Vite parallele- Della Vedova: sì a un incontro a destra, basta col mito di Pannella-Crono

Con Daniele, perché no? Susanna Turco intervista Benedetto Della Vedova per L’Indipendente del 4 luglio 2007 pag.2

E se nel centrodestra arriva un radicale più bravo di lui, Benedetto Della Vedova che fa, si ritira dalla politica? «Potrebbe essere un’ipotesi», ironizza lui, «ma bisogna discutere la premessa: come la misuri la bravura, in metri quadrati sui giornali? In tenuta delle posizioni? In lungimiranza delle scelte?». Parlando di Daniele Capezzone, che oggi presenta il network “Decidere” ed è a un passo dalla rottura coi Radicali, il presidente dei Riformatori liberali resiste alla tentazione del “te l’avevo detto” («le difficoltà del centrosinistra erano già scritte, si sono solo realizzate»), riconosce che l’ex segretario ha «preso le distanze dal governo in modo un po’ troppo brusco», ma non ci pensa nemmeno a parlare di “vittime” di Pannella. Lui, già «crocifisso» perché sosteneva anzitempo la politica delle alleanze, già candidato alla segreteria contro Capezzone (con il leader dei radicali che lo definiva pubblicamente «il nulla»), infine uscito dal partito ed eletto con Forza Italia mentre gli altri andavano a sinistra: abituato insomma a fare il “cattivo” della situazione, Della Vedova nega la storia del Pannella che divora i suoi figli. E «auspica» che il suo ex oppositore «non coltivi, anzi sfugga al clichè della vittima. Perché conoscendo la sua storia tutto si può dire tranne questo. Per anni Daniele è stato un interprete rigoroso del pannellismo. A lui Marco ha dato opportunità straordinarie, un sostegno diretto anche dentro il partito. E così pure è stato per Radio Radicale, dove ha avuto uno spazio enorme per tanto tempo: vederlo, ora, come vittima di Bordin…». E Della Vedova si è mai sentito vittima? «No. La lettura psicologica del Pannella-Crono piacerà forse di più. Ma in realtà si tratta di scelte politiche. E Daniele sa come funzionavano le riunioni, quando lui era in sintonia con Marco». E tutti i casi di cacciate, litigi, scontri durissimi? «Teodori, Spadaccia, Rutelli, Dupuis, Taradash… Una dinamica decennale. Credo che Pannella la consideri fisiologica. E anzi ritenga un valore l’aver formato tante personalità in un partito non certo grande come il Pci». Esercitato dunque a non stare nel cliché (per quanto tratti la sua storia nei Radicali italiani come qualcosa di concluso) Della Vedova arriva persino a una mezza apertura verso il suo ex oppositore: «Quel che ho detto a Daniele è che fatico a vedere un terzo polo. E formule come il network o il think tank non sostituiscono l’iniziativa politica. Non so se lui continuerà a scommettere su una futura sinistra liberale o sceglierà di pagare il prezzo di un cambio di schieramento a un solo anno dalle elezioni: ma dovrà scegliere presto». E se finisse proprio a far concorrenza a lei nel centrodestra? «Siamo diventati tutti più grandi, penso che le cose sarebbero diverse. Lavorare di nuovo con lui non mi dispiacerebbe. Il suo appeal mediatico? Rifiuto di considerarlo un problema».


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