I tagli della politica

Lettera al direttore del Mattino di Benedetto Della Vedova
18 maggio 2007 pag.1

Caro direttore,
nella scorsa puntata di “In mezz’ora” Lucia Annunziata ha incalzato due parlamentari sostenendo che per i deputati già esistono i “Dico”, visto che è prevista la reversibilità del vitalizio ai conviventi. Lo dicono tutti, ma non è vero. E’ stato un episodio sintomatico del clima che si respira in Italia. La politica è sotto accusa per i suoi costi e per i suoi privilegi. Anche per i privilegi inesistenti. Ma sarebbe sciocco, da parte nostra, arroccarci in una difesa ad oltranza dello status quo. Perché la protesta non degeneri nel qualunquismo occorre rispondere alle sollecitazioni con la massima trasparenza e con più di un’autocritica; oltre che con una brusca inversione di rotta.
Partiamo dai parlamentari. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini ieri proponeva, come segnale forte, una riduzione della pensione per i parlamentari e gli ex parlamentari. Intervenire sui vitalizi già erogati non credo sia né praticabile né auspicabile. In prospettiva,  cioè per gli attuali e futuri parlamentari, è invece possibile intervenire ancora sull’età (che oggi è di 65 anni o 60, per chi abbia due o più legislature alle spalle) e soprattutto, a mio parere, sui “cumuli”: il vitalizio si giustifica prima di tutto per quanti, dedicandosi per anni all’attività politica e parlamentare, rinunciano ad altre carriere previdenziali. Graduare il vitalizio in ragione del trattamento previdenziale complessivo mi sembrerebbe ragionevole. Così come porre un tetto massimo inferiore a quello attuale (80% dell’indennità). Provvedimenti di questo tipo avrebbero un’incidenza irrisoria sui conti pubblici, ma sarebbero una prova di responsabilità e sensibilità da parte di quanti hanno il compito di controllare la spesa pubblica. Vi sono poi altri costi che il Parlamento sostiene a favore dei parlamentari che andrebbero contenuti o regolamentati in modo più stringente. Allo stesso modo le amministrazioni di Camera,  Senato, Presidenza del Consiglio e Presidenza della Repubblica (e degli altri “palazzi” politici o istituzionali) andrebbero sottoposti a criteri di razionalità e congruità della spesa, confronto con gli standard internazionali, merito e produttività che noi tutti chiediamo per l’intera Pubblica Amministrazione. Comunque lo si voglia giudicare, il libro-inchiesta di Stella e Rizzo sulla “casta” dei politici contiene, diciamo così, qualche buona indicazione operativa.
Ma la politica non costa solo “al centro”.
Con il tempo si sono andate moltiplicando le cariche politiche a tutti gli effetti retribuite (con le connesse spese di funzionamento e rappresentanza) ed è dunque andato aumentando il numero di persone che possono vivere facendo politica non a spese del proprio partito, ma dei contribuenti. Non vi è settore dell’amministrazione pubblica, sia nazionale sia locale, che non sia di nomina o emanazione politica. La politica non si è solo arricchita, ma si è allargata. Senza restringere il perimetro della “politica retribuita” e senza “amputare” le propaggini politiche nell’amministrazione pubblica i costi politici possono solo aumentare e non diminuire.
Il problema dei costi della politica inoltre non è solo quantitativo ma anche qualitativo. Alla colonizzazione politica della società corrisponde una spesa in larga misura improduttiva che accresce le inefficienze della macchina pubblica. Quindi la politica, oltre a costare, produce spesso maggiori costi.
Per meglio e con forza difendersi da derive demagogiche che non vanno assecondate perché finirebbero per delegittimare non solo una classe politica ma le stesse istituzioni della democrazia, servono risposte selettive. Ma forti.
Benedetto Della Vedova


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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