Ricariche? Condivido lo sciopero dei tabaccai

Intervista a Benedetto Della Vedova
Voce del Tabaccaio 11 giugno 2007 pag. 22

On. Della Vedova quale sarebbe stato a suo giudizio la destinazione più opportuna dell’extragettito fiscale, il cosiddetto tesoretto?
Non ho dubbi la riduzione delle imposte,metà per le imprese e metà per i cittadini e le famiglie. Qualunque destinazione alternativa alla diminuzione delle imposte significa nuova spesa pubblica, parlo di quella corrente, una volta decisa è ‘rigida’: difficile poi tagliarla. Quanto agli investimenti in infrastrutture, vanno finanziati nell’ambito dei limiti attuali del bilancio pubblico, che vale poco meno del 50% del Pil. Meno tasse significa più libertà e migliori condizioni di sviluppo.

‘Ogni volta che ho introdotto una riforma, l’unica cosa di cui mi sono pentito e di non essere andato oltre’. La frase è di Tony Blair, un leader che in dieci anni ha saputo cambiare profondamente il suo paese. Perché non l’abbiamo mai sentita pronunciare in tutti questi anni da un nostro Presidente del Consiglio?
Blair è stato un grande leader di un grande paese che ha saputo mettere a frutto un’eredità di un leader ancora più grande e più rivoluzionario come la signora Thatcher. Al di là delle sue qualità però Blair ha potuto fare Blair grazie ad un sistema istituzionale che attribuisce al premier (che è il leader del partito- e non della coalizione – che vince le elezioni)gli strumenti necessari a trasformare in atti di Governo il proprio programma e la propria visione. E questo varrà , ne sono convinto anche per Nicolas Sarkozy. Prima ancora che quella dei leader, la vera questione italiana è infatti quella di un assetto istituzionale (a partire dalla legge elettorale) che sembra fatto apposta per ostacolare l’azione di Governo, ingabbiata da una serie di veti e condizionamenti. Comunque, se si vuole essere obiettivi, bisogna prendere atto che il centrodestra di Berlusconi ha espresso una capacità di Governo incomparabilmente superiore a quella dell’Unione di Prodi. E lo dice uno che ha mille ragioni per criticare i limiti del governo Berlusconi.
Restando in argomento per quale motivo le opposizioni hanno criticato gran parte delle liberalizzazioni decise dal Governo Prodi? E perché quando erano al Governo non ne hanno promosse di migliori e diverse?
Francamente fino ad oggi le liberalizzazioni di Bersani, quelle tecnicamente così definibili, sono poche e non così importanti, per di più inserite in provvedimenti che contenevano anche misure deleterie sul piano fiscale o frutto di una visione dirigista. Tra quest’ultime io metto l’abolizione dei costi di ricarica dei cellulari, un provvedimento chaveziano, tanto popolare quanto sbagliato. Perché Bersani, prima di prendersela con le anomalie prodottesi nel mercato, non ha cancellato la tassa di concessione governativa che solo in Italia pagano coloro che hanno un abbonamento e quindi pagano il cellulare con la normale bolletta? Abolendo la tassa, la ‘bolla’ delle ricariche si sarebbe sgonfiata da sola.
Condivide le ragioni dello sciopero indetto recentemente dai tabaccai italiani contro le compagnie di telefonia mobile?
Appunto. Condivido lo sciopero, ma andava fatto contro Bersani. Il provvedimento di liberalizzazione non ha diminuito, ma azzerato i costi di ricarica. Il che significa che ora persino i costi vivi di produzione e di distribuzione delle tesserine o di pagamento telematico sono a carico delle compagnie. Le quali comprensibilmente, cercano di rifarsi anche sull’aggio di tabaccai e edicolanti.


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