Il programma di Veltroni non è credibile

Barbara Alessandrini intervista Benedetto Della Vedova per L’Opinione del 29 giugno 2007 pag. 2

Il deputato azzurro e presidente dei Riformatori Liberali Benedetto Della Vedova, vede nelle intenzioni di rinnovamento programmatico annunciato da Valter Veltroni durante la sua candidatura alla guida del Pd, un, seppur tardivo, sforzo di rinnovamento. Destinato, certo, a toccare solo una parte della coalizione di governo. Ma in grado comunque di alzare il livello della competizione politica tra i due schieramenti.

Con i suoi accenti contro le tasse e la spesa pubblica, Veltroni ha superato la Cdi in liberalismo?

Sarebbe sbagliato non vedere in questa mossa da parte di Veltroni e del centrosinistra uno scatto di reni. Il frutto della disperazione che però conferma l’egemonia mediatica del centrosinistra come dimostra la risonanza che la grande stampa italiana ha dedicato all’evento. Un dato importante che impatta sulla politica italiana ed è, per certi aspetti, anche positivo perché se si arresta la libanizzazione del centrosinistra è un vantaggio per tutti. Anche per chi batterà l’attuale sindaco di Roma nelle prossime elezioni. Avere un minimo di competizione; per la Cdl è importante perché se il progetto di Veltroni dovesse prendere forma e la sua leader sul Pd dovesse trasformarsi nella leadership sullo schieramento lui sarebbe un candidato premier più forte di Prodi. La Cd( dovrà quindi mettere in campo l’uomo più forte dal punto di vista, politico e soprattutto elettorale, che è senz’altro Berlusconi.

Diceva dell’egemonia del centrosinistra sull’informazione. L’evento-avvento mediatico Veltroni non rappresenta un diversivo per gettare una cortina fumogena sull’incapacità dell’esecutivo di venire a capo del problema previdenziale?

Si, ma avrà vita breve. Veltroni si è subito messo in un dilemma, che ieri non ha affrontato, tra una piattaforma innovativa per il centro sinistra e le pressioni della sinistra radicale. Anche se quelle del sindaco di Roma sono state solo parole o slogan, sostenere che il modo migliore per affrontare l’evasione è abbassare le aliquote è una posizione innovativa per il centrosinistra. Ma questa piattaforma di Veltroni non può essere la piattaforma dell’Unione. Se il candidato alla segreteria del Pd punta su questa linea perde un pezzo di coalizione, se vuole tenere tutta la coalizione le posizioni del lingotto restano slogan e non potranno essere proposte di governo. Il progetto di Veltroni ha un problema di credibilità politica.

Si tornerà mai a parlare dello scalone? Difficile credere che Sindacati e Rifondazione ripieghino a capochino…

Innanzi tutto il superamento dello scalone è positivo. E spero si passi da un accantonamento a un altro finché non ci sarà più il tempo di metterci le mani. La politica dovrebbe incaricarsi di archiviare la pratica. La questione dello scalone è comunque emblematica. Anche se Veltroni è momentaneamente nelle condizione di lavarsene le mani dalla sua carica di sindaco di Roma, nel momento in cui diventasse il leader del Partito Democratico su questo fronte dovrebbe decidere se dar seguito alle parole pronunciate l’altro ieri anche sulle pensioni o tenere la coalizione e smentire
quanto dichiarato.

E’ stato detto che l’abbattimento dello scalone verrebbe pagato con il tesoretto. Che però non è un forziere senza fondo…

Innanzitutto si tratterebbe dei primo caso, da guinnes dei primati, di governo dei mondo industrializzato dei nuovo millennio che abbassa l’età minima per la pensione anziché alzarla: Con risvolti finanziari devastanti, perché se, come sembra, si dovesse finanziare lo slittamento dell’età pensionabile con la fiscalità generale si aprirebbe una falla pericolosissima nel sistema previdenziale attuale. Scardinando quanto di pregevole è presente nella riforma Dini che stabilisce un circuito chiuso per cui il sistema pensionistico si finanzia coi contributi previdenziali. Alterare questo stato di cose prevedendo che gli interventi sulle pensioni siano essere finanziati con la fiscalità generale è pericoloso. Il rischio anche dal punto di vista di Bruxelles, è di medio lungo periodo che è motto più grave di qualche variazione sul deficit. Fra tre anni, non c’è più lo scalone previdenziale ma lo scalone nella spesa pubblica resta.


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