“Lezioni di volo” di Francesca Archibugi

Di Gianfranco Cercone de Lucia

In pittura, come in letteratura e come al cinema, luoghi e personaggi possono essere descritti nella forma più rifinita, dandoci l’illusione della pienezza della realtà; oppure possono essere sbozzati con pochi tratti, come per rendere l’impressione della mutevolezza delle cose, e allo stesso tempo di uno sguardo che trascorre sul mondo senza voler mettere tutto a fuoco. E’ questo il caso dell’ultimo film di Francesca Archibugi, “Lezioni di volo”. Si parla di due studenti romani (uno, in effetti, è un figlio adottivo, nato nel Kerala), che partono insieme per l’India. Uno avrà una storia d’amore con una dottoressa di Medici Senza Frontiere; l’altro avrà la sorpresa di scoprire morta la propria madre naturale, che non aveva mai incontrato. Ma il viaggio comprende tante cose: le strade, le città e i fiumi dell’India, in primo luogo; una disavventura che divide per qualche tempo i due amici; una certa loro maturazione; l’ambiente dell’ospedale da campo; un tentativo scongiurato di aborto da parte di una coppia di giovani e poveri indiani, quando la ragazza scopre di essere incinta di una bambina; e altro ancora. Sarebbe difficile però individuare quale di questi elementi abbia soprattutto interessato la regista. Il film è un grande patchwork, composto di tanti motivi; e quando uno sta per prevalere sugli altri (e non parlo solo degli avvenimenti più importanti, ma anche di una veduta, di una reazione o di un incidente), è cura del film lasciarlo in parte indefinito, non del tutto chiarito o non gustato fino in fondo. Nemmeno il carattere dei due protagonisti è definito a pieno. (Va detto che disturba il tono un po’ letterario o fasullo dei loro dialoghi). Una delle inquadrature più belle e significative del film (e quanto a valori figurativi, i più attenti al linguaggio del cinema potranno apprezzare alcune suggestive dissolvenze), è quella in cui sfilano sul volto dei due viaggiatori, seduti sul sedile di un automobile, riflesse sui finestrini, vedute colorate del paesaggio indiano. C’è in questa immagine un’idea del viaggio, come di una visione che rapisce in un altrove (simile a quell’altro viaggio, tutto interiore, che è la visione di un film). Ed è questa l’impressione complessiva che “Lezioni di volo”, con il suo particolare dinamismo, riesce a lasciarci: strappati dalle loro abitudini, da una scuola non amata, da famiglie sentite come anguste, i due protagonisti sono trascinati dalla vertigine di un viaggio senza programmi, che li mette anche a confronto con esperienze capitali, come il primo amore o la morte di un genitore. Ne apprezzeranno tutta l’ebbrezza forse solo nel ricordo, quando, dopo il rientro, la vita quotidiana si richiuderà su di loro.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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