Quando la libertà di opinione viene dimenticata

Pare proprio che non condividere le idee di qualcuno ma difendere sino alla morte il diritto a profferirle liberamente non appartenga alla cultura di tutti e che qualcuno ritenga che la libertà di opinione sia una cosa riprovevole in sé, ovvero tollerabile o concedibile in base all’argomento od alla persona che è oggetto di riflessione, di ironia o di critica (compresa la critica da piazza e comiziale). Apprendere dalla stampa di oggi una dura reazione dell’Osservatore romano per delle espressioni usate dal presentatore della manifestazione romana del primo maggio mi ha portato a leggere cosa abbiano detto i due soggetti della polemica ed a alcune considerazioni sulla questione. Le frasi usate dal Rivera riguardano opinioni su alcune questioni (posizione chiesa cattolica su evoluzionismo, caso Welby e trattamento funerario di questi comparato a quello usato per criminali assassini politici e comuni); l’Osservatore romano – che non è proprio un ordinario quotidiano ma ha altra veste che lo fa facilmente associare alle opinioni effettive se non ufficiali dello Stato vaticano e della Chiesa cattolica romana-, ritiene criticare le espressioni usate con espressioni decisamente piccate e forti e con una analogia al terrorismo ed al caso Bagnasco. Su tale fatto si sono innescate polemiche e prese di posizioni che, in più di un caso paiono proprio mirate a ben altri argomenti. Il fatto mi sembra in se e per sé appartenente a una duplice faccia di un unico caso di espressione libera di opinione in piazza e attraverso la stampa; possono condividersi o meno le cose dette e scritte, rimangono lecite critiche e controcritiche di natura generale e politica (non di natura apologetica al terrorismo né teologica come affermato da taluni contendenti nel caso in questione o terzi); Mi preoccupa il clamore che la questione ha assunto e l’uso strumentale, il contenuto di alcuni commenti (che sono liberi di essere espressi, che non condivido e su cui spero di esercitare il mio sacro (in senso umano) diritto di critica rispetto ad opinioni che hanno il sacro (sempre in senso umano) diritto di essere espresse; in sostanza c’è sempre diritto di dire la propria, diritto a criticare il contenuto di chi dice la propria (mai il diritto di parola in sè), diritto di critica della critica… L’unico limite a questo sono le leggi primarie riferite a difesa di valori della persona e di ordine sociale quindi la diffamazione ed ingiuria a persone, reati di fomentazione contro l’ordine costituito; quindi non il reato di opinione e neanche far diventare furbescamente alcune opinioni un reato quali un tempo (ed ancor oggi in parte) la lesa maestà e la lesa divinità con relativo reato presunto di lesione di persona che si dichiari portavoce di divinità; e la polemica laici-cattolici evocata di tanto in tanto mi sembra ancora una volta fuori luogo; i laici e laicisti (nel senso di chi è persona laica come condizione culturale personale e si fa portatore di politiche in senso laico) non possono inscriversi nel falso antinomio laico-cattolico, ma sono sicuramente anticlericalisti; quindi vedo perfettamente dei cattolici anticlericali e dei laici clericali assieme alla più recente specie degli "atei devoti"; del resto la persona laica e la politica laicista altri non dovrebbe essere che un aspetto di una persona e di una politica pluralista, ma di quel pluralismo non come (mal) sopportazione della varietà e della "alterità" ma che la veda come valore e non può che essere laicista, antitotalitario e relativista. Del resto non è facile concepire che le radici della società (locale, italiana europea, …) non sono di quel sistema ideologico o teologico, bensì umane e umaniste cioè dell’unico elemento sicuramente comune e non sperequante tra uomini e donne in base a motivi particolaristici di razza, etnia o genere, di area geo-topografica di nascita, domicilio transito ed approdo. Libero il Rivera di dire la propria, libero l’Osservatore di criticare, doveroso da entrambi accettare le critiche, ma nessuno trovi spunto per mettere in croce la libertà di opinione e di libero convincimento, base della Democrazia liberale che non dimentichiamo è ancora il solo sistema di cittadini uguali senza qualcuno "più uguale".


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