“Quelle di Prodi sul Corriere della Sera è a tutti gli effetti una lettera pre-elettorale nella quale il presidente del Consiglio prende impegni di spesa pubblica che comunque non potrà mantenere, non solo perché la sua non è ormai che una tra le tante voci che si levano dalla maggioranza.
Dichiarare che i due terzi delle maggiori entrate dovranno essere destinati ai meno abbienti può forse essere funzionale alla tenuta del Governo, ma è in evidente contrasto con gli impegni europei di riduzione del debito pubblico e con le previsioni di riduzione delle tasse previste dalla Finanziaria.

Così come è demagogico evocare l’esplosione dei costi della politica e dello stato, se a farlo è chi presiede un governo composto da più di 100 membri o – per dire l’ultima – ha ceduto al ricatto dei sindacati sul contratto del pubblico impiego.
In realtà, se davvero si vuole rilanciare l’economia e la produttività si deve puntare in modo deciso sulla vera emergenza del Paese, l’eccessivo peso delle tasse e dei contributi sui conti delle aziende e degli individui. Se il tesoretto (“bonus Tremonti”) esiste, va utilizzato per questo e non per produrre ulteriore e improduttiva spesa pubblica.”