Gay pride: Le ragioni dei Riformatori Liberali al Foglio

Al direttore – Mosca bianca o pecora nera? Un deputato del centrodestra può andare al Gay Pride per tante ragioni: per quelli che al Gay Pride non ci possono andare (a Mosca o a Teheran); per salvaguardare nella tempesta ideologica del Dico-Sì/Dico-No il principio dell’uguaglianza giuridica e morale delle persone omosessuali (principio tutt’altro che incontestato, anche nel nostro paese); per essere ancora una volta fischiato dall’omo-settarismo organizzato dei gay-friends “de sinistra”. In realtà io andrò per ragioni più prosaiche: perché è possibile difendere la famiglia senza offendere le coppie gay, trattandole come se non fossero nulla e non meritassero alcuna tutela. In tutta Europa la cultura politica e l’esperienza di governo dimostrano che si possono dare insieme più garanzie alla “famiglia tradizionale” e più diritti alle coppie gay; che, insomma, il quoziente familiare e i Pacs possono agevolmente convivere. La pensano così Sarkozy, Merkel, Cameron. Sbagliano tutti?
Benedetto Della Vedova, deputato di FI e presidente dei Riformatori liberali


Autore: Daniele Bertolini

Nato nel 1976 in provincia di Reggio Emilia, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pavia con una tesi dedicata all’analisi economica del valore legale dei titoli di studio. Attualmente svolge il dottorato di ricerca in Law and Economics presso la Faculty of Law - University of Toronto. Avvocato e consulente legislativo, ha di recente pubblicato un libro dal titolo “La Produzione Efficiente del Diritto”. E' da sempre militante radicale ed è attualmente membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani.

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