Fiscoballe a alta velocità, di Marco Taradash

per L’Occidentale

Dopo le ecoballe che non sa come riciclare ecco le fiscoballe che il Governo riesce invece a far circolare ad alta velocità. Come quelle scaricate ieri sui media italiani a proposito di evasione e di Tav.  Si comincia al mattino con l’Agenzia delle Entrate. Il Conte Visco ci vuol far credere che, poverini, gli Italiani pagano così tante tasse perché ci sono tanti che – stramaledetti – non le pagano affatto. Il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, perfino il Tempo, abboccano. E’ il nero, il sommerso, a provocare le vessazioni fiscali. Tanto che l’evasione dell’Iva è salita fino a 43 miliardi di euro, su una base imponibile di 270 (“270 miliardi evasi” titolano però i giornali) . Sono gli onesti che pagano al posto dei disonesti – questo il messaggio: prendetevela dunque con i barbieri e gli idraulici, i vu cumprà e le “fabbrichètte”, non con Visco o Padoa Schioppa, con Prodi o Bertinotti.
Balle, balle, balle. Ieri la notizia era un’altra in realtà: che la pressione fiscale reale è cresciuta fin oltre la metà del reddito, toccando la vetta del 50,7%.  Ed è cresciuta indipendentemente dall’evasione, che è un dato strutturale dell’economia italiana, resa possibile e in certi casi necessaria proprio dalla morsa fra la tenaglia del fisco e l’inefficienza dei servizi che il fisco mantiene in piedi. A riprova è arrivata proprio oggi la ricerca della Banca Centrale Europea che ci fa sapere che i contribuenti italiani devono coprire gli stipendi della pubblica amministrazione col 26,8% dei loro salari contro il 14,9% della Germania, che è il paese che spende meno per gli stipendi della PA (e che guida la crescita economica del continente).  Seguono a poca distanza Lussemburgo e Paesi Bassi, mentre intorno al 20% si trovano Austria e Irlanda. La Spagna, un altro paese che ha saputo affrontare con coraggio la riforma dello stato sociale, spende il 20,8 % in salari destinati al settore pubblico, mentre a far compagnia all’Italia resta, con il 25,6%  la Francia, dove però la presenza pubblica si estende a settori produttivi come l’energia e le telecomunicazioni. L’Italia, a differenza della Francia (che pure verrà ora passata al setaccio dalle riforme di Sarkozy) si è invece liberata (almeno formalmente) della presenza dello Stato nella telefonia, energia e trasporti, ma senza minimamente alleggerire il peso di salari e pensioni. E gli indicatori volgono per giunta al peggio.
E mentre giustamente Giulio Tremonti ha oggi ricordato al Corriere della Sera le –poche ma buone- riforme economiche del Centrodestra, il Governo Prodi si appresta alla dissipazione del cosiddetto tesoretto (estratto non dai sotterranei della Banca d’Italia ma dalle tasche degli Italiani) e alla controriforma delle pensioni e della legge Biagi, e ha  già ceduto alla Cgil sul contratto degli statali (di patto parasociale fra Governo e Cgil ha parlato il segretario della Cisl Bonanni, mica un pasdaràn del liberismo).
Quanto all’alta velocità ce li vogliamo proprio vedere i ministri ferroviari del governo Prodi andare a piatire davanti all’Unione Europea i finanziamenti per una Tav che ieri è sprofondata nell’ennesimo “nuovo tunnel”. Cambio di tracciato, nuove obiezioni del ministero dell’Ambiente, però certo, accipicchia, accordo Governo-Sindaci. Su che cosa? Sullo scippare i soldi a Bruxelles, evidentemente. Ma tanto basta per far titolare al Sole 24 Ore: “Si sblocca l’alta velocità”. Ma quando mai! Leggetevi piuttosto Europa, il volonteroso giornale della Margherita, che la verità la dice già nel titolo: “Tav a bassa velocità”, per spiegare subito: “Peccato. Un’altra riunione interlocutoria, l’ennesima riunione interlocutoria”. O, se proprio volete la prova del nove, sintonizzatevi sulle frequenze di radio Onda Rossa, dove, oltre alla bellissima canzone di Rino Gaetano ‘Agapito Malteni’ che ne è la sigla, potrete ascoltare in diretta dalla Val di Susa il programma dei No-Tav: sono trionfanti, il caso è chiuso, “se ne riparlerà fra un anno”.
Hanno ragione. Tutto il resto sono fiscoballe.


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