“Le vite degli altri” di Florian Henckel

Di Gianfranco Cercone de Lucia

Dall’impressione che suscita (ma stando anche alle dichiarazioni dell’autore), “Le vite degli altri” (vincitore di premi prestigiosi; in primo luogo di un Oscar per il miglior film straniero) nasce dalla seguente intenzione: descrivere il clima di sospetto permanente e di terrore instaurati dal regime comunista nella Germania Est. E’ un’intenzione meno semplice e ovvia di quanto potrebbe a prima vista sembrare: non soltanto perché il cinema tedesco sembrava avere finora soltanto sfiorato il tema; ma perché lo scopo comportava non di raccontare una storia ambientata nella Germania Est; ma di raccontare la Germania Est attraverso una storia. Si trattava, insomma, di escogitare fatti e personaggi che in maniera esemplare, altamente significativa, rendessero il tema. La scelta del regista è caduta, con arbitrio soltanto apparente, sul mondo dell’arte nel periodo prescelto. Sappiamo che particolarmente sotto i regimi autoritari tutte le forme di espressione artistica sono soggette a censura. Allo stesso tempo, però, l’arte, quella almeno baciata dal successo, appare come una zona franca della società: non tanto per i proventi a volte cospicui che può procurare (esistono comunque professioni più lucrose di quelle degli artisti); ma per la libertà dalla routine del lavoro, per i costumi più aperti, per la felicità che proviene dalla creatività. Il protagonista delle “Vite degli altri” beneficia in pieno del privilegio di essere un artista: drammaturgo famoso e di talento, agiato, convivente con un’attrice affascinante, grazie all’appoggio dei potenti del regime, non conosce ostacoli alla propria carriera. In effetti si barcamena in un equilibrio opportunistico: tra l’omaggio al potere – che in ciò che scrive e che fa, evita di contrastare; e l’amicizia con altri artisti, caduti in disgrazia perché dissidenti. E’ insomma un uomo di regime; ma allo stesso tempo, almeno ai propri occhi, è come se non lo fosse. E’ però un equilibrio precario, destinato a precipitare. Un regista teatrale, stimato dallo scrittore, ma bandito dai teatri della Germania Est, si uccide. L’attrice con cui lo scrittore convive, è costretta a cedere alle avances del ministro della Cultura, invaghitosi di lei. Insomma: il mondo dell’arte, nel film, serve a dimostrare per eccellenza che, almeno sotto una dittatura come quella della Germania Est, non esistono zone franche; non soltanto perché il Potere perseguita anche “i figli che non sono né obbedienti né disobbedienti”; ma anche perché chi si illude di star fuori, è connivente. Il coprotagonista del film è una spia della Stasi; ed è, per eccellenza, l’uomo integrato, fedele al regime fino all’ascetismo. Eppure, incaricato di sorvegliare attraverso microspie, i discorsi che si tengono in casa dello scrittore, lentamente cambia idea, e impiegando la propria perizia di abile spia, consente allo scrittore di pubblicare un articolo di denuncia. Contraddicendo per quel minimo che gli compete, l’inflessibile sistema di controllo della Stasi, compie un atto di libertà, originale e imprevedibile, come la creazione ispirata di un artista. “Le vite degli altri” è un film intelligente, molto “di testa”; preciso e accurato, di quell’accuratezza forse un po’ sistematica che si attribuisce convenzionalmente al carattere tedesco. Tendenti alla rigidità del prototipo, non crediamo del tutto alle evoluzioni dei sentimenti e delle coscienze dei due personaggi principali, che sembrano seguire un percorso predisposto logicamente dal loro autore, anziché intimo. Tuttavia il film è teso e serrato; e il tono plumbeo e uniforme è conforme al clima evocato. E la morale è alta: non c’è libertà, senza il coraggio di una scelta secondo coscienza.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

No Responses to ““Le vite degli altri” di Florian Henckel”

  1. Mr Bark scrive:

    je te remercie bien pout les vidéos ;-)

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