Cosa chiediamo al Family Day

Di Marco Paolemili

“Ciò che è bene per la famiglia è bene per il paese” recita lo slogan del Forum delle Associazioni Familiari, promotore del Family Day, che andrà in scena il 12 maggio. Un appello legittimo quello della difesa della famiglia, pronunciato da associazioni che veramente e sinceramente fanno del sostegno della famiglia il loro obiettivo. Sono tutte, o quasi, associazioni di credo cattolico, depositarie di un modello di unione, di cultura ben radicato nel nostro paese. Il Family Day nasce quindi dall’iniziativa della società civile, dai liberi individui che sentono il bisogno, il dovere di contare, di influenzare la politica del nostro paese, di sostituirsi allo Stato, di riprendersi quel ruolo di protagonisti che amministrazioni soffocanti, ipertrofiche e frequentemente aliene alle reali necessità dei cittadini hanno rubato alla società liberale. Anche se alcune di queste associazioni inorridiscono al solo sentire la parola liberale, loro malgrado stanno compiendo un’iniziativa di tale stampo. Non poteva filare così liscio in Italia, non poteva una manifestazione liberaldemocratica rimanere tale. Con l’assenso probabilmente di associazioni non libere dalle sovvenzioni statali, si è dato il via libera alle adesioni selvagge: tutti vogliono partecipare, come se si trattasse della serata di gala più importante della stagione, quella alla quale non si può proprio mancare, se si vuole contare. Con lodi sperticate e proclami esagerati tutto, o quasi, il mondo della politica si darà appuntamento a Piazza San Giovanni per difendere la famiglia. Paradosso dei paradossi: la politica, i partiti, il Governo, le amministrazioni locali, vale a dire quelli contro cui era diretta la manifestazione o avrebbe dovuto esserlo, sono in piazza assieme ai loro contestatori. Un’importante conquista, un gesto che sa di vittoria basata sul dialogo. Ma quale vittoria, quale dialogo? Al di là del perbenismo e del solidarismo patetico che cosa s’impegna a fare la politica per la famiglia, che cosa chiedono le associazioni? Veramente la famiglia si deve difendere dalle unioni civili, dalle coppie omosessuali, dalla fecondazione assistita? Chiedono sostegno sociale, questo può passare dall’etica e dalla morale, per lo più statale? Non scivoliamo sul discorso di come e da chi debba essere costituita la famiglia, quello che ha mosso la Chiesa cattolica e le associazioni del Forum è un problema, ma che non aiuterà a risolvere quelli reali delle persone, dei componenti di quelle famiglie. Comunque si veda, nucleare, allargata, etero o omosessuale, la famiglia è composta da individui. Anche in uno stato liberale la famiglia è l’istituzione più importante, la cellula prima e più importante per l’economia, il mercato e la società. Lo è perché sono le esigenze di vita degli individui che la compongono ad essere l’oggetto d’interesse. Per rendere più forti le famiglie dobbiamo invocare la liberazione dallo Stato, la libertà dalla tassazione, dagli apparati burocratici, dai mille vincoli statalisti che umiliano la famiglia, l’individuo e la sua libertà di iniziativa e il suo ruolo attivo nella società. Padri e madri devono scendere in piazza per chiedere una vita migliore per i propri figli, con un futuro che dipenda dalle loro qualità, dai loro sforzi. Padri e madri devono ottenere per i loro figli un paese dove non si debba cercare affannosamente la raccomandazione della politica e dei partiti per lavorare, dove i propri risparmi non vengano mangiati dallo Stato o affidati a banche che li useranno per finanziare l’egemonia dei partiti. Chiediamo alle istituzioni di non occuparsi di etica e di morale, di lasciare libera la fede, qualsiasi essa sia, dei cittadini, chiediamo di non entrare nelle nostre case, nei nostri letti, nei nostri luoghi di culto, nelle nostre scuole. Chiediamo anche alla Chiesa di non dialogare con i membri del Parlamento, ma con gli uomini e le donne, di non commettere l’errore di porre come più importante lo Stato rispetto alla persona. La società non può sopportarlo ancora. Il 12 maggio sarà anche l’anniversario del referendum sul divorzio, una legge, come quelle che sarebbero venute pochi anni dopo su diritto di famiglia e aborto, che non devono essere lette come una minaccia alla famiglia, ma come affermazione delle libertà personali, degli uomini e delle donne che compongono la famiglia. Una famiglia che si evolve, da quando l’uomo è comparso sulla Terra alla fine della Storia. Sia per amore, per convenienza, per solidarietà, per necessità, la famiglia è l’uomo, è il frutto del suo lavoro, l’espressione dei suoi sentimenti. Tutto questo deve essere all’insegna della libertà, all’insegna di quei principi liberali che ancora stentano a farsi largo nel nostro paese. Non servono allora manifestazioni alternative al Family Day, serve l’impegno di tutti per un futuro diverso.


Comments are closed.