La Forza e la Democrazia, di Marco Taradash

Questo articolo sarà pubblicato dalla rivista Charta Minuta diretta da Adolfo Urso

Certo, meglio esportare la democrazia che facilitare le dittature. Come gli Stati Uniti erano abituati a fare negli anni sessanta e settanta,  in Grecia o in Cile. Certo, meglio esportare la democrazia che combattere soltanto le dittature di destra come quella di Somoza o di Rezha Palhavi e cercare compromessi con quelle comuniste, come gli Stati Uniti si abituarono a fare all’epoca della presidenza Carter, alla fine degli anni settanta. Potremmo liquidare con una battuta il disastro iracheno o il puzzle afgano, e rassegnarci all’idea che essere una provincia dell’Impero liberale è sicuramente meglio che essere sovrani al di fuori di esso; e magari compiacerci perché abbiamo saputo sconfiggere chi negli anni di piombo seppe rovinarci la vita pur affrontando in modo solo virtuale l’eterno dilemma se sia preferibile vivere in miseria economica e morale sotto il totalitarismo comunista o vivere  in miseria economica e morale sotto un’autocrazia di destra.
Ma il fatto è che tutti gli schemi sono saltati da quando la religione è (ri)diventata instrumentum regni, e per giunta una religione, quella islamica, che viene interpretata dalla maggioranza dei suoi fedeli in modo pervasivo, arcaico, militarista. Non aiutano più le letture marxiste fondate sulla robustezza della struttura  economica e quelle liberali fondate sulla tradizione e la cultura. La guerra non è più soltanto questione di frontiere, armamenti ed eserciti ma di metropolitane, controlli di sicurezza e intelligence. Volenti o nolenti la democrazia, intesa come autogoverno e contenimento pubblico delle fazioni estremiste, da affare di Stato è diventata affare di politica internazionale.
Ecco perché la cosiddetta esportazione della democrazia non è un ennesimo incidente di percorso dell’idealismo wilsoniano, ma una necessità strategica cui l’Occidente non può rinunciare, nonostante i primi fallimenti registrati. L’importante è non fare gli struzzi, imparare dagli errori, riconoscere che il momento elettorale è soltanto uno e non il più importante dei passaggi obbligati in un quadro di democratizzazione (come il successo di Hamas in Palestina emblematizza).
Vale forse la pena rileggere il saggio “Dittature e Doppio Standard


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