Fallita la sfida al bipolarismo di Bayrou
Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi segna il successo di un sistema che, con l’elezione diretta di un Presidente “vero”, mette al centro dello scontro la scelta tra programmi e personalità, prima che tra partiti: a suggellare questo successo è la straordinaria affluenza alle urne (pari a quella registrata nel 1965).
In secondo luogo, va registrato il fallimento sostanziale della sfida al bipolarismo condotta da François Bayrou: il 57% degli elettori ha scelto già al primo turno uno dei candidati degli schieramenti tradizionalmente antagonisti; il risultato del leader centrista – per quanto indubbiamente significativo – è inferiore alle previsioni e ben lontano dal ballottaggio; in vista delle prossime legislative Bayrou dovrà fare la sua “scelta di campo” o restare fuori dal Parlamento.

Il dato più significativo, resta comunque l’affermazione di Nikolas Sarkozy, da salutare come quella di un leader innovatore della destra francese, in grado di affrontare a viso aperto e con concretezza i temi della sicurezza e dell’immigrazione, più aperto al mercato e intenzionato ad aprire una fase nuova e positiva nelle relazioni con gli Stati Uniti. L’augurio è che Sarkozy vinca, nell’interesse della Francia e dell’Europa, che non trarrebbero alcun giovamento dalla riproposizione dei soliti clichè della sinistra francese, seppur presentati con una veste inedita dalla Royal.
Il centrodestra italiano dovrebbe prendere a modello l’UMP di Sarkozy, un grande partito federativo di anime diverse, unite da una leadership forte e da un programma di governo largamente condiviso: il Partito della Libertà deve nascere, e deve nascere su questi presupposti, per dimostrare il perdurare della grande capacità di innovazione politica del centrodestra berlusconiano.