Gay pride: Le ragioni dei Riformatori Liberali al Foglio

Al direttore – Mosca bianca o pecora nera? Un deputato del centrodestra può andare al Gay Pride per tante ragioni: per quelli che al Gay Pride non ci possono andare (a Mosca o a Teheran); per salvaguardare nella tempesta ideologica del Dico-Sì/Dico-No il principio dell’uguaglianza giuridica e morale delle persone omosessuali (principio tutt’altro che incontestato, anche nel nostro paese); per essere ancora una volta fischiato dall’omo-settarismo organizzato dei gay-friends “de sinistra”. In realtà io andrò per ragioni più prosaiche: perché è possibile difendere la famiglia senza offendere le coppie gay, trattandole come se non fossero nulla e non meritassero alcuna tutela. In tutta Europa la cultura politica e l’esperienza di governo dimostrano che si possono dare insieme più garanzie alla “famiglia tradizionale” e più diritti alle coppie gay; che, insomma, il quoziente familiare e i Pacs possono agevolmente convivere. La pensano così Sarkozy, Merkel, Cameron. Sbagliano tutti?
Benedetto Della Vedova, deputato di FI e presidente dei Riformatori liberali


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