La solita sinistra – Presenze sinistre al Family Day.

Articolo per l’Opinione del 28 marzo
Dopo Anna Serafini, Lucia Annunziata. Dopo la senatrice Ds, esponente di primo piano delle donne di sinistra anche, ma non soltanto, perché moglie del segretario Piero Fassino, la campionessa del giornalismo di sinistra. Entrambe vogliono partecipare al Family Day, organizzato per il 12 maggio da una miriade di associazioni cattoliche allo scopo di contrastare la legge sui Dico e rilanciare i valori della famiglia tradizionale. Strano ma vero. Ma forse meno strano allla luce della doppiezza tipica della cultura di gran parte della sinistra italiana, quella che si è formata all’ombra del togliattismo o ne ha assorbito i succhi realpolitici. Sia Serafini che Annunziata non si curano del fatto che la manifestazione cadrà sì nel giorno dedicato alla mamma, ma anche nell’anniversario della grande vittoria laica sul divorzio, ed ha quindi una certa tonalità revanscista. Pentite? Macché, loro ci andranno da donne laiche, di sinistra e femministe, sostenitrici dei Dico ma anche della famiglia, della laicità ma anche del ruolo della Chiesa.
Lucia Annunziata ha spiegato benissimo il perché sulla Stampa di lunedì scorso: primo, la famiglia è un punto fermo della tradizione operaia, di uno stile di vita austero contrapposto al libertinismo borghese; secondo, la famiglia al tempo stesso conserva i valori e accoglie le innovazioni, compresi i figli omosessuali e le coppie di fatto; terzo, la sinistra rischia una deriva indifferentista rispetto ai comportamenti individuali, all’educazione dei figli, e finisce spesso per chiudersi nel ghetto “di una somma di differenze indifferenti”. Conclusione dell’Annunziata: per tutte queste ragioni e anche per non cedere voti ai suoi avversari, il centrosinistra deve mantenere un legame forte e stretto col mondo cattolico e magari rinunciare ai Dico. Che vengono traditi all’ultima riga dopo essere stati esaltati nelle prime.
Siamo alle solite. E’ in base ad argomenti del genere che la Costituzione della Repubblica accolse nel suo seno la formula secondo cui “Lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, grazie alla remissività dei tre esponenti comunisti Palmiro Togliatti, Concetto Marchesi e Nilde Jotti, che trattarono la resa dei laici di fronte alla parte confessionale, guidata, non a caso, da Dossetti. E a niente valsero allora le ragionevoli obiezioni di chi faceva notare come si trattasse di una formula vuota e superflua, come se si dicesse “L’Italia e la Francia sono, ciascuna nel proprio ordine, indipendenti e sovrane”. Peggiò andò quando il Pci decise, all’ultimo istante e per bocca di Togliatti, di votare a favore della costituzionalizzazione degli stessi Patti Lateranensi, in nome della ragion politica che imponeva di non lasciare alla Dc il monopolio dei valori e soprattutto degli elettori cattolici.
Ora, chi scrive è decisamente contrario ai Dico. Penso si tratti di una pesante ingerenza dello Stato nei confronti di cittadini che scelgono liberamente e consensualmente di non sposarsi, e trovo che basterebbero poche modifiche al codice civile per garantire parità di trattamento rispetto ai coniugi laddove ora esiste qualche discriminazione. Il più del resto è stato fatto il mese scorso con la norma che equipara i figli nati dentro e fuori il matrimonio rispetto ai diritti successori e parentali. Su questo concordo in parte con le obiezioni cattoliche: si tratta di un matrimonio di serie C (o di serie A, piuttosto: pochi doveri, molti vantaggi) alternativo, in particolare, all’istituto del matrimonio civile. Del resto i Dico sono essi stessi frutto di un compromesso al ribasso che ha portato cedere diritti in cambio di tutele. Al fine, non dichiarato ma evidente, di nulla concedere sul piano dei principi, tradizionali e confessionali, alle coppie omosessuali, le uniche a giustamente reclamare, essendo loro impedito il matrimonio, un riconoscimentio pubblico delle loro unioni.
Ma è inaccettabile che i fautori dei Dico pretendano ora di passare anche per difensori delle più ovvie e generiche concezioni della famiglia. Botte piena e amante ubriaca/o. Ennò. Come se la famiglia fosse di per sé un modello di comportamento e una fonte di valore, e non piuttosto un luogo d’incontro di libertà e responsabilità individuali, esposto alle intemperie della vita, da costruire ogni giorno nei suoi significati e valori molteplici.
Certo, Lucia Annunziata ha ragione quando descrive la furia devastante della concezione dei diritti propria di gran parte della sinistra: un “dirittismo” senza limiti e senza bilanciamento, erede naturale dell’egualitarimo che ha finito per liquidare come reazionario e un po’ fascista il richiamo al merito e alla differenza. A forza di esaltare la diversità la la sinistra l’ha resa uguale. E ha trasformato l’anticonformismo nel più irritante e vanesio dei conformismi. Ma chiamare a soccorso la tradizione clericale è un rimedio simile al male.


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