“XXY” di Lucia Puenzo

Di Gianfranco Cercone de Lucia

Un difetto che ricorre nelle opere prime, è un uso a volte opaco e grezzo del linguaggio del cinema. Il sentimento o il pensiero espresso, non giunge limpido e netto, ma un po’ come il suono di una radio mal sintonizzata: lo cogliamo, ma siamo disturbati da una massa indefinita di ronzii e di interferenze. Questo fastidio lo proviamo anche almeno nelle prime sequenze del pur notevole film di esordio della regista argentina Lucia Puenzo (vincitore della Semaine de la critique, all’ultimo festival di Cannes). Ma se siamo pazienti e prestiamo attenzione, troveremo pregi che ci ripagano di aver teso l’orecchio. Uno è particolarmente evidente: un personaggio difficile, che può risultarci estraneo, raramente trattato dal cinema, descritto con finezza. Si tratta di un ermafrodito, considerato in quel momento della vita, di per sé ambiguo e confuso, che è l’adolescenza. Alex ha tutte le apparenze di una bambina; ma ha genitali e desideri sessuali anche maschili. Di qui, intorno a lei, le preoccupazioni dei genitori, che la rispettano, ma allo stesso tempo si preoccupano del suo avvenire, e in particolare della sua integrazione sociale, già minacciata quando si rivela a un amico che non esita a diffondere ad altri ciò che gli è stato detto in confidenza; e quando avvia una tormentata relazione con il figlio di certi amici di famiglia. Bisogna operarla? Ma in questo caso, quale dei due sessi dovrà prevalere? Alla fine si impone, come è giusto, la scelta di Alex: non violerà l’ambiguità della sua natura, e non la nasconderà agli altri come fosse una vergogna. E’ una scelta che sembra condivisa dall’autrice, che, ambientando la vicenda sulla riva del mare (in Uruguay), mette a confronto il caso di Alex con specie marine rare o in via di estinzione: di fronte al mistero della natura, i pregiudizi sociali appaiono particolarmente vani. Ma, oltre all’equilibrio del punto di vista, ciò che si apprezza del film è l’esattezza con cui vengono colti il problema intimo e i conseguenti comportamenti della protagonista. Da un lato, c’è una natura, limpida e senza problemi, come la natura di ognuno; dall’altro, c’è lo sguardo del prossimo, che, incongruamente, trasforma quella natura in una colpa, o in un problema quasi irrisolvibile. Di qui gli atteggiamenti selvatici, o esibizionistici, di Alex; una solitudine subita, ma rivendicata con fierezza; ma anche la vulnerabilità, lo scoramento, dietro il quale si indovina un desiderio di autodistruzione.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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