Per un 25 aprile giusto, di tutti e per la vera libertà. Che non ha colore.

Di Marco Paolemili

Il 25 aprile è una data storica per l’Italia: una data simbolo della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista, diventata tale dopo l’8 settembre del 1943, quando la resa incondizionata del nostro paese trasformò gli alleati tedeschi, organizzatisi con l’operazione Achse, in occupanti il territorio italiano. Questa data è naturalmente di più, è il simbolo della libertà contro la dittatura, il monito contro nuovi totalitarismi, il perenne ricordo di come la libertà non sia mai data per scontata. Accanto a questi fini nobili, la cultura corrente e storica ha ritenuto di estendere, modificare, in parte stravolgere il concetto di resistenza e il concetto stesso di fascismo e dittatura. Il termine minaccia per la democrazia è stato così più volte gridato ai quattro venti come anatema contro il nemico di turno. Berlusconi è solo l’ultimo di questi, ma prima di lui di fascisti, despoti, capitalisti e dittatori ne abbiamo avuti tanti. Quasi tutti hanno governato assieme al Partito Comunista e sue successive denominazioni (in Italia gli enti locali sono in maggioranza in mano alla sinistra pressoché ininterrottamente dal dopoguerra), nessuno di loro ha limitato la nostra democrazia, certo purtroppo non l’ha nemmeno migliorata. La "liberazione" viene vista, o meglio celebrata in questa occasione, come sinonimo di resistenza, facendo diventare l’anniversario delle liberazione in anniversario della resistenza. Non possiamo certo dimenticare l’eroica resistenza dei soldati Italiani nell’isola di Cefalonia e nemmeno le azioni spesso eroiche dei partigiani italiani, ma la liberazione cominciò il 10 luglio del 1943 quando gli Alleati sbarcarono in Sicilia al comando del generale George Patton. Tutto cominciò con la presa di Pantelleria, poi, nell’arco di un mese, le forze anglo-americane liberarono l’intera isola, giungendo a Messina il 17 agosto. Il 3 settembre l’ottava armata inglese di Montgomery sbarcava in Calabria, sei giorni dopo gli americani al comando del generale Clark prendevano terra a Salerno. Il 1° ottobre Napoli viene liberata, ma la linea Gustav, all’altezza di Montecassino, blocca l’avanzata alleata fino alla primavera del ’44. A giugno l’avanzata alleata libera Roma, ma è ancora arrestata dal secondo poderoso baluardo difensivo tedesco, la linea Gotica. Solo nella primavera del ’45 la linea cade, la Toscana è libera e le truppe alleate irrompono nel Nord Italia. Il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, nei giorni successivi gli Alleati raggiungono Milano, Genova, Venezia. Trovano delle città senza più resistenza: le truppe tedesche sono in fuga, incalzate dalle truppe partigiane del Comitato di Liberazione Nazionale. La Campagna d’Italia fu dura ma l’obiettivo venne raggiunto: "ristorare l’Italia come nazione libera". Parole del Generale Eisenhower. E allora, accanto alle bandiere rosse che ci ricordano gli eroici partigiani, dobbiamo sventolare tante altre bandiere, quella Americana soprattutto, ma anche quella Inglese e tante altre. Dobbiamo porre un fiore ad una delle tante croci bianche dei cimiteri di guerra, piene di ragazzi che a mala pena sapevano dove fosse il nostro paese, che sì, forse morirono per gli interessi biechi dei capitalisti occidentali, ma permisero a noi di essere un popolo libero e non destinato, per esempio, alla sorte dei popoli dell’est europeo, soggiogati per anni dalla dittatura rossa (cosa ne sarebbe stato di noi se fossimo passati dagli oppressori neri a quelli rossi, dove saremo ora? Forse profughi in chissà quale paese). Non dimentichiamo allora tutto il senso di questa festa, non insultiamo i partigiani perché nel Nord Italia furono determinanti, non esaltiamoli a prescindere, perché molti di loro si comportarono come criminali e mai furono condannati e non utilizziamo questa festa per fare propaganda anti-occidentale: sicuramente siamo stati un popolo più fortunato di tanti altri anche grazie agli Americani.


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