A proposito di terrorismo contro la Chiesa, di Marco Taradash

tar3.gif“Va deplorato con fermezza che vescovi o sacerdoti siano stati e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna di ogni cittadino, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro vescovi e sacerdoti non può portare in nessun modo all’affermazione che il clericalismo non sia censurabile. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l’attività clericale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la politica né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”.

Cosa pensate di questa opinione? Tutto il male possibile, immagino. Si deplora la violenza (per fortuna solo verbale, per ora) contro monsignor Bagnasco, ma alla fine ci si spiega che non dobbiamo sorprenderci se, di fronte alle manifestazioni del clericalismo, gli atti violenti aumentano. Ma che modi sono? Non c’è dubbio che chi crede alla libertà non può non criticare questo modo di pensare. Il diritto dei vescovi di dire quello che pensano va difeso sempre e comunque. La laicità per noi è questo.

Proviamo ora a pensare a un’altra versione di questo s-ragionare. Mettiamo al posto del clericalismo l’omosessualità, e vediamo cosa ne viene fuori:
“Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l’attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”.

L’effetto è lo stesso. Si deplora la violenza contro gli omosessuali, ma la si comprende se questi ambiscono a veder riconosciuto il diritto di vivere come vogliono. Diciamolo: non è sportivo.
Ps. Il testo integrale da cui è tratto il capoverso sopra riportato (che è il n. 10) è intitolato “Lettera al Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali” ed è firmato, per conto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal Cardinale Joseph Ratzinger, in data 10 ottobre 1986.


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