Il costo della politica e il manifesto 6 x 3 del candidato al consiglio comunale

Di Daniele Liberatore, da Notizie Radicali

Domenica prossima si vota per l’ennesima sessione di elezioni amministrative e, come spesso accade, per rappresentare la realtà del nostro bel paese basta una semplice fotografia: cosa può descrivere meglio le elezioni amministrative in Italia (anno domini 2007..) se non l’immagine del manifesto 6 metri x 3 affisso su spazi commerciali dal candidato al consiglio comunale ? La domanda potrebbe apparire troppo ingenua e quindi la “sussurro” a bassa voce ma… Girando nelle città europee si trovano certamente grandi manifesti elettorali per le strade, ma di Sarkozy e Ségolène Royal o altri leader politici che si scontrano che so per l’Eliseo o per Downing Street ma solo ed esclusivamente nelle città italiane si sprecano i manifesti 6×3 dei “brambilla” o dei “mancuso” (nomi di pura fantasia, per carità..), candidati anonimi con pochissime “chance” di arrivare ad occupare uno scranno in consiglio comunale o circoscrizionale di città non propriamente enormi (60-100-500 mila abitanti..). E allora cosa c’è dietro questi ingenti investimenti economici ? E perché il candidato al consiglio comunale del tuo quartiere, dopo aver tenuto in spazi commerciali per più di un mese 10 manifesti 6 metri x 3 (in aggiunta a quelli negli spazi messi a disposizione dal Comune), aver fatto volantini a fiumi, aver offerto cene e “beni vari” ad amici e passanti ed aver preso 14, dico 14 preferenze (sì il caso è dannatamente reale..), il giorno dopo l’elezione lo incontri con un sorriso a 24 carati come se avesse vinto la lotteria di fine anno ? Ti aspetteresti di doverlo consolare per i pochi voti ottenuti e lo porti a prendere un caffè, ma ti accorgi subito che non è proprio il caso: in realtà è lui che ti spiega che investire tempo libero e parecchi soldi (tuoi o gentilmente offerti da altri poco importa) per raccogliere un piccolo pacchetto di preferenze serve non tanto per essere eletti (che poi c’è pure “la scocciatura di dover partecipare alle commissioni comunali dove si perde un sacco di tempo”..) quanto per entrare nella ricca spartizione post-elezione. E che l’aver fatto pubblicità ad un simbolo e l’aver dirottato “tot” preferenze a tizio o caio da diritto ad avere in cambio delle prebende che ti fanno recuperare molto ampiamente l’investimento sopportato (che, tanto per essere chiari, ammonta a diverse decine di migliaia di euro..) Al che tu lo guarderesti stropicciando un po’ gli occhi se non sapessi fin troppo bene dell’enorme quantità di roba che gestisce in Italia una semplice amministrazione comunale o provinciale. Solo a titolo di esempio: · Partecipazione di maggioranza in decine di società di servizi aventi rilevanza economica che, a loro volta, controllano altre decine di società medio/piccole molto “flessibili” (nel senso che si possono plasmare sull’esigenza del momento). E qui le opzioni si ampliano: un posto nel Consiglio di Amministrazione, un posto nel management, uno o piu’ posti di lavoro per parente/amico/compagno di partito, rapporto di consulenza/collaborazione ben retribuito, quota di appalti o forniture per la piccola azienda o persino per il negozio che si possiede, etc. · Enti di formazione legati all’ente locale che, con fondi del U..E. e della regione (sempre dei cittadini in ogni caso), profondono moltissime energie nei corsi piu’ improbabili e che hanno come obiettivo di dar da mangiare ai docenti piu’ che ai giovani disoccupati. Una collaborazione con uno di questi enti di formazione non si nega a nessuno, soprattutto se quel qualcuno ha dato una mano in campagna elettorale. E poi ancora: · Autorità portuali, enti fiere, organismi per la promozione economica (si chiama così offrire cene con i soldi dei cittadini ? chissà..), comunità montane anche dove ci sono spiagge, autorità di Ambito Territoriale Ottimale (?!?) e così via. · Una miriade di associazioni (dal semi-culturale al semi-sportivo al semi-assistenziale) e onlus che dovrebbero essere senza rilevanza economica ma che poi gestiscono budget da far impallidire i bilanci di una società quotata allo Standard & Poor’s. · Nomine di revisori dei conti negli enti locali,e perfino in diverse Aziende Sanitarie Locali. E dulcis in fundo, novità degli ultimi anni riservata solo agli enti locali delle città medio-grandi, c’è il business delle “informazioni privilegiate” utilizzabili sul mercato azionistico. Certo perchè partecipare alla campagna elettorale degli enti locali medio-grandi in Italia (le follie della Corporate Governance italiana non hanno limiti) vuol dire partecipare poi anche alla designazione del management di diverse “aziende di servizi” quotate su mercati azionari ancora poco appariscenti e quindi ottimi per effettuare, senza troppa pubblicità, delle piccole speculazioni. Ed avere come ritorno sull’investimento fatto in campagna elettorale alcune informazioni privilegiate non è cosi’ “impossibile”, così come tramutare poi queste “informazioni” in semplici strumenti finanziari ed ottenere parecchi quattrini. Ed ascoltata questa “dotta” e tecnicamente irreprensibile spiegazione dal candidato da 14 preferenze tu che fai ?


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