in virtù di questa <
> dove si promettevano milioni di posti di lavoro normali: in verità erano tutti precari, senza un futuro per i figli, senza la possibilità di fare un progetto per la vita, senza garanzie per chiedere un prestito, figurarsi quali garanzie potevano dare per accendere un mutuo, senza copertura economica per la malattia, spesso senza un periodo di riposo settimanale e dove si tornava indietro a tutte le conquiste Sociali dei Lavoratori (in testa l’"art. 18" che per i lavoratori dipendenti permetteva la sicurezza e garanzia del posto di lavoro – voluto dal Sindacalista Socialista On. BRODOLINI (nel 1970), con battaglie sindacali e politiche memorabili è che ne aveva portato ad un avanzamento storico della CLASSE LAVORATRICE (ricordiamolo sempre – oltre trent’anni fa). Dopo tutto quel passato storico che si era accumulato nel tempo e che permetteva una STABILITA’ per le FAMIGLIE, arriva la riforma sulle pensione (nel 2004), degli ex-Mininistri Maroni-Tremonti, che introduceva il meccanismo dello "scalone" che avrebbe dovuto entrare in funzione il primo gennaio 2008 I lavoratori che dovrebbero andare in pensione dopo quella data, grazie a questa proposta, incompatibile con le tradizioni sociali e sindacali, sarebbero rimasti bloccati per altri anni. Quindi per chi aveva già un diritto acquisito, oggi novità – gli viene tolto! Quindi i più penalizzati sono quegli anziani che vorrebbero andare in pensione ed i giovani che vorrebbero entrare nel mondo del lavoro, che avrebbero la piena penalizzazione conseguente proprio allo sKalone. Contemporaneamente avevamo un popolo di precari (di giovani, che già dai 33enni, spesso diplomati e laureati, per un meccanismo perverso creato dove non venivano più reimpiegati (non ritenuti più utili al processo produttivo) perchè non garantiva più oltre questa soglia d’età – un recupero fiscale assai cospicuo per l’inserimento al lavoro, per il recupero sulla formazione continua (troppa formazione non chiaramente finalizzata e poco lavoro effettivo così i lavoratori subivano anche una <>, che permetteva un ulteriore svalutazione del costo del lavoro), poi vi erano quegli anziani – sempre più poveri e con margini ridotti – che non arrivando più alla fine del mese, erano costretti ad integrare con altro lavoro la pensione minima, quando e se lo trovavano e a condizioni irrisorie. Invece, bisognerebbe invece incentivare l’opzione per quelli che anticipano o posticipano l’età pensionabile, per dare delle alternative alla nostra <>, dando degli interessi che emergono, degli stimoli, dove “la Vera ricchezza sarà disporre del proprio tempo e delle proprie potenzialità ” per un modello di vita migliore per il futuro, Per questo motivo si dovrà sviluppare già da subito come nuovo obiettivo emergente fondamentale in tutti gli ambienti politici progressisti per una qualità di vita migliore, che riguarderà tutti dai giovani agli anziani. In questo modo avremo più tempo da dedicare per i nostri figli, per il tempo libero, come valvola di sfogo, per il miglioramento della cultura desiderata, dove si rivoluzionerà in futuro – il concetto di LAVORO). Il problema del pensionamento anticipato o posticipato deve essere considerato come l’uno e l’altro aspetto della stessa medaglia. Secondo questo principio il problema potrebbe essere risolto con la presentazione della richiesta di anticipazione del pensionamento che deve essere inviata ad un "Centro di coordinamento e raccolta" all’interno dall’Ispettorato del Lavoro nelle sue competenze (2 anni prima). Analogamente chi chiede per motivazioni economiche, o quando viene a mancare un reddito nella famiglia, o per una scelta personale potrà fare questa richiesta per un prolungamento dell’età pensionabile. Dopo circa 1 anno dalla richiesta, una commissione preposta effettua un controllo e si calcola una sottrazione tra la maggior spesa per il pre-pensionamento (di tutti i casi di richiesta relativa) e l’ammontare di tutti i soldi risparmiati, negli anni richiesti di ritardo, per l’erogazione della pensione ritardata. Il risultato alimenterà una "cassa di compensazione". Il processo deve essere controllato di anno, in anno. Se questo valore è negativo si vedrà quanto lo Stato è disposto a sostenere questo servizio sociale. Se l’ammontare è positivo si avrà una disponibilità o per tanti casi dando una pensione più ridotta, o per pochi casi qualora ci fosse la necessità per andare incontro (es. malattia, o situazioni economiche particolarmente gravi) aumentando l’erogazione della pensione a livello individuale, scelta politica che dovrebbe essere presa a livello Nazionale, ma ciò non toglie che ci possa essere anche un contributo Regionale, o di altri Enti. Concludiamo con il principio della trasparenza che si traduce in un’esigenza indifferibile che dovrebbe caratterizzare i sistemi democratici, tanto riaffermati, quanto disattesi nella realtà (ritornando alla <> – come misura per valutare la democraticità di un sistema che doveva essere espressione di trasparenza tra Stato e Cittadino), senza colpire più di quanto sia giusto nei vari settori, dovrebbe essere pubblicata ufficialmente periodicamente (almeno 1 volta ogni 2 anni pubblicare la ridistribuzione del reddito nel mondo del lavoro) un elenco di tutte le retribuzioni delle varie categorie, a cominciare dalle Istituzioni, dal Quirinale, dal Senato, dalla Camera, di tutti i Ministeri (cercando di ispirarsi al modello inglese vedi il taglio dei costi della politica) e andare oltre (e anche costoro beneficiano del prolungamento della vita e quindi bisognerebbe applicare un trattamento equivalente), senza voler strafare, ne fare i rivoluzionari, ma bisogna far conoscere quanto è legittimo che sappiano gli Italiani, come sta esattamente la situazioni di quei cittadini che sono stati ben più fortunati (il che non vorrà dire rimanere come prima, ma ricavare dei fondi per riequilibrare in modo più equo i rapporti retributivi), magari promuovendo una leggera protrazione dell’età pensionabile dei Parlamentari, estendendola almeno a 5 anni e progressivamente (per es. dal 2010) allungando la "finestra di anzianità".


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