L’ombra di Putin

di Benedetto della Vedova L’Opinione del 25 aprile 2007, pag. 9

La Russia di oggi non è quella di Eltsin, che non a caso tutti ricordano come protagonista di una parte della storia russa ed europea gloriosa ed eroica, ma irrimediabilmente “passata”. Le aperture confuse e contraddittorie al pluralismo politico e alla libertà civile e economica non sono andate consolidandosi e ordinandosi in un disegno giuridico e istituzionale coerente. Al contrario, la Russia di Putin torna ad apparire pericolosamente “sovietica”, senza essere più ideologicamente comunista.
A favore di Putin sul piano interno e internazionale ha certo giocato il fatto che il consolidamento della autorità di Mosca e della stabilità della Russia è un fattore determinante per qualunque “ordine mondiale”. Putin è considerato un indispensabile fattore di stabilità, sia interno sia internazionale. Le cancellerie europee (quasi tutte e di tutti i colori politici) hanno preferito che a Mosca regnasse un uomo forte (senza troppo eccepire sui caratteri di questa “forza”), piuttosto che rischiare l’anarchia. E anche la politica italiana, da quando Putin ha preso il potere ad oggi che dovrebbe (in teoria) apprestarsi a lasciarlo, ha scelto la linea dell’amicizia con l’uomo forte di Mosca e della condiscendenza con i caratteri più clamorosamente illiberali del suo sistema di potere.

La “democrazia controllata”, che Putin ha costruito, è considerata nella sostanza l’unica ricetta compatibile con le esigenze di unità e sicurezza dell’ex impero e non invece, come pochissimi dicono e pensano, uno degli strumenti di un rinnovato e assai poco amichevole imperialismo geo-politico e geo-strategico. Non sembra fare particolare impressione neppure il fatto che su tutti i dossier internazionali più tipicamente multilateralistici (dal Kosovo all’Iran) la strategia di Putin sia quella di dividere l’Europa e paralizzare l’Onu per isolare l’ex nemico atlantico. Questa aggressività diplomatica è considerata, nella sostanza, difensiva e non offensiva.
Certo gli otto anni di Putin hanno reso la Russia più centrale e più potente nello scenario internazionale; però è relativamente semplice finanziare una “dottrina della potenza” mondiale o regionale ed una relativa espansione economica con una salatissima bolletta energetica e con un uso spregiudicato delle riserve e delle forniture. E’ facile per Putin come lo è, in altro modo, per Chavez.
A me pare che in Russia vi sia troppo Stato e troppo poco Diritto per potere tranquillamente scommettere su di una evoluzione pacifica e positiva dell’ex Orso sovietico. Non ritengo prudente che l’evoluzione della Russia contemporanea sia affidata all’intelligenza, alla spregiudicatezza e all’ambizione di un neo-zar “illuminato” piuttosto che alle dinamiche di competizione sociale, politica ed economica che fanno forti, libere e prospere le società occidentali. Che al Cremlino vi sia un “uomo forte” non è indice di una democrazia e di un paese forte, ma, più probabilmente, del suo contrario.
La ricostruzione della Russia post sovietica – quello che in altre aree del mondo alle prese con altre e diverse “ricostruzioni” designiamo come nation and state building – si sta compiendo con caratteri tutt’altro che promettenti: l’economia produttiva subisce l’interposizione decisiva di un potere “sovrano” (tutto di emanazione centrale, anche a livello locale) dai connotati istituzionali quanto meno incerti; la magistratura e l’informazione non sono né indipendenti né autonomi dal potere del Cremlino e dal complesso reticolo di oligarchie militari, industriali e politiche che fanno capo a Putin; l’evoluzione economica e la stabilizzazione politica, più che preparare la Russia al futuro, contribuiscono a perpetuare il potere di chi oggi lo esercita oggi, ai diversi livelli.
Sarà il futuro a dire se il credito riconosciuto al leader di Mosca sia meritato o se piuttosto, come a me sembra, il disegno putinano sia, in termini teorici e di fatto, alternativo e concorrente a quello, certo oggi minoritario, di chi vorrebbe costruire in Russia una democrazia liberale e di mercato.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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