Lectio Magistralis, Autem Illiberalis. Di Sofia Ventura

Articolo pubblicato sul Corriere della Sera, ed. Bologna

La lectio magistralis del Cardinale Carlo Caffarra si conclude con il richiamo ad un «pensiero forte di cui sentiamo ogni giorno di più il bisogno». Egli si riferisce, naturalmente, al pensiero cristiano, perché è «l’avvenimento cristiano» che ha reso possibile la creazione di «vere comunità umane», che ha fornito ad esse il «comune riferimento valoriale».  Il disgregarsi di questo riferimento attribuirebbe alla legge civile la sola funzione di «assicurare a ciascuno l’uguale possibilità di realizzare la propria concezione di vita buona» e allo Stato il dovere di consentire tutto ciò che è tecnicamente possibile.
Poiché a fondamento della sua idea di comunità il Cardinale Caffarra pone i concetti di verità e bene comune, e poiché essi assumono significato in virtù della rivelazione, una vera comunità di uomini può esservi solo se parte dal presupposto della presenza del Dio dei cristiani. Eppure la modernità trova origine proprio nell’idea della necessità di costruire comunità umane «come se Dio non ci fosse», per neutralizzare la potenziale conflittualità insita nella pretesa delle diverse confessioni di avvalersi della spada, vale a dire di controllare e utilizzare il potere politico.
Un altro punto della riflessione del Cardinale che suscita perplessità è la rappresentazione caricaturale di una società non intrinsecamente cristiana, dove tutto sarebbe di eguale valore e l’imperativo sarebbe «vietato vietare». E’ davvero così? Le democrazie contemporanee non implicano solo forme, procedure, ma anche contenuti. Innanzitutto la centralità dell’autonomia e della dignità dell’individuo. La difesa di quell’autonomia e dignità fanno sì che non tutto sia lecito, non ogni modalità di convivenza (ad esempio la poligamia, che lede la dignità della donna) sia accettabile.
Diversi uomini di cultura e politici italiani hanno accettato l’identificazione tra un necessario pensiero forte e il magistero della Chiesa cattolica. Al di fuori di questa attitudine, che di fatto nega al liberalismo la capacità di nutrire le democrazie contemporanee, si registrano in campo laico per lo più balbettii. Per quella parte di classe politica che ritiene sia importante ricominciare a pensare l’autonomia della politica e rivendicare l’opportunità dell’esistenza di comunità politiche plurali, che al tempo stesso, in nome della loro identità occidentale e liberale, sappiano delimitare con decisione i loro confini, non è più il tempo di balbettare.


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