L’Italia ha perso il treno

Barbara Alessandrini intervista Benedetto Della Vedova per L’Opinione del 14 giugno 2007

Si avvicina ad alta velocità il 23 luglio, giorno in cui o il governo italiano sarà in grado di fornire a Bruxelles il progetto per la realizzazione della tratta Tav che sbuca in Val di Susa o l’Italia dirà addio ai finanziamenti europei. Benedetto Della Vedova, deputato di Forza Italia e presidente dei Riformatori Liberali si dichiara pessimista sulle probabilità che l’Italia possa a medio termine inserirsi nel progetto che la collegherebbe al resto dell’Europa occidentale.

Come finirà la partita sull’alta velocità, in particolare il corridoio 5?
Abbiamo due elementi: Il blocco della Tav che interessa il tratto della Val di Susa e la revoca delle concessioni sulla Milano-Genova. Ora si tratta di due elementi diversi che però convergono sulla questione dell’Alta velocità che è diventato il paradigma delle esplosive difficoltà del governo nel prendere decisioni e portarle a termine. Il rischio è che il tempo per trovare una soluzione sia ormai scaduto, che ci si debba preparare alla perdita dei contributi europei e che ci si sia giocati la possibilità che il nord Italia si aggreghi alle grandi direttrici dell’Europa occidentale.

Alla fine l’hanno spuntata le comunità locali?
Il problema italiano è di decisioni politiche. Non sono tanto le proteste, che rappresentano un aspetto fisiologico in presenza di grandi progetti, ma l’incapacità dell’esecutivo di affrontarle. L’anomalia italiana è che il governo sia appiattito sul fronte delle contestazioni, comprensibili sul piano locale ma a cui il governo avrebbe dovuto dare la corretta dimensione impedendo che divenissero l’elemento condizionante sulle proprie decisioni in merito ad un’occasione di crescita del paese.

Nel braccio di ferro contro la Tav le comunità locali hanno contato sull’appoggio di ambientalisti e sinistra radicale che ha tenuto in scacco il governo fino all’ultimo…
Se soltanto si fosse arrivati ad una alternativa adeguata, non si sarebbe buttato via un anno. Prendiamo la Spagna, la sospensione di un tratto di autostrada per motivi di tutela ambientale rappresenta l’eccezione di un trend ventennale di costante ammodernamento infrastrutturale del paese. In Italia, invece, la genuflessione ai militanti anti Tav ha portato una perdita di danaro i cui costi pesano sull’economia, sulla crescita del paese. Anche il fatto che la Torino Milano non passi da Malpensa quando, al contrario, in Francia l’aeroporto Charles de Gaulle è collocato sopra l’alta velocità dà la misura della differenza tra i due governi. Il nostro rimane ostaggio della sinistra antagonista che vive il rifiuto alle infrastrutture più su basi ideologiche che di opposizione nel merito a questo o a quel progetto.

Se si esclude la Val di Susa, Il bilancio complessivo per la Tav, non è negativo. Non sono poche le tratte in dirittura d’arrivo…
Alcune cose si stanno pure realizzando, come la linea Roma- Napoli, la Firenze- Bologna la Milano- Bologna e la Torino- Milano, ma il veto sulla Val di Susa è sintomatico della totale resa del governo. L’esecutivo guidato da Prodi non è tanto incapace di affrontare le comunità locali quanto la schizofrenia della maggioranza che lo compone. Insomma, nel momento in cui c’era l’assenso del presidente della ragione Piemonte, Mercedes Bresso, significa che la cosa era stata fatta con un certo criterio. Invece di condurre una trattativa, anche serrata, con le comunità locali della val di Susa, appoggiate dalla sinistra massimalista, si è lasciato affossare l’intero progetto.

Nel confronto con le comunità locali si sia fatto davvero tutto il possibile?
Era doveroso aprire un confronto ma è mancato il nerbo, si sarebbe dovuto ricorrere alla tagliola e, in mancanza di un accordo e di una mediazione, dire che comunque si sarebbe partiti col progetto. Invece, a meno che dal cilindro di Prodi non esca una soluzione, il progetto sembra più che sepolto.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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